Alchimia è una parola che mi insegue.

È il termine con cui si indicava un “complesso di conoscenze metallurgiche, farmaceutiche, filosofiche ed esoteriche”, sviluppatosi nel mondo arabo e in Europa nel Medioevo; sosteneva, tra l’altro, la trasmutabilità dei metalli vili in oro.
La sua fine si può collocare alla fine del Rinascimento, con il sorgere del metodo sperimentale nelle scienze ma non perse mai fascino perché un suo aspetto caratteristico è la ricerca di relazioni segrete tra le diverse essenze e anche tra le persone, sicché Alchimia indica quella sintonia che va oltre i sentimenti e può rendere un rapporto unico ed indissolubile.
Inoltre: il titolo Opera al nero usato da Yourcenar per il libro, che parte proprio da ciò che nei trattati alchemici designa la fase di separazione e di dissoluzione della sostanza infima, si riferisce, anche e soprattutto, al travaglio dello spirito nell’atto di liberarsi dalla zavorra terrena.
A Novara ha vissuto una famiglia nella cui storia la parola Alchimia entra con forza: il Palazzo dei Faraggiana, oggi Museo, è il luogo che ha trasferito da una generazione all’altra l’enorme ricchezza di cui disponevano e i beni materiali che in questa casa erano stati accumulati, attraverso la casa stessa sono stati restituiti alla città sotto forma di beni culturali. Una sorta di trasmutazione alchemica dipendente dall’uso del denaro.
Faraggiana hanno anche costruito un teatro, lo hanno donato alla città e nulla più di un teatro è luogo di alchimie, un luogo in cui le idee diventano sentimenti ed emozioni.
Dunque il teatro, il palazzo, il museo, le ville, i giardini, hanno trasformato i beni materiali della famiglia in luoghi dello spirito grazie ai quali il pensiero può arricchirsi.

La narrazione motore della conoscenza e strumento di coesione
Il contenuto delle righe precedenti, basato su documenti e archivi, confluisce in un’altra trasmutazione alchemica: quella che avviene mediante la narrazione. La narrazione prolunga la vita di ciò che è accaduto e quindi consente di accrescere il segmento di tempo concesso a ogni persona per lasciare una traccia, ovvero per entrare a far parte di quella catena di esistenze che contribuiscono a ciò che chiamiamo cammino o progresso dell’umanità.
Grazie alla narrazione quella traccia dura più a lungo e incide su chi la conosce e la trasmette.
Da tremila e più anni raccontiamo ciò che è avvenuto sulla collina di Hissarlik: lo raccontiamo perché è stato narrato e ascoltato. Ciò che non viene narrato scompare dalla memoria e quindi dalla conoscenza. La trasmutazione alchemica trasforma i metalli vili in oro, si credeva, l’armonia delle parole crea la narrazione, e la narrazione trasforma ciò che è sicuramente mortale e deperibile in una illusione di immortalità, in un frammento di eternità, lo chiamiamo memoria.
Le storie che raccontiamo e cerchiamo di tramandare creano la stoffa resistente che collega il presente al passato che l’ha costruito, un intreccio che lega secoli e generazioni.
Ogni racconto si presenta infatti come un tessuto fatto di fili robusti che connette tutto ciò in cui siamo immerse e immersi; trovo splendido che in latino la parola textum indichi contemporaneamente tessuto e testo, ovvero la trama del discorso.

La narrazione come strumento di coesione e memoria collettiva è il cuore di Nexus, il coinvolgente libro di Yuval N. Harari, che analizza come siano state costruite le narrazioni che hanno plasmato noi e il nostro mondo. Partendo dall’età della pietra, passando per la Bibbia, la caccia alle streghe, lo stalinismo, il nazismo e i totalitarismi di oggi, viene considerato il complesso rapporto tra informazione e verità, viene esplorato il modo in cui diverse società e sistemi politici hanno utilizzato le informazioni per raggiungere i loro obiettivi, nel bene e nel male.
Ora l’intelligenza non umana minaccia la nostra stessa dimensione umana, rendendo finzioni gli ideali coltivati come i più importanti traguardi per la specie, empatia compresa.
IA: l’Immenso Abuso
Ciò che viene chiamato Intelligenza Artificiale infatti si rivela sistema di informazione e persuasione, che equipara realtà e falsità, molto più efficace della propaganda tradizionale nel manipolare le scelte di voto e le opinioni politiche.
Possiamo continuare a chiamarla I.A. o non sarà un Immenso Abuso del bisogno di connessione presente in ogni essere vivente?
È ormai chiaro che l’uso di strumenti IA per informarsi (riassunti automatici ad esempio) porta a capacità cognitive inferiori e a una minore capacità di valutazione critica delle informazioni.
In una confusione imbarazzante tra René Girard e Tolkien, il miliardario che si ritiene profeta ha creato il suo attore: la finta autobiografia di un hillbilly è costruita da I.A. nel tentativo di spacciare il giovanotto dallo sguardo feroce per un figlio di ‘bifolchi’ che si è affermato nonostante tutto e che riuscirà a vendicare le umiliazioni subite dalla ‘sua’ gente.
Se lo si guarda bene, il protagonista della finzione narrativa non è affatto il cantore di un mondo dimenticato che chiede attenzione e riscatto ma il venditore dell’illusione che, attraverso il potere dato a lui, quel mondo possa sentirsi al centro dell’attenzione.
La lettura di Nexus, aiuta a capire meglio quanto il bisogno di connessione sia diventato un’arma nelle mani di chi ignora la responsabilità individuale quale fondamento principe dell’etica necessaria alla sopravvivenza di qualunque società umana; una ignoranza sintomatica di chi non ha imparato a far buon uso del tempo che ci è dato da vivere.

Imparare a cogliere il valore di ogni attimo è fondamentale nella rigenerazione di sé e, da diversi secoli, “coltivare il proprio giardino” è un’attività raccomandata tra i principali percorsi di perfezionamento etico e spirituale. “Se si sapesse quanta felicità può venire da un pezzettino di terra, non si penserebbe certo a dominare il mondo”, spiegava Mme Hélvetius a Bonaparte.
Dopo aver costruito una nazione George Washington tornò a Mount Vernon, rifiutando sistematicamente i regali troppo costosi che gli arrivavano da varie parti.
Dov’è oggi quella sobrietà? Se ci sono poche speranze per coloro che, Dostoevskij docet, hanno sempre avuto paura della libertà affidandosi a qualunque tirannia, dov’è il popolo degli Stati Uniti d’America?
Quali Alchimie sono necessarie per ripristinare la Memoria di una nazione nata in nome della libertà e della responsabilità individuale? “When in the Course of human events…”

