Parla il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M., Luciano Romoli
di Massimiliano Cannata
“La biblioteca che aprirà le porte dal prossimo mese di novembre rappresenta un sito culturale di assoluta rilevanza che permetterà a studiosi e ricercatori di tutto il mondo di conoscere un pezzo importate della storia d’Italia”.
Luciano Romoli, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia, nella giornata conclusiva del XVII Simposio internazionale della storia della massoneria spagnola, ha dato con soddisfazione e orgoglio l’annuncio della prossima apertura della Biblioteca, collocata nella prestigiosa sede romana di Palazzo Vitelleschi.
Gran Maestro qual è il significato di questa iniziativa?
In prima battuta vorrei ringraziare Alessandra Lepri Gran Bibliotecaria della Gran Loggia d’Italia ed Emanuela Locci docente di Storia Contemporanea dell’Università di Torino, curatrice e responsabile scientifica del progetto. Si tratta di una grande operazione culturale che abbiamo portato a risultato, che ci ha permesso di recuperare documenti preziosi, molti dei quali risalgono all’inizio dell’800 e riguardano la storia della Gran Loggia, che nasce dal Supremo Consiglio d’Italia, il terzo consesso mondiale per rilevanza dopo quello americano e francese.
1400 volumi sulla storia della massoneria 900 annualità di riviste specialistiche. Numeri importanti. Come vanno interpretati questi numeri importanti?
L’aspetto qualitativo delle collezioni colpisce, inserite come sono in una cornice di rara bellezza quella di palazzo Vitelleschi, che guarda sull’area archeologica di Largo Argentina. La consultazione dei volumi che speriamo possa interessare una vasta platea di fruitori potrà consentire di approfondire aspetti che riguardano la storia e il percorso evolutivo della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. che presenta caratteristiche molto precise, fin dalle origini. Ricordiamoci che la nostra obbedienza non nasce con il timbro di un’astratta connotazione simbolica, il nostro rito si definisce “scozzese” e prende le mosse al momento del distacco, avvenuto nel 1908, da quella che era l’unica massoneria italiana.
Questo “strappo” da che cosa è stato determinato?
In quel particolare momento storico stava perdendo spinta la ricerca iniziatica che, ci tengo a sottolineare, deve rimanere il collante, la motivazione profonda che ci fa esistere. Le Obbedienze massoniche, in quella fase controversa, erano, infatti, diventate delle particolari strutture organizzative orientate alla rivendicazione sociale, dettata da una forte contrapposizione rispetto alle classi emergenti di allora. La nascita della Gran Loggia d’Italia tendeva a rimettere le cose a posto, ricollocando l’ortodossia massonica nell’esercizio dei giusti canoni.
Storia e memoria strumenti utili per non rimanere schiacciati sul presente
Purtroppo, quello che continua oggi a latitare è l’esatta percezione del ruolo sociale che la libera muratoria ha storicamente svolto e che continua a svolgere. Cosa si può fare in tale senso?
Impegnarsi a comunicare i valori della libera muratoria con puntualità e rigore. Stiamo lavorando su questo, come dimostra il recente appuntamento della Versiliana in cui ci siamo posti il problema della definizione dei linguaggi e dei metodi informativi che vanno utilizzati per parlare a tutti e per dare un’esatta visione del nostro impegno nel mondo. Per questa ragione sono personalmente contento nel registrare l’interesse agli studi storici, che registro in misura crescente. Come Obbedienza abbiamo, infatti, la precipua finalità di proporre, a chi vuole essere un uomo libero, un percorso autonomo di ricerca.
Vi sono molti nodi da sciogliere, come il rapporto controverso con la chiesa cattolica. Come vanno affrontati?
Nel corso della storia di difficoltà ne abbiamo attraversate. Pensiamo al rapporto con il Vaticano, che si è opposto alla diffusione del pensiero e del metodo massonico. La controversa vicenda della P2, che ha assunto delle false vesti massoniche per mascherare operazioni di potere di natura politico – militare, legate alle forti contrapposizioni ideologiche alimentate dalla guerra fredda hanno complicato il quadro, impedendo una lettura serena e obiettiva di fatti ed eventi. Credo sia arrivato il momento di fare chiarezza. Avere studiosi e professionisti di primissimo piano che dialogano con noi e che studiano i documenti che riguardano la nostra Obbedienza è estremamente importante oltre ad essere motivo per noi di orgoglio. Sballottati dal flusso del divenire stiamo rischiando di rimanere disorientati. Bisogna sapere da dove si viene altrimenti si rimane schiacciati sul presente, senza memoria.
A proposito di memoria, ne ha parlato a lungo negli ultimi interventi ufficiali. Cosa ci può insegnare il passato?
A capire il presente, ma soprattutto a capire chi siamo. Essere stati è la condizione per essere. Rafforzare i ricordi di un ordine iniziatico che ha lo scopo di mettersi a disposizione dell’uomo è essenziale per comprendere cosa vuol dire far parte della GLDI. Parlavano prima dei nodi della storia che vanno risolti. Nel febbraio del 2024 si è tenuto un incontro inedito, non era mai avvenuto, tra chiesa e massoneria. Ci siamo confrontati con i vertici ecclesiastici per parlare di metodo, di spiritualità, della centralità dell’uomo messa sempre più in discussione. Ognuno ha, come è giusto, sostenuto le proprie tesi e posizioni ed è emerso, questo l’aspetto a mio giudizio più interessante, che i confini sono labili, quando il fine del nostro operare è la crescita dell’individuo, del suo spirito critico, della sua capacità di stare nel mondo nel rispetto dell’altro.
Il libro del Gran Maestro
Lei ha firmato un libro sulla storia della Gran Loggia, che sta suscitando interesse. Che cosa si prefigge con questa pubblicazione?
Ho definito il libro la storia di un’anima. Lo abbiamo stampato in 11mila copie, prevalentemente rivolte alle sorelle e ai fratelli della GLDI e, in una quantità molto selezionata, ai vertici istituzionali in Italia e nel mondo. Si tratta di un’opera aperta, guidata dallo spirito, che va oltre la cronaca. Ho raccolto le voci, le intuizioni, le battaglie morali e civili di donne e uomini che, nel corso del tempo, hanno contribuito a edificare questa grande Comunione iniziatica. Lo scritto vuole essere un ponte simbolico che unisce passato e futuro, tradizione e modernità. È un invito alla conoscenza, al dialogo e alla riflessione, che si iscrive nella grande operazione culturale che ha portato alla inaugurazione della biblioteca. Veniamo da lontano, come ricordavo all’inizio della nostra conversazione, abbiamo attraversato secoli di trasformazioni sociali, culturali e politiche. Abbiamo conosciuto persecuzioni, diffamazioni, incomprensioni. Eppure, siamo ancora qui. Non per ostinazione, ma perché esiste ancora, nel cuore dell’uomo contemporaneo, un bisogno autentico di spiritualità, di fratellanza e di verità. La storia della nostra Obbedienza massonica non è fatta soltanto di date, documenti o nomi illustri. È fatta di ideali, di coraggio, di fedeltà ai principi di Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e dignità umana. Fatta di uomini che, spesso nel silenzio e talvolta nell’incomprensione, hanno difeso il diritto al pensiero libero, alla tolleranza, alla ricerca spirituale.
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