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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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LA MASSONERIA DI FRONTE ALLE SETTE

Gran Loggia d'Italia · 30 Maggio 1998

Il titolo della ricerca proposta dal C.L.I.P.S.A.S. per l’incontro di quest’annopuò sembrare, a prima vista, contenere un anacronismo. Infatti la parola setta ha un sapore, oserei dire, di oscurantismo. Ma è sempre opportuno, almeno, penso, analizzare un termine nel suo valore etimologico ed esaminare la sua storia e la sua evoluzione semantica.
“Setta” che è stato soprattutto usato nell’ambito delle religioni, è, in realtà, in origine, un sinonimo di “via”, “percorso”. Pur trovando “secta” nelle opere filosofiche di Cicerone, con il senso di “gruppo” (prendiamo, per esempio, Brutus 31, 120 quo magis tuum, Brute, iudicium probo, qui eorum philosophorum sectam secutus es“), soltanto dopo l’epoca di Augusto la parola entra nella lingua filosofica senza nessuna indicazione particolare. Il termine acquista tutta la sua valenza etimologica e indica “coloro che seguono un percorso,” non materiale ma spirituale, una via dello spirito e della ricerca. Infatti alla base di “secta” c’è “sequor” e niente altro. (E’ doveroso far osservare che una leggera incertezza è nata sull’etimologia di “setta” che alcuni vogliono derivare da “seco” tagliare – e per definire la questione dobbiamo precisare che l’idea di separazione, come vedremo, è entrata più tardi ma soprattutto, secondo il linguista italiano Giacomo Devoto, “sequor” e “seco” provengono dalla stessa radice indoeuropea sak legata al senso del sacro).
Ma per ritornare alla breve storia di “setta” la lingua del diritto e quella della medicina l’assorbirono per indicare le varie “scuole.”
Fu soltanto con lo sviluppo del Cristianesimo che il valore di “setta” cominciò ad essere relativo e negativo contemporaneamente; relativo perché offre l’idea di qualcosa che si divide da qualcos’altro e, in questo caso, dal tronco principale della religione cristiana si sviluppano e diventano dei rami che crescono e diventano parzialmente indipendenti. Ma poiché turbano l’ordine principale, in questo caso un dogma, giungiamo allora al parallelismo tra setta ed eresia (Lattanzio, per esempio 4.30.2 associa le due parole quando scrive “plurimae sectae et haereses“).
Il senso di “setta” dal punto di vista cristiano è evidente nelle parole di Pietro nel Nuovo Testamento “Ma ci sono stati nel popolo dei falsi profeti, come ci sono certamente tra voi dei falsi maestri. Introdurranno delle sette perverse che rinnegheranno questo Dio che li ha riscattati attirandosi così una immediata perdizione. E molti seguiranno le impurità di coloro a causa dei quali la via della verità sarà percorsa con la bestemmia.” Dunque vediamo l’equivalenza tra setta, eresia e, in un quadro più ampio, scisma.
Alla nostra epoca mi sembra che l’essenza del problema sia stato messo in evidenza da Ernst Troeltsch che vede nella Chiesa una istituzione legata allo Stato che ha per scopo la salvazione dell’uomo, nella setta una associazione libera e volontaria di convertiti, nella Chiesa Libera, la linea della Chiesa tradizionale ma senza legami con lo Stato.
In generale credo si possa dire che oggi, oltre a queste tre forme ormai consacrate, si trovino anche manifestazioni di anticonformismo religioso e psicologico o di estrema rigidità e intolleranza religiosa.
Mi sembra di poter affermare che nel corso dei secoli, incluso il nostro, le manifestazione “settarie” hanno voluto manifestare una indipendenza in relazione a quello che gli inglesi chiamano l’establishement, che si tratti di una istituzione politica, religiosa, filosofica.
La tendenza presa dalle nuove correnti di pensiero si è ramificata in una aspirazione ad una maggiore libertà in tutti gli aspetti o nella volontà di un ritorno alla fonte, generalmente causa di un rafforzamento del dogmatismo e dell’intransigenza. Così da un lato abbiamo assistito ed assistiamo a fenomeni come le società teosofiche e il New Age, dall’altro viviamo un periodo di grande dogmatismo religioso con la propagazione degli integralismi.
Non possiamo negare che i due aspetti di “setta” derivano dal malessere dell’uomo, malessere che, a sua volta, dipende sia dalle condizioni economiche e sociali sia da un “mal del secolo”, da una “nausea” che non sembra trovare miglioramenti nelle cure tradizionali.
