
Sono molto emozionato. E un po’ impaurito. Non è cosa da tutti i giorni avere il privilegio di intervistare Garibaldi. Ci aveva provato Alberto Arbasino negli anni ‘70 del secolo scorso, ma ne aveva ricevuto un secco rifiuto.
Generale, a proposito, perché dire no ad Arbasino?
Cosa vuole giovanotto, sempre le solite domande… “La sua fu una liberazione o una conquista?” E “Si stava meglio con i Borboni o con i Savoia?” E “Cosa ci dice dei fatti di Bronte?” Insomma una noia. Invece parlare una volta tanto di Massoneria .mi è sembrato più interessante.
Allora comincerei da una domanda cruciale: il Risorgimento italiano lo ha fatto la Massoneria?
Ma che sciocchezze! Prima della spedizione in Sicilia noi Massoni in Italia eravamo rimasti quattro gatti. Sì, è vero, dopo la caduta di Napoleone era sorta qualche Loggia soprattutto nelle città portuali, per iniziativa soprattutto di Massoni stranieri. Livorno, Napoli, Palermo… ma avevano vita breve. A Genova durò più a lungo la Loggia Trionfo Ligure. Ma era alla diretta Obbedienza del Grande Oriente di Francia. Insomma, fino al 1859 la Massoneria in Italia era tutta sostanzialmente “in sonno”. Il Grande Oriente di Milano e quello di Napoli si erano dissolti come neve al sole. Qualcuno ci aveva provato nel 1848, quando tutta l’Europa insorse contro le tirannie. Nacque qualche Loggia in Sicilia e in Toscana, ma scomparvero tutte rapidamente con la fine della Primavera dei Popoli. Io e quei pochi Massoni come me eravamo stati quasi tutti iniziati all’estero.
Ecco, Generale, ci ricordi gli inizi della sua vita massonica.
Ma certo! Fu nel 1844, durante la guerra civile uruguayana, tra una battaglia e l’altra. Fui iniziato nella Loggia L’Asil della Vertud di Montevideo. Qualche mese dopo (eravamo in agosto) fui regolarizzato nella Loggia Amis de la Patrie di Montevideo all’Obbedienza del Grande Oriente di Francia. Ricordo che, nel libro matricolare della Loggia ero il numero 50.
Mi permetta una piccola malignità: si dice che lei, impegnato per tutta la vita a combattere per la libertà dei popoli oppressi, non è che abbia mai avuto il tempo di coltivare molto il suo percorso iniziatico.
Si, si, la conosco bene questa critica: il Gran Maestro che non capisce niente di Massoneria. Certo che non ho mai avuto una vita particolarmente tranquilla, ma mi creda, la società sudamericana era impregnata di cultura iniziatica e libero muratoria e, in quegli anni, ebbi modo di incontrare molti veri Maestri. Imparai molto da loro. E poi, tra il 1851 e il 1853, andai a New York, da Antonio Meucci. Un grande amico, un grande scienziato e un grande Libero Muratore, era un trentatreesimo Grado del Rito Scozzese. Lavoravo nella sua fabbrica di candele e frequentavo la sua Loggia, a Stapleton, la Tompkins n° 471. Rimasi con il grado di Apprendista per ben sedici anni, fino al 1860.
Lei mi sta dicendo che il grande Generale Garibaldi conquistò il Regno delle due Sicilie da semplice Apprendista Libero Muratore? Esattamente, buon uomo, e ne vado orgoglioso. Per la verità, fu proprio durante l’impresa dei Mille, che fui elevato al grado di Maestro.
Mi tolga una curiosità: tra i Mille c’erano altri Fratelli?
Beh, abbastanza pochi. Tenga presente che solo ad ottobre dell’anno prima, a Torino, erano state innalzate le Colonne della Loggia Ausonia. Prima, le ripeto, c’erano dappertutto solo divieti e repressione. Poi, a fine anno, poco prima di Natale del 1859 si costituì ufficialmente il Grande Oriente Italiano, sempre a Torino. E in pochi mesi furono iniziati in molti.
Se posso essere indiscreto, può farci qualche nome?
Perché no, ormai è storia. C’erano Giuseppe La Farina, Michele Coppino, Filippo Cordova, Costantino Nigra. E altri, tutti iniziati tra la fine del 1859 e i primi mesi del 1860. E qualcuno di loro era al mio fianco nella spedizione. Ma la maggior parte, come i miei comandanti Nino Bixio o Vincenzo Giordano Orsini, venne iniziato solo negli anni dopo.
Lei, nel frattempo, era diventato la vera icona, non solo dell’Unità d’Italia, ma anche della Massoneria italiana.
Non posso negare che, insieme alle mille critiche che ancor oggi mi bersagliano, qualche riconoscimento l’ho avuto. Tra le molte Logge italiane che nacquero in quegli anni qualcuna fu intitolata al mio nome. Ne ricordo una livornese…
Ma soprattutto molti la volevano a capo della Massoneria italiana.
…e molti invece no. Diciamoci la verità! A gennaio 1862 il Grande Oriente d’Italia mi proclama Primo Libero Muratore italiano. Però, quando due mesi dopo si riuniscono a Torino per eleggere il Gran Maestro, vengo sconfitto da Filippo Cordova per quindici voti a tredici. Per carità! Niente da dire nei confronti di Cordova: era un vero patriota, un grande giurista e un ottimo ministro. E fu anche un valido Gran Maestro.
