Le applicazioni delle biotecnologie sono vaste. Prendiamo in considerazione, ad esempio, il settore agro-alimentare: in questo campo l’uomo utilizza le biotecnologie da migliaia di anni. Sono biotecnologie la produzione del vino, della birra, del pane, dello yogurt ecc. . Oggi, quando si parla di biotecnologie, ci si riferisce alle cosiddette biotecnologie innovative caratterizzate da tecniche di manipolazioni genetiche che permettono di inserire, modificandoli se necessario, geni provenienti da una specie del patrimonio genetico di specie completamente diverse: geni animali in batteri o in piante, geni umani negli animali ecc, con produzione di piante o animali “transgenici” detti anche Organismi Modificati Geneticamente o “O.M.G.”. La ricerca di forti guadagni futuri spinge le industrie agro-alimentari a pretendere una frettolosa applicazione commerciale di ogni recente scoperta scientifica. Ciò provoca, fra l’altro, una pericolosa e preoccupante riduzione del Pool generico della Terra allo stato di proprietà intellettuale brevettata sotto il controllo esclusivo di poche multinazionali.
A ciò si aggiunge che oggi non possiamo prevedere le conseguenze negative a livello ambientale e sanitario di una incontrollata diffusione di O.M.G..
L’esperienza già fatta con le industrie chimiche e con il nucleare non può che destare forti sospetti per tecniche che potrebbero essere ancora più sconvolgenti sugli equilibri naturali e sulla nostra salute. Ad esempio; il trasferimento delle modificazioni genetiche da una specie ad un’altra potrebbero creare O.M.G. che assumono nuove caratteristiche, non esclusa la patogenicità. Citiamo il caso di una pianta del tabacco, resa più resistente, ai virus patogeni con manipolazioni genetiche, che ha interagito con l’ambiente circostante creando 4 nuovi virus più pericolosi e distruttivi.
Se la maggior resistenza agli erbicidi da parte di alcune piante ottenuta con manipolazioni genetiche si trasmette alle piante selvatiche e/o a piante infestanti, si potrebbero creare gravi ripercussioni all’intero ecosistema. Il trasferimento della capacità di fissare l’azoto a piante non leguminose può determinare l’insorgenza di specie vegetali nocive ecc.
Alcune piante prodotte per scopi alimentari possono risultare tossiche e produrre allergie anche dopo un certo tempo dalla loro diffusione perché ci vogliono spesso anni di utilizzo per definire i danni sulla specie umana! Ci sono già esempi concreti di danni alla salute provocati dalle manipolazioni genetiche agro-alimentari; pomodoro geneticamente modificati hanno creato grossi problemi di salute negli USA. Nel 1997 due “scienziati” australiani, tentando di migliorare la capacità di fissare l’azoto atmosferico di una specie di pino, modificarono un fungo, abituale convivente del pino, fondendolo con un altro microrganismo non pericoloso: come risultato ottennero un fungo patogeno. Piante di fagioli manipolate per aumentare la resistenza agli erbicidi, hanno prodotto un ormone estrogeno, (mentre il batterio “Escherichia coli” manipolato geneticamente, in un laboratorio ha prodotto una sostanza colorante, mentre in un altro laboratorio è diventato altamente patogeno).
La proteina di noce del Brasile introdotta nel DNA dei semi di soia ha causato allergie ad un amplissimo spettro di popolazione. Ancora più grave il caso dell’aminoacido TRIPTOFANO ottenuto con manipolazione genetica di un determinato batterio. Il triptofano così prodotto è entrato nella composizione di uno dei tanti integratori dietetici che, per inciso, sono l’ennesima truffa perché inutili e spesso dannosi. Orbene, per colpa del triptofano ottenuto per modificazione genetica, si sono avuti 37 morti, 1.500 persone sono rimaste semiparalizzate e 5.000 persone hanno subito danni temporanei. Poiché l’origine transegnica del triptofano non era indicata sull’etichetta, le autorità sanitarie statunitensi hanno impiegato vari mesi per individuare il responsabile di tali effetti nocivi. Da notare che il prodotto aveva superato tutti i tests previsti prima di essere messo in vendita per consumo umano. Nel caso, poi, di animali transgenici, questi sono spesso deboli, malati o sterili e anche i loro prodotti potrebbero avere effetti sanitari indesiderati. Ad es.: a cosa servirà introdurre il gene che rende il ragno capace di tessere le sue tele nella ghiandola mammaria di capra per produrre il latte con “scleroproteine” di ragno? (“Il Messaggero” 9/2/99).
L’impatto di queste biotecnologie sul benessere degli animali è disastroso. Ad es. gli esemplari di animali clonati “presentati” all’opinione pubblica sono solo gli esperimenti riusciti. Gli animali transgenici hanno generalmente una vita breve ed estremamente dolorosa. Inoltre modificare ciò che l’evoluzione ha creato in milioni di anni può essere pericoloso: l’AIDS e la “mucca pazza” ce lo ricordano. Le manipolazioni genetiche in campo agro-alimentare favoriranno le specie vegetali e animali a “più alto rendimento” a discapito delle altre con gravissimo danno per la diversità genetica dalla quale dipende l’equilibrio ambientale e che ci si era impegnati a proteggere nella Convenzione sulla Bio-diversità di Rio de Janeiro.
Non è vero che le manipolazioni genetiche agro-alimentari risolveranno il problema della fame nel mondo: imponendo il pagamento dei diritti su semi, piante e animali “brevettati” vi saranno costi aggiuntivi per agricoltori, amministratori locali e consumatori. Inoltre agricoltori e allevatori saranno sempre più dipendenti dalle industrie chimico-farmaceutiche e agro-alimentari proprietarie dei “diritti” derivanti dalle biotecnologie e che creeranno dei monopoli economici con imposizioni dei “loro prezzi” e delle “loro” speculazioni. Ciò aumenterà il divario fra Paesi ricchi sviluppati e Paesi poveri in via di sviluppo che sempre più difficilmente avranno accesso alle nuove tecnologie. L’appropriazione e concentrazione delle biotecnologie nelle mani di poche multinazionali sarà un ostacolo alla ricerca scientifica stessa a causa del “segreto industriale”, mentre il progresso è garantito da un libero scambio e da una libera collaborazione scientifica internazionale.
Un aspetto GRAVISSIMO delle manipolazioni genetiche nel settore agro-alimentare è che le “lobbies” delle multinazionali impongono di NON indicare sull’etichetta dei prodotti alimentari che trattasi di alimenti ottenuti con tecniche di manipolazioni genetiche. QUESTO E’ UN INAMMISSIBILE ATTENTATO ALLA LIBERTA’ DI SCELTA DEI CONSUMATORI!!! Dobbiamo esigere che tutti i prodotti commerciali contenenti O.M.G., loro parti e/o derivati, abbiano indicato in modo chiaro ed esplicito sull’etichetta la loro origine transgenica ed eventuali effetti collaterali.
Bibliografia (se necessario):
- Bollettino d’informazione del Comitato Scientifico Antivivisezionista, supplemento doppio al n. 2 (58) aprile 1997 del mensile “Impronte”.
- Camera dei Deputati – XIII Commissione Agricoltura: “Indagine conoscitiva sulle biotecnologie – documento conclusivo”.
- Camera dei Deputati – XIII Legislatura – “Bioetica e nuove biotecnologie” Gruppo interparlamentare di studio sulle biotecnologie.
- Gazzetta Ufficiale della CEE dell’11-10-97: “Proposta modificata di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione giuridica delle invenzioni di biotecnologiche”. (97/C 311/05).
- Jeremy Rifkin “Il secolo biotech” – Baldini & Castoldi Ed.
