
Palazzo episcopale, collezione privata..
Nel salone del palazzo episcopale di Novara, un affresco di fattura trecentesca, forse giottesco e intitolato Noli me tangere, racconta un episodio del Vangelo di Giovanni: Maria di Magdala, sola e di notte, si accosta al sepolcro, lo trova vuoto e piange. Una voce alle sue spalle chiede il motivo delle lacrime. Maria si volta e implora l’uomo di dirle dove sia il corpo del Signore. Solo quando Gesù la chiama per nome, lo riconosce e gli si accosta. A questo punto Gesù pronuncia parole che sono entrate nell’uso comune attraverso la traduzione latina: Noli me tangere, mentre il testo originale greco sarebbe piuttosto: «Non mi trattenere» o «Non continuare a trattenermi». La versione latina, col richiamo al tatto, riporta a una dimensione carnale che si collega immediatamente all’uso che è stato fatto di Maria di Magdala. Com’è noto a chiunque li abbia letti, “la Maddalena” venerata in Occidente, nei Vangeli non esiste: il personaggio della prostituta pentita, ben radicato nell’immaginario collettivo della nostra tradizione, è il prodotto di un travisamento dei testi evangelici, ottenuto attraverso la sovrapposizione di tre persone diverse.
Tre donne in una vittime dell’”assemblaggio“ maschilista
La prima è la peccatrice anonima che in casa di Simone il Fariseo lava i piedi di Gesù, glieli asciuga con i capelli e li unge di profumo prezioso; la seconda è Maria di Magdala che, liberata dalla possessione demoniaca, si pone al seguito di Gesù, lo segue fino al Calvario e sarà la prima testimone della Resurrezione; la terza è Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro. I Vangeli non stabiliscono legami tra queste donne. La liturgia ortodossa ne mantiene distinta la memoria e il culto, quella cattolica invece, ricorda un’unica donna: la prostituta salvata in virtù del suo pentimento e diventata “la Maddalena”. Studiosi moderni hanno analizzato i passi e i ponti che hanno potuto in qualche modo suggerire o giustificare l ‘unificazione delle tre donne. Della peccatrice anonima non si sa nulla, il testo greco usa un termine generico per indicare «colei che ha sbagliato». Ma per la mentalità maschile medievale quale sbaglio può indicare la specificità di una donna se non il peccato carnale? Gregorio Magno ha cancellato le distanze presenti nei Vangeli fra le tre donne sovrapponendole sicché, ignorando i testi, venne realizzata un’operazione di assemblaggio che portò a sintetizzare le distinte connotazioni di tre persone in un’unica figura simbolica, nella quale veniva proiettato un ideale di donna presente nell’immaginario maschile e che, da quelle connotazioni, derivava spessore di realtà. Da quel momento compare “la Maddalena”, prostituta pentita, continuamente modificata mediante una serie di abbellimenti e deformazioni successive, elaborate dal genio dei padri della chiesa che, senza alcun imbarazzo, costruirono per la tradizione cristiana un simbolo dai forti richiami terreni e carnali, identificando tre donne distinte in una sola connotata da lunghi capelli sciolti evocatori del peccato carnale. Le sirene hanno sempre capelli lunghissimi e i capelli con cui la peccatrice anonima asciuga i piedi di Gesù, diventano il pezzo del mosaico che inchioda Maria di Magdala a un passato forse peccaminoso ma certamente non suo. Viene così totalmente cancellata la donna che aveva scelto di vivere autonomamente la propria dimensione religiosa ed era stata premiata con il ruolo di “apostola degli apostoli”. Ruolo che era stato molto importante nella chiesa primitiva, ove si esprimeva ammirazione per le donne che avevano seguito e sostenuto Gesù. In Luca viene utilizzato il Verbo «diakonein » per indicare questa attività indispensabile al gruppo. La prima affermazione della diaconia femminile verrà ulteriormente sottolineata nella letteratura gnostica mediante il valore attribuito alle “opere del femminile” e il riconoscimento di una sostanziale parità uomo/donna.
Il calendario della Pasqua evoca la centralità del corpo femminile
Il ricordo di Maria di Magdala è accuratamente conservato dai primi cristiani. Tra gli gnostici poi, è definita “erede della luce” in quanto messaggera privilegiata dell’insegnamento divino, nettamente al di sopra degli apostoli che essa deve incoraggiare nel loro ministero. Viene il dubbio che la figura di Maria di Magdala sia stata sporcata con la prostituzione per impedire che le donne potessero rivendicare la stessa dignità maschile facendo riferimento al comportamento di Gesù. Infatti, benché il cristianesimo delle origini presentasse notevoli possibilità di emancipazione per le donne, proprio partendo dalla rivoluzione insita nel messaggio di Gesù, la tradizione misogina ebbe gradualmente il sopravvento, eliminando l’ordo delle diaconesse che avevano accesso all’altare. Il clero dichiarò le “impurità mensili” una macchia irrimediabile che inquina il corpo femminile. Sicché “l’immondezza del mestruo” espulse le donne “dalla divina e santa mensa”. Eppure la Pasqua cade sempre nella prima domenica dopo la prima luna piena di primavera, ovvero: la più importante celebrazione della religione cristiana è definita dai cicli lunari il cui ritmo è letteralmente inscritto nel corpo femminile.
Silvana Bartoli