La scelta di Filippo Cordova però a molti non piacque: La Loggia Dante Alighieri di Torino si stacca per protesta dal Grande Oriente e si dichiara indipendente. Però alla fine lei diventa Gran Maestro. E non poteva essere diversamente.
Sì, è vero. Perché, tra il 1860 e il 1861, nel sud Italia, era nata un’altra Obbedienza, il Supremo Consiglio, sedente in Palermo, di cui faceva parte un altro mio vecchio compagno di battaglie: Francesco Crispi, iniziato Libero Muratore a Palermo nel gennaio del 1861. Lo sa il nome della Loggia in cui fu iniziato?
Veramente no.
Si chiamava: I rigeneratori del 12 gennaio 1848 e Garibaldini al 1860.
Molto risorgimentale, direi.
Ebbene, il 17 marzo 1862, mi viene a trovare a Torino una delegazione del Supremo Consiglio, mi conferiscono, in un sol colpo, i Gradi Scozzesi dal quarto al trentatreesimo…
Ahi Ahi Ahi. I Massoni oggi ci impiegano almeno 17 anni!
Lo so, questo non ha molto di iniziatico. Il percorso di conoscenza massonico non è certo un treno che può saltare le stazioni, se è un diretto. Ma erano tempi pionieristici, le cose si facevano un po’ alla garibaldina (scusi la battuta). Anche Crispi era andato veloce. Già nell’agosto successivo alla sua iniziazione gli viene conferito il diciottesimo Grado del Rito Scozzese, e nell’aprile 1862 riceve il trentatreesimo Grado. E poi io ero pur sempre Garibaldi! Insomma, vengo nominato su due piedi Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro del Supremo Consiglio Grande Oriente d’Italia sedente in Palermo.
A luglio, poi, mentre stavo preparando la spedizione contro lo Stato Pontificio, quella che finirà tragicamente sull’Aspromonte, in una solenne cerimonia alla presenza di oltre 350 Fratelli, praticamente tutto il mio stato maggiore viene affiliato al Grande Oriente di Palermo. Tra essi c’erano Francesco Nullo, Giuseppe Guerzoni, Giuseppe Missori, Enrico Guastalla, Giuseppe Nuvolari. C’era anche mio figlio Menotti. Fui molto commosso.
Comunque il Grande Oriente d’Italia non poteva certo rinunciare impunemente ad essere guidato dal Primo Libero Muratore d’Italia.
Infatti. Nella quarta Assemblea Costituente, a Firenze, a maggio 1864, mi eleggono Gran Maestro questa volta con quarantacinque voti su cinquanta. Tre voti vanno ad Ausonio Franchi, uno a Bettino Ricasoli e uno a Massimo d’Azeglio.
E il Gran Maestro Giuseppe Garibaldi, tre anni dopo, compie un atto assolutamente rivoluzionario nella storia della Massoneria!
Sarà stato pure rivoluzionario, non discuto, ma era ora che qualcuno si prendesse la responsabilità di iniziare alla Massoneria una donna. Era Luigia Candia. Successivamente ho iniziato mia figlia Teresita, Giulia Caracciolo e Susanna Elena Curruthes. Tutte donne che avevano lottato per l’unità d’Italia. E, con me Gran Maestro, l’Italia ha avuto il primo Maestro Venerabile donna: Giulia Caracciolo. La sua Loggia era dedicata alla mia Anita.
Ma il 1867 è anche l’anno delle sue dimissioni da Gran Maestro. Non esattamente. Certo, l’artrite avanzava e io cominciavo ad avere serie difficoltà a camminare, ma mi convinsero a non dimettermi. Il mio Gran Maestro Aggiunto, Ludovico Frapolli, nei fatti, guidò l’Istituzione al mio posto fino al 1869 quando rassegnai le mie irrevocabili dimissioni, e Frapolli divenne Gran Maestro.
I suoi rapporti con Frapolli non furono sempre buoni, mi pare.
Come Gran Maestro è stato un grande organizzatore. Ma due cose ci dividevano profondamente: lui non tollerava l’iniziazione femminile (e qui sono sempre convinto che avesse torto marcio), e poi sperava che la Massoneria italiana si liberasse dall’impronta politica e anticlericale che la caratterizzava, e riprendesse la sua vocazione iniziatica. Qui non posso negare che avesse ragione lui, ma lo abbiamo visto: dalla sua rinascita si erano riversati nelle Logge italiane praticamente tutti i protagonisti del Risorgimento. Eravamo, di fatto, il partito dell’Unità d’Italia.
Gran Maestro, il tempo concessomi sta volgendo al termine. Un’ultima domanda: se tornasse indietro rinunzierebbe alla sua Iniziazione in Massoneria?
Lei riesce ad immaginarsi Garibaldi rinunziare alla Libertà, all’Uguaglianza e alla Fratellanza? E riesce ad immaginarsi un Garibaldi che non sia anche un Massone?
Francamente no.
Grazie Generale.
Da Officinæ n. 6 – Giugno 2026
Questo articolo è tratto dal numero 6 – Giugno 2026 di Officinæ, dedicato alla Memoria come custodia del sapere, trasmissione dell’esperienza e costruzione del futuro.
