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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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La Massoneria può fare da bussola per orientarsi nella complessità

Massimiliano Cannata · 7 Novembre 2025

Nel contributo pubblicato su Officinæ 4 (ottobre 2025), Massimiliano Cannata presenta un dialogo con lo storico Fulvio Conti sui valori fondativi della Massoneria – laicità, libertà, tolleranza e solidarietà – messi alla prova dalla complessità del presente. Attraverso esempi storici e riflessioni sul rapporto tra Libera Muratoria, scienza e impegno civile, la conversazione mostra come questi principi possano ancora offrire una bussola in un’epoca di profonde trasformazioni.

A colloquio con lo storico Fulvio Conti

Professore come va declinato il ruolo della Massoneria nella proposta di un nuovo umanesimo?

A questa domanda credo possano rispondere assai meglio di me coloro che appartengono all’istituzione massonica. Da studioso esterno del fenomeno, meglio ancora da storico, posso porre l’accento sui valori che da sempre hanno fatto parte del patrimonio identitario della Massoneria: la laicità, la libertà di espressione, la tolleranza, la solidarietà, la filantropia. Sono tutti valori che oggi in molte parti del mondo sono totalmente sconosciuti o negletti, soffocati da assolutismi di varia natura: politici, religiosi, culturali. Anche nel nostro evoluto mondo occidentale essi appaiono pericolosamente incrinati e minacciati. La Massoneria, fin dalla sua nascita, si è invece riconosciuta in questi valori che sono diventati parte essenziale e costitutiva della sua stessa ragion d’essere.

Una missione, quella della Libera Muratoria, da sempre “aperta al sociale”. Con quali esiti sul terreno concreto della storia?

Bisogna ribadire che l’attuazione dei valori cui facevo riferimento prima non si esaurisce nel lavoro di perfezionamento individuale all’interno delle logge, ma si trasferisce e si misura all’esterno, esercitando una proiezione nell’orizzonte della società civile e della sfera pubblica. I massoni, in molti paesi dell’Occidente, sono stati protagonisti e artefici in prima persona dei processi di modernizzazione e di democratizzazione. Si sono battuti per l’estensione dei diritti civili e politici, per l’istruzione laica e gratuita, per l’emancipazione della donna e per l’abolizione della pena di morte, per la pace e per la creazione di istituti di arbitrato internazionale per dirimere i conflitti senza ricorrere alle armi. Credo che oggi ci sia un gran bisogno di sentire voci autorevoli e credibili su questi temi, capaci di orientare l’opinione pubblica. Del resto, un importante Gran Maestro di fine Ottocento, Adriano Lemmi, disse proprio questo: o ci dimostriamo capaci di indirizzare l’opinione pubblica verso i grandi principi di libertà, democrazia, rispetto degli altri, oppure non abbiamo ragione di esistere.

I significati della Versiliana

Da quattro anni la Gran Loggia è presente alla Versiliana. Possiamo soffermarci sul significato di questo evento?

Gli incontri alla Versiliana rappresentano un’eccellente opportunità per farsi conoscere, per illustrare i propri valori nel dialogo con studiosi e intellettuali esterni all’istituzione e soprattutto per rompere la cortina di mistero che ancora circonda la Massoneria agli occhi di tanta parte dell’opinione pubblica. Dal mio punto di vista credo che si tratti di un’esperienza molto importante, ed è significativo che gli organizzatori riservino alla Gran Loggia un giorno clou dell’estate, un sabato pomeriggio di fine luglio, quando la Versilia è più affollata di turisti e villeggianti. In effetti, gli ultimi tre incontri ai quali ho partecipato hanno visto una foltissima presenza di pubblico, e anche gli ascolti delle dirette televisive, molto alti, confermano un grande interesse.

Libera Muratoria e scienza, un punto nodale emerso dal dibattito. Cosa pensa al riguardo?

Storicamente il nesso fra Massoneria e scienza è stato strettissimo. La moderna Massoneria speculativa è nata all’inizio del Settecento anche come espressione delle correnti illuministiche, si è fatta portavoce degli ideali di libertà del pensiero, di tolleranza e di relativismo contro ogni forma di oscurantismo e di credo assoluto. Ha poi incarnato nel corso dell’Ottocento la fede nel progresso che è stata uno dei miti di quel secolo, e dunque si è battuta per l’avanzamento della scienza. Non a caso molti massoni sono stati medici impegnati in quella che allora si chiamava “utopia igienista”, ma anche ingegneri e architetti interessati al rinnovamento e al risanamento delle città. La scienza, ed è questo un dato molto importante, è stata sempre concepita al servizio dell’uomo, mai fine a se stessa o chiusa in una dimensione puramente teorica e autoreferenziale.

L’importanza di aprirsi alle Università

Molte figure hanno interpretato il loro essere massoni mettendo la scienza al servizio dell’umanità, cosa di cui si parla poco. Quali sono le ragioni di questo “gap” che è prima di tutto culturale, oltre che comunicativo e informativo?

