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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Libertà e Verità date alle fiamme assieme al Gran Maestro dei Templari Jacques de Molais

Gran Loggia d'Italia · 18 Marzo 2020

di Luciano Romoli

Il 18 marzo 1314, secondo il calendario allora in vigore, a Parigi, saliva sul rogo Jacques de Molais, ultimo Gran Maestro dell’Ordine dei Templari già sospeso dal Papa Clemente V nel 1312. Era l’ultimo atto di una persecuzione iniziata nel 1307, animata dagli interessi politici del Re di Francia Filippo IV “il Bello”. L’idea di un Ordine cavalleresco religioso e militare si consolidò nei primi anni del XII secolo, con la presenza di forze cristiane in Terrasanta dopo la prima, vittoriosa crociata e la presa di Gerusalemme nel 1099. La “lode della nuova milizia”, opera di San Bernardo di Chiaravalle, viene composta fra il 1128 e il 1136: anno, questo, della morte di Hugues de Payns primo maestro dell’Ordine. Le vicende dell’Ordine del Tempio sono poi legate alle fortune della presenza cristiana in Terrasanta fino all’ultima battaglia di San Giovanni d’Acri nel 1291. In quei due secoli di presenza in Palestina, gli Ordini cavallereschi entrarono in contatto con culture più avanzate e con le quali, fino ad allora, l’Europa medievale aveva avuto deboli rapporti. Germinarono, presso i cavalieri, nuove idee religiose e politiche; dalla Terrasanta si avviò un fervore mistico che a lungo durò nei secoli a seguire. Le scienze ebbero nuovi impulsi avviando, in Europa, una vera e propria rivoluzione del pensiero. I Templari avrebbero avuto una cerchia riservata di cavalieri attenti alle nuove conoscenze e impegnati alla loro diffusione e difesa. Una leggenda, oggetto di indagini di studiosi e ricercatori, vuole che i cavalieri superstiti, sfuggiti alle persecuzioni, trovarono rifugio in Scozia, alla corte di re Robert Bruce, altri in Portogallo, alla corte del primo re cristiano Don Alfonso. In Scozia, i cavalieri superstiti sarebbero entrati a far parte delle corporazioni di muratori e artigiani, riuscendo a mantenere viva una fiamma di libertà intellettuale. A distanza di 7 secoli, la Libera Muratoria si rivolge con animo commosso alla memoria di Jacques de Molay e dei suoi compagni, colpiti da infamanti accuse e sottoposti a torture e privazioni. Il ricordo vuole essere un monito a vigilare su ogni possibile abuso delle autorità politiche e religiose, a lottare contro ogni menzogna e contro ogni impostura in difesa dei principi di Giustizia, di Libertà, di ricerca della Verità al di fuori di ogni costrizione e dogma. Al coraggio dei cavalieri Templari si leva, infine, un estremo sentimento di ammirazione dei liberi muratori della Gran Loggia d’Italia.

Pubblicato in: Officinae

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