Ma come possiamo definire la Massoneria ? non è certo in mio potere fare ciò che nessuno ha saputo dare nel corso dei tempi. Mi devo limitare all’esame delle definizioni di coloro che si sono dedicati a tale studio. E subito vediamo profilarsi una duplice tendenza: gli storici “i veri storici” parlano di società o associazione esoterica e lasciano la denominazione setta a movimenti che videro la luce più o meno alla stessa epoca della Massoneria organizzata ma che nacquero per un motivo pratico (come una rivoluzione, la diffusione di nuovi ideali) e sparirono una volta raggiunto lo scopo. E’ il caso, per l’Italia, della Carboneria e della Giovine Italia di Mazzini, per dare gli esempi più immediati. Gli stessi adepti stessi sapevano perfettamente del contenuto e dello scopo delle organizzazioni ed erano ben lontani dal cercarvi una regola o filosofia di vita. Mazzini stesso scrive al momento della sua adesione alla Carboneria: “Io non ammirava gran ché il simbolismo complesso, i misteri gerarchici.. ma ci vedevo un gruppo di uomini” che facevano una sola cosa del pensiero e dell’azione e sfidavano le scomuniche e le condanne a morte.”
Setta, applicato alla Massoneria, inutile dirlo, vuole essere un mezzo per denigrarla. Infatti etimologicamente potremmo definirci una setta perché, letteralmente, “seguiamo” ma non siamo a seguito né di una persona, né di una fede assoluta, né di un credo politico; più precisamente seguiamo una via per raggiungere un ideale, continuiamo una Tradizione, cerchiamo di portare nel mondo profano tutto quanto impariamo nei nostri Templi per mezzo dei simboli e della ritualità. E’ un carattere dominante della Massoneria quello di non restare isolata ma desiderare ed applicarsi a diffondere all’esterno i grandi ideali di libertà, uguaglianza, fratellanza, tolleranza. Non soltanto la Massoneria vuole vivere con il suo tempo ma precedere i tempi e possiamo dire, senza timore di smentita, che la Massoneria ha preceduto la società e la politica in quello che hanno creato di positivo nel campo dell’unificazione, dell’avvicinamento, di una visione unitaria degli uomini e delle cose. Se l’Europa comincia ad essere oggi una realtà tangibile riguardo alle frontiere ed all’economia, nei riguardi dell’uomo da molto tempo la Massoneria aveva concepito e realizzato “una solidarietà senza frontiere” che va oltre la sola Europa ma raggiunge l’universalità, senza limiti di spazio e di tempo.
Lo spirito di solidarietà è una delle colonne della Massoneria ma senza la ricerca, è impossibile raggiungere la vera e profonda conoscenza, base della tolleranza che non è accettazione passiva ed in un certo modo dettata da un sentimento di superiorità, quasi di orgoglio, ma volontà di penetrare la vita ed il carattere degli uomini e dei popoli e di avere per loro “simpatia” ovvero “sentire con” loro. La tolleranza è per i massoni una virtù, una forza, ciò che Voltaire (Storia dell’affermazione del Cristianesimo) chiamava un “metodo umano.”
E’ con questo spirito, questo “metodo” che dobbiamo affrontare il tema delle “sette” e delle “società” del mondo moderno. Nel nostro paese, in particolare in Toscana, il provveditorato agli studi ha disposto di bandire e di evitare allusioni ed esposizioni nelle scuole su argomenti ritenuti fuori dalla normalità. Ma prima di tutto bisognerebbe sapere cosa sia la normalità. Inoltre consideriamo assolutamente negativo ad ogni concetto di educazione, il tralasciare, il silenzio sul mondo circostante e su quanto solleva l’interesse ed anche la curiosità dei più giovani.
Tornando alla Massoneria, la sua storia interna, quella della sua Tradizione, dimostra che nulla è stato ignorato e che la ricchezza di questa tradizione deriva proprio dalla capacità della Massoneria di cogliere e di assorbire le idee e gli insegnamenti che dall’antichità hanno voluto il perfezionamento dell’uomo. Abbiamo fatto nostri i contenuti di molti gruppi che l’intolleranza o la cecità hanno definito, con disprezzo, sette. Non abbiamo forse inglobato il simbolismo degli antichi miti della vita e della morte, dei cambiamenti delle stagioni, non rinnoviamo nelle nostre Tornate i Misteri dell’antichità, non riconosciamo Pitagora come uno dei nostri primi maestri e, nei grandi iniziati, tutti fondatori di sette, i nostri modelli, coloro che hanno vissuto la morte per conoscere il segreto dell’eternità? Siamo consci che le “sette” del passato si sono applicate in una infinità di campi ed hanno sempre avuto per scopo di avvicinarsi alla Conoscenza. La loro ricerca si espande senza limiti perché il processo iniziatico deve evitare l’estremo razionalismo e l’estrema immaginazione ed essere il risultato di un equilibrio, di una presa di coscienza che la Conoscenza ha bisogno di tutte le risorse possibili, senza limiti o preconcetti. L’esoterismo è derivato dalla constatazione che la scienza non può spiegare tutto e che, d’ altra parte, l’uomo razionale non può accettare una risposta dogmatica; l’esoterismo porta ad una Conoscenza completa, la Gnosi, che abbraccia tutto l’universo. Essa è cosmogonica perché studia l’origine del mondo, cosmologica perché esamina la struttura del cosmo, escatologica nella sua visione del fine ultimo dell’universo. Questa conoscenza suprema che Pike ha definito essenza e midollo della Libera Muratoria è la capacità di conoscere. Ermete chiede “di essere istruito sugli esseri, di capire la natura e conoscere Dio.” Il Medioevo ha arricchito l’esoterismo con l’apporto dello gnosticismo cristiano, delle eresie principalmente quella catara, l’insegnamento degli ordini cavallereschi legati all’epopea del Graal. Cosa dire del Rinascimento ? ha voluto riscoprire l’umanità dell’uomo, la humanitas degli antichi, che è cultura capace di sentire, pensare ed operare universalmente, che non è soltanto scientia ma sapientia perché non ha messo limiti a quanto si può conoscere e sui metodi per raggiungere la conoscenza. E potremmo fare un elenco di coloro che hanno pagato di persona il fatto di essersi separati, per non avere accettato una regola stabilita (Giordano Bruno di cui celebriamo quest’anno l’anniversario della nascita, Campanella, Galilei per citare i più famosi). Ma la Massoneria deve anche molto alla setta dei Rosacroce ed alle società di cultura universale alle quali detto come vita come la celebre Royal Society di Londra.
Davanti alla proliferazione delle sette moderne la Massoneria o meglio i Massoni di oggi devono prendere la stessa forma mentis dei loro predecessori; devono penetrare i contenuti, le forme e le motivazioni. Se non possiamo accettare gli integralismi perché li riteniamo, giustamente, forme di intolleranza e di abuso, possiamo tuttavia analizzare il il problema ed aiutare la ricerca di una soluzione senza limitarci a condannare. Se la Massoneria vuole lavorare per il bene ed il progresso dell’umanità, il Massone ha sempre il dovere di porsi delle domande su queste difficili e dolorose manifestazioni che sono frutto della sofferenza, dell’oppressione e dell’ignoranza. Il massone deve agire alla base affinché un domani questi tristi fenomeni possano sparire, affinché l’uomo ed i suoi diritti siano rispettati.
L’atteggiamento davanti alle sette di altro tipo, quelle che derivano, come è stato detto all’inizio, da un disagio psicologico, da una insoddisfazione morale, una incapacità di trovare una risposta, un appagamento nelle filosofie, religioni, morali tradizionali deve essere della stessa natura. Se rispettiamo “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te e fa’ agli altri ciò che vorresti ti fosse fatto” perché dovremmo prendere una posizione di intransigenza, di rifiuto o di disprezzo ? Non siamo superiori a nessuno ed a niente e possiamo imparare da tutti e tutto. Il rifiuto in toto delle eresie della nostra epoca dimostrerebbe che nulla abbiamo appreso dalla nostra Tradizione e che la rifiutiamo anche, viste la sua origine e la sua formazione. Non saremmo degni di essere chiamati massoni, uomini liberi e di buoni costumi. Inoltre cadremmo nel dogmatismo più rigido se considerassimo che solo il nostro metodo di vita o quelli che noi, o la società, riteniamo validi siano accettabili e rispettabili. La verità non è unica come non lo è la via per raggiungerla; ogni uomo cerca la sua verità et segue la via che ritiene più adatta. “Nel tempio della scienza ci sono molte dimore” e diversi sono coloro che le abitano ed i motivi che ve li hanno portati” (è una espressione New Age ma possiamo farla nostra). Noi Massoni dobbiