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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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Come conservare l’Identità Massonica in una società globale e plurale

Antonio Binni · 21 Aprile 2018

Una associazione a vocazione universale quale è per certo la Massoneria non può non interrogarsi su come le sarà possibile conservare la propria identità in una società marcatamente globale e plurale quale particolarmente si prefigura quella immediatamente futura.
Per parte nostra, non vediamo rischi di sorta, convinti come siamo che, anche in futuro, la Massoneria continuerà a rimanere fedele a se stessa, ossia alla sua irrinunciabile natura di scuola iniziatica volta al costante perfezionamento dell’uomo.
Siamo, invece, parimenti persuasi che conservare la propria identità, nel contesto prefigurato, alla Massoneria non sarà punto agevole, a motivo che il mantenere la propria integrità si scontrerà fatalmente, quanto inevitabilmente, contro una pluralità di difficoltà che non ci sembra inutile individuare e investigare.
La prima di codeste difficoltà è costituita dalla diversità di linguaggio che esiste fra i popoli: una diversità che non investirà tanto i concetti di uguaglianza e di fraternità, quanto, invece, quello della libertà. Non solo perché non esiste, né esisterà, in tutti la stessa idea di libertà, ma anche e soprattutto perché non tutti i popoli la intendono e la intenderanno allo stesso modo. Di tal che la vocazione universalistica della Massoneria finirà per scontrarsi con una pluralità di ostacoli non facilmente superabili.
Un’ulteriore difficoltà è data dalla connotazione propria della Massoneria.
La Massoneria, pur proclamandosi universale, è non di meno il frutto di una cultura occidentale, per essersi modellata sulla filosofia greca, non seguita dai popoli dell’Africa, dell’India e della Cina, che notoriamente hanno altre visioni esplicative del mondo. Da qui un ulteriore inciampo non indifferente particolarmente nei confronti di quei popoli che entrano oggi nella modernità. Tanto più escludente perché ciascun popolo, dotato di propri costumi, di propria tradizione e cultura, sarà indotto a difendere ad ogni costo la propria specificità, considerata come un muro solido contro il quale andrà a sbattere inevitabilmente l’universalismo massonico.
In terzo luogo tutto induce a ritenere che in futuro diverrà sempre più determinante la tecno-scienza, fonte di mutamenti imprevedibili. Un esempio per tutti: il telefono mobile, nato per parlare e ascoltare, è divenuto, invece, lo strumento preponderante di scrittura.
Correlativamente il perimetro del Sacro, inteso come l’area della ricerca spirituale, sarà pertanto negativamente influenzato dal decadimento sempre maggiore della religione e della sua funzione sociale. Tanto che le domande e le contraddizioni che caratterizzano e caratterizzeranno il futuro finiscono e finiranno per considerare come illusorie le vie offerte dalla religione.
Quella in corso deve essere considerata come una rivoluzione di tipo epocale dall’approdo sconosciuto così incerto e indecifrabile da rendere sempre più consistente il dubbio se potrà ancora costituirsi un nuovo umanesimo retto dal comandamento del reciproco amore.
In un simile panorama caratterizzato dalla pluralità di popoli chiamati ciascuno ad arrecare il proprio contributo allo svolgimento della Storia non sarà dunque agevole alla Massoneria conservare la propria identità, che vuol dire, nello stesso tempo, esistenza e proiezione universale.
Specie se le singole Obbedienze non sapranno legarsi tra loro in un’azione comune, sembrando l’auspicata alleanza sul piano internazionale una misura indispensabile per conciliare l’identità e l’universalità in un mondo globalizzato.
Solo così è ragionevole credere che possano e potranno convivere culture e sistemi di vita differenti in presenza di una dottrina massonica unificante su valori al postutto universali, quali la libertà, l’uguaglianza, la fratellanza, la solidarietà, non dovendosi considerare irrealistica la vocazione della Massoneria di realizzare l’unità del genere umano, posto che questo è il lavoro e l’impegno dell’Istituto latomistico.
Sapere guardare in faccia le difficoltà è qualità propria degli animi forti, capaci di non impaurirsi di fronte agli ostacoli che esistono, che vanno valutati per quello che realmente sono, ossia, non sopravvalutati, né sottovalutati.
Preso atto che ci attendono tempi difficili, ci professiamo tuttavia ugualmente ottimisti, a patto che la Massoneria non venga ridotta a una dottrina intellettuale, a vuoti riti, a emozioni spirituali.
Se vuole sopravvivere e conservare la propria esistenza e la propria vocazione universalistica, l’Istituzione deve coltivare il proprio carattere di azione. Solo così la Comunione massonica potrà continuare a illuminare la via degli uomini di buona volontà, con la precisazione – doverosa – che non si tratta di cambiare il mondo, ma di formare persone capaci di vivere in un mondo diverso con piena consapevolezza e totale apertura al bene dell’altro.
Difatti, unicamente con l’esempio e la testimonianza diretta sarà possibile dare forma ad un mondo migliore, regno di pace e di umana solidarietà.

Pubblicato in: Riflessioni Gran Maestro Antonio Binni

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