Siamo oramai giunti al termine di un anno in cui noi Massoni della Gran Loggia d’Italia abbiamo riletto la nostra storia, abbiamo guardato il nostro presente e pensato al nostro futuro. Gli anniversari sono tradizionalmente dei momenti in cui si riflette, si valuta quanto avvenuto, ci si impegna a continuare quanto di positivo i nostri predecessori hanno compiuto ma anche a non ripetere i loro errori.
Il “volgere dell’anno” porta alla convinzione che bisogna ricorrere, come afferma Machiavelli nella prefazione al Principe, alla “cognizione delle azioni degli uomini grandi, imparata, …con una lunga esperienza delle cose moderne e una continua lezione delle antique.”
Così dai due giorni che la Gran Loggia d’ Italia ha dedicato a riflettere su se stessa, sulle sue vicende, sugli uomini che ne hanno fatto parte, l’hanno fatta crescere o le hanno provocato dei danni, cerchiamo di stabilire un bilancio consuntivo ed un bilancio preventivo. Tuttavia mentre per una azienda, malgrado il groviglio delle leggi, le colonne di cifre, le perdite e gli utili, le spese inutili e gli investimenti fruttiferi possono iscriversi su dei fogli, essere elaborate da una macchina e dare un chiaro risultato su quanto è stato guadagnato, quanto perso, quanto favorevolmente investito, i bilanci dell’azienda umana sono molto più complessi: impossibile trarre conclusioni definitive perché l’operare dell’uomo, anche se invariata rimane la sua natura essenziale, viene modificato dalla machiavellica Fortuna e dalle infinite sfaccettature della natura umana, dal numero sempre crescente di elementi esterni ai quali la vita degli esseri è indissolubilmente legata. La storia di una Obbedienza è la storia di uomini e di donne, è fatta da ragionamenti, da circostanze fortuite, da eventi positivi dai risvolti negativi, da ferite che talvolta tendono a riaprirsi ma si cicatrizzano perché il corpo è sano, da drammi che, pur lasciando una scia dolorosa, hanno dato una lezione perenne perché, Eschilo insegna, “l ‘uomo impara attraverso la sofferenza ed il travaglio”.
La storia della Gran Loggia d’Italia, quella della Massoneria, la Storia “tout court” possono tuttavia dare delle chiare indicazioni sulla via da procedere, sui comportamenti da tenere, sugli scopi da raggiungere, possono lasciarci intravedere le conseguenze di decisioni e di prese di posizione.
L’attualità stessa e le vicende umane che si svolgono intorno a noi ed in tutte le parti del mondo mostrano i funesti risultati dei dissensi e delle divisioni; purtroppo molto più raramente abbiamo esempi di quanto l’unione e la volontà di comprendersi e di agire uniti possano essere terreno fertile per la crescita e lo sviluppo dell’individuo e della società. I massoni, eredi dei costruttori, hanno imparato da loro che un edificio solido e durevole deve non soltanto poggiare su fondamenta stabili gettate in un terreno sano ma che ogni pietra, ogni mattone devono legarsi agli altri in un tutto armonioso. I massoni sono uomini e come tali tutti diversi, ciascuno è non soltanto utile ma indispensabile per realizzare “il bene ed il progresso della patria e dell’umanità.” Affinché l’ opera dei massoni sia più durevole del bronzo di oraziana memoria la loro deve essere un’azione comune, non uguale, ma mirante allo stesso scopo. Il cemento unisce i mattoni, l’unità d’intenti salda i massoni. I momenti più neri della storia della nostra Obbedienza sono quelli delle separazioni e delle crisi; questo deve forgiarci una mente ed una volontà capaci di superare gli istinti che affiorano per la pochezza di tutti noi uomini.
I programmi ed i progetti dell’Obbedienza per il futuro più o meno lontano sono molti e guardano alla realizzazione di una universale “città del sole” per la formazione di una spirituale “res publica” di uomini liberi e di buoni costumi. Il macrocosmo può nascere soltanto da quel microcosmo che Pico della Mirandola definiva “corpo completo, animato, razionale, con uno spirito razionale.” Se la ragione rimarrà nostra guida e luce, se da destra sapremo riportare il piede sulla linea retta, se riusciremo a capire il profondo significato di “collaborare” la costruzione procederà rapida e sicura. Sempre valido mi appare l’insegnamento ciceroniano che scrive nella sua opera Sui Doveri ” Nulla è più amabile e più adatto a creare più stretti vincoli che la somiglianza di costumi fra i buoni: se vi sono infatti le medesime aspirazioni, avviene che uno si compiaccia dell’altro e che di due anime, come viole Pitagora nell’amicizia, se ne faccia una sola “unus fiat ex pluribus.”
Dott. Roberta Galli
