È sicuramente impegnativo parlare dello “spazio sacro”, tema attorno a cui ruota il numero di Officinae.
Non siamo, purtroppo, più abituati ad osservare la profondità di quello che ci circonda, una profondità che va oltre il visibile.
La categoria con cui dobbiamo misurarci è la qualità, non la misura quantitativa, non la performance, figlia del mito dell’efficientismo. Non bastano le categorie euclidee per interpretare la simbologia dello spazio sacro, che rimanda al trascendente, che spinge il nostro sguardo verso l’alto, nel tentativo di cogliere almeno un frammento dell’universale da cui proveniamo.
Lo spazio sacro si intreccia con una dimensione verticale del tempo, con il kairos della civiltà greca, tempo non misurabile con il cronometro, ma con il movimento dello spirito, con gli stati di coscienza, con il moto interiore che riflette fatti ed eventi.
La nostra vita è circondata di simboli, non ce ne accorgiamo presi dal turbinio di un società distratta, poco incline all’introspezione, che vede la spiritualità come un fatto privato, da non mostrare e se il caso addirittura da nascondere.
La Libera Muratoria, come mi è capitato di sottolineare in più occasioni ufficiali, è una scuola iniziatica che fa riferimento ai principi naturali, morali e universali, che si concretizzano nell’attività delle obbedienze, che hanno un respiro nazionale. L’influenza dei territori di provenienza, connotati da tradizioni storiche, religiose e filosofiche, ha un riflesso sulle nostre attività, così come le abitudini sociali.
Per noi è essenziale la cura dello spirito, la crescita dell’individuo, che non vive isolato, ma che si misura con la società in divenire.
La celebrazione di fenomeni naturali come i solstizi e gli equinozi, testimoniano che facciamo parte di un progetto di natura, che ci porta alla consapevolezza. Le attività rituali, esercitate in maniera simbolica accompagnano il cammino verso la consapevolezza e lo propiziano. Come si vede la simbologia è centrale, nel suo rimando al sacro, all’intangibile, come ci insegnano i semiologi, dà forma alle idee, ai valori, ai concetti.
Indagare le leggi di natura per capire chi siamo

L’attività iniziatica ci prepara a indagare le leggi di natura per cercare delle risposte, alle grandi domande della vita, risposte che non sono mai definitive.
Diventa fondamentale sfatare miti e credenze, che vengono attribuite alla massoneria, che spesso attribuiscono alla Libera Muratoria compiti che non le sono propri. Comunicare l’identità e i valori della Libera Muratoria, può aiutare ad abbattere il muro del pregiudizio e dell’ignoranza, ma richiede applicazione, pertinenza linguistica, conoscenza della storia.
La Libera Muratoria abita lo spazio sacro senza agitare dogmatismi, avulsa da qualsiasi ispirazione di supposta superiorità o possesso di verità assolute. In quanto scuola iniziatica non proclama dogmi, è aperta al dialogo, al confronto, avendo come unica finalità la maturazione interiore dell’individuo e per suo tramite dell’umanità.
Lo studio e l’analisi dei simboli permette il superamento dell’obsoleta concezione di laicità contrapposta alla religiosità. Questa moderna concezione sincretica supera la tradizionale antinomia tra laico e religioso, cogliendo una sfera più ampia di relazione e di analisi.
Il riverbero della luce iniziatica nella società civile è un aspetto che deve vederci impegnati. La responsabilità di essere un ente morale dobbiamo sentirla, affratellati dall’aspirazione di poter contribuire a rendere il mondo un posto migliore per tutti.
Essendo a capo della più grande obbedienza mista, sento il peso di questo mandato, che deve spingerci a usare tutti i mezzi di cui abbiamo a disposizione per la realizzazione di quel bene della “Patria e dell’umanità” che pervade il lavoro teleologico del nostro lavoro rituale.

L’universalismo è lo spazio che abitiamo
Il metodo massonico si fonda sul pluralismo, il dialogo, la compresenza, la molteplicità dei contributi. L’universalismo è la nostra patria, che contraddistingue un impegno sociale che ha storicamente toccato tutti gli ambiti della vita collettiva. Fede in un principio supremo, professione di una morale e un’etica comune, centralità del lavoro orientato al perfezionamento dell’individuo, che genera un progresso del corpo collettivo sono aspetti distintivi della nostra appartenenza.

La transnazionalità non è un vuoto slogan, ma riguarda tutta la vita e le attività dell’Obbedienza cui apparteniamo. La Gran Loggia d’Italia è presente a Londra, Toronto, Bucarest, Beirut. Più volte mi sono soffermato sulla valenza emblematica delle Logge Libanesi dove coesistono aderenti di 14 confessioni diverse, che nei nostri Templi si riconoscono come Fratelli nel pieno rispetto del credo di ciascuno.
È questo lo spazio sacro che dobbiamo valorizzare, fatto di un contesto in cui non ci sono posizioni pregiudiziali e precostituite, un luogo di senso, abitato dal pensiero critico e dalla voglia di confrontarsi sulle domande che da sempre sollecitano la coscienza dell’uomo.
Nei momenti forti come i solstizi celebriamo la parabola della luce, che nella sua massima ascesa già prelude al suo declino prefigurando nella sua eterna parabola, il destino dell’uomo, la sua fragilità, che è anche grandezza, voglia di perenne riscatto, desiderio di risorgere a nuova vita. Dobbiamo occuparci di questa fragilità, che va presa in carico, spesso causata da un deficit spirituale, da uno scarso allenamento alla pratica dell’ascesi, che non vuol dire uscire dal mondo, ma ritrovarlo in tutta la sua complessità, animati da maggiore energia, attrezzati dagli anticorpi giusti che possono permetterci di affrontare le avversità.
La costruzione opera civile che si apre al futuro

Quella stessa luce iscritta nella volta del cielo, la ritrovo negli apprendisti, affamati di conoscenza, vogliosi di esplorare orizzonti sconosciuti. Dobbiamo aiutarli ad abitare il tempo senza essere prigionieri, è questo l’insegnamento antidogmatico, che connota il metodo massonico, che riconosce il valore della libera scelta, il primato della coscienza, della costruzione condivisa dell’ordine.
Custodire il rito senza farne dogma, educare al libero pensiero, significa coltivare una leadership dialogica, in un’epoca segnata da smarrimento, polarizzazioni, impoverimento del pensiero simbolico. Si fa strada con nettezza il compito massonico che è quello di custodire la Luce e diffonderla a beneficio dell’uomo, non come privilegio di pochi, ma per il progresso morale di tutti.
La costruzione del tempio è un’opera che ha un respiro civile, che si innesta nello spazio sacro per abbracciare l’umanità. Il primo apprendista e il grande architetto vivono la stessa armonia, la condividono in un afflato supremo, accomunati dallo stesso fine universale: il progresso dell’umanità, in tutte le straordinarie articolazioni che a tutte le latitudini si manifesta.