Torno a un concetto che mi capita spesso di richiamare. Da un lato esiste un pregiudizio nei confronti dell’istituzione massonica che dura fin dalla sua apparizione nel XVIII secolo. La Libera Muratoria fu vista come eversiva degli assetti politici, sociali e culturali esistenti, e perciò venne perseguitata. Nel 1738 la Chiesa cattolica con papa Clemente XII la condannò alla scomunica che, pur molto attenuata in tempi recenti, non è stata però mai formalmente rimossa. Dall’altro lato ci sono state vicende, come quella della loggia P2, che certo non hanno aiutato a sgretolare il pregiudizio, anzi lo hanno rafforzato. Non da ultimo perdura una certa ritrosia da parte delle Obbedienze a promuovere iniziative come quella della Versiliana, a mostrarsi in pubblico. Infine, me lo si lasci dire da studioso di lungo corso del fenomeno massonico, occorre che le diverse Obbedienze s’impegnino a promuovere la ricerca sulla loro storia, riorganizzando e aprendo i loro archivi, creando centri studi, stringendo rapporti con le Università, istituendo borse di studio ad hoc. In ultima analisi, creando le condizioni perché vengano pubblicati studi di qualità capaci di interessare una vasta platea di lettori. Solo in questo modo si può colmare il “gap” culturale di cui si parlava. In questo modo credo che anche molti massoni potranno arrivare a conoscere meglio la propria storia, e così essere in grado a loro volta di trasmettere ad altri tali conoscenze.

I Valori e i principi che ispirano la Libera Muratoria incarnati da grandi figure hanno trovato delle importanti applicazioni nelle istituzioni, nelle associazioni, nella medicina, nel volontariato, come hai detto nel corso del dibattito. Possiamo fare qualche esempio?

Ricordo solo alcuni nomi di massoni attivi nella seconda metà dell’Ottocento. Il primo che mi viene in mente è quello di Gaetano Pini, medico livornese che fondò a Milano nel 1871 il Pio Istituto dei Rachitici, embrione dell’attuale Centro Ortopedico conosciuto appunto come il «Gaetano Pini». In quell’istituto bambini e bambine dai tre ai dieci anni potevano ricevere le cure necessarie e al tempo stesso frequentare le lezioni utilizzando sedie e banchi speciali che furono ideati dallo stesso Pini. Possiamo definire Pini un luminare e un autentico visionario, il quale, insieme a un altro medico, Malachia De Cristoforis, fondò a Milano la prima Società per la cremazione dei cadaveri. Convinti entrambi che attraverso la cremazione avrebbero ridotto le fonti di infezione che dai cimiteri si trasmettevano alle città e mietevano tante vittime nella popolazione.

E massoni erano pure Francesco Crispi e Luigi Pagliani, artefici nel 1888 della prima legge sulla tutela dell’igiene e della sanità pubblica: legge che istituì la figura dell’ufficiale sanitario e introdusse il concetto di «igiene preventiva» con l’obiettivo di migliorare le condizioni igienico-sanitarie della popolazione e prevenire la diffusione delle malattie. E poi, per fare solo un altro esempio, si pensi ai tanti massoni fondatori delle Società laiche di pubblica assistenza (Croci bianche, verdi, azzurre, ecc.): un fenomeno anche questo che vide la luce negli ultimi decenni dell’Ottocento e che si è protratto fino ai giorni nostri, quando ancora rappresenta un’articolazione fondamentale del volontariato civile e un supporto indispensabile del nostro Stato sociale.

È stato osservato dal pubblico del web: uno storico e un filosofo e un Gran Maestro sul palco di un salotto estivo, cosa vogliono raccontarci? La favola bella dell’utopia massonica?

Potrei dire con una battuta che uno storico ci sta sempre bene, per la sua capacità di collocare ogni questione di cui si discute in una prospettiva di lungo periodo. E quindi, attraverso analogie e comparazioni, di contribuire a relativizzare anche problemi che oggi incombono sul nostro destino e ci appaiono di difficile soluzione. Mi riferisco al rapidissimo cambiamento tecnologico nel quale siamo immersi, all’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sulle nostre vite. Lo storico, se sa far bene il suo mestiere, può aiutarci a capire che anche in passato si sono vissuti momenti simili e collocarli in una prospettiva di mutamento di lunga durata della storia dell’umanità. Insomma, credo di poter dire che ne usciremo anche questa volta. Sicuramente cambiati, spero non in peggio. E magari la Massoneria, se saprà svolgere il ruolo che tante volte ha avuto in passato, potrebbe offrire una bussola all’umanità per orientarsi in tempi di trasformazioni così radicali e repentine.

Massimiliano Cannata

Pubblicato in: Primo piano
Tags: Fulvio Conti, Impegno civile, laicità, libertà, Modernità, Scienza e Massoneria, Solidarietà, storia della massoneria, Tolleranza, Umanesimo, Valori massonici

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