
Totò, pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio (Napoli, 15 febbraio 1898 – Roma, 15 aprile 1967), è stato molto più che un attore. Comico, poeta, sceneggiatore, paroliere e filantropo, Totò è ancora oggi una delle figure più amate e celebrate dello spettacolo italiano. Soprannominato “il Principe della Risata”, ha incarnato nel corso della sua carriera – al cinema, in teatro, in televisione – l’anima popolare dell’Italia del Novecento, fatta di ironia, dolore, speranza e libertà.
Meno noto al grande pubblico, ma non meno significativo, è il suo percorso nella Massoneria. Un percorso discreto, iniziatico, vissuto con serietà e profondità, che affonda le sue radici in un momento drammatico per la libertà italiana: il 1° maggio 1925.
L’ingresso nella Massoneria: un atto di libertà
Proprio in quel giorno, mentre in Italia si stava imponendo la dittatura fascista e le logge massoniche venivano osteggiate, chiuse o perseguitate, Antonio De Curtis veniva iniziato alla Massoneria nella loggia “Nazionale” di Roma, sotto l’obbedienza della Gran Loggia d’Italia. In un contesto in cui ogni forma di pensiero libero era sospetta, quella scelta fu un atto di coraggio e di indipendenza morale.
Totò, allora ventisettenne, era già reduce da un’infanzia difficile, da una giovinezza segnata dalla povertà e da un faticoso avvio di carriera teatrale. Entrando nel Tempio, scelse di abbracciare un cammino spirituale e simbolico fondato su ideali di fratellanza, giustizia e libertà, che avrebbero accompagnato tutta la sua esistenza.
Il cammino iniziatico e il grado 33°
Nel 1945, all’indomani della Liberazione, Totò confermò il suo legame con la Massoneria affiliandosi alla loggia “Fulgor” di Napoli, presso la Gran Loggia d’Italia. Sottoscrisse il proprio Testamento massonico scrivendo: “Non devo nulla a me stesso, all’infuori del miglioramento spirituale”. Un’affermazione che racchiude in sé la sua visione dell’uomo, del dovere e del mondo.
Raggiunse il 30° grado del Rito Scozzese Antico e Accettato, e nel 2012 – in occasione di un evento solenne – gli venne conferito alla memoria il 33° grado, massimo livello del percorso massonico, alla presenza della figlia Liliana De Curtis.
‘A Livella: il testamento morale del massone Totò
Chiunque voglia comprendere il Totò Massone deve leggere la sua poesia più celebre: “’A livella”. Pubblicata nel 1964, è molto più di una lirica in dialetto napoletano: è una riflessione profonda sull’uguaglianza degli esseri umani, sull’inutilità delle vanità terrene e sul valore della dignità umana, al di là di ruoli, titoli e appartenenze sociali. La livella, d’altronde, è uno degli strumenti simbolici della Massoneria: rappresenta l’equilibrio, la giustizia, l’eguaglianza davanti alla morte e alla verità.
Un uomo di mondo, non un caporale
Nella sua lunga carriera – quasi 100 film, oltre 50 spettacoli teatrali, partecipazioni televisive e canzoni – Totò seppe alternare ironia e malinconia, leggerezza e profondità, con uno stile interpretativo inconfondibile, spesso paragonato a quello dei grandi del cinema muto come Buster Keaton e Charlie Chaplin, o ai comici italiani come Petrolini e Forzano.
Dietro la maschera, però, c’era sempre un uomo libero, capace di resistere al conformismo, all’oppressione, ai compromessi. “Uomo di mondo”, come amava dire, ma anche uomo del dubbio, della ricerca, della spiritualità, caratteristiche profondamente massoniche.
Totò Massoneria: un’eredità da custodire
Totò non ostentò mai la sua appartenenza massonica. La visse come un percorso personale, silenzioso ma profondo, in linea con il suo stile riservato e schivo. Eppure, la sua testimonianza è oggi più che mai attuale. In un’epoca in cui la libertà e la dignità personale sono spesso messe in discussione, la figura del Totò Massone emerge come un esempio luminoso di integrità, umanità e pensiero indipendente.
La Gran Loggia d’Italia onora il suo nome, la sua arte e la sua appartenenza, riconoscendo in lui un Fratello vero, fedele all’ideale e alla vita.
“Semel Abbas, Semper Abbas.”
Totò, per sempre Principe. E per sempre Massone.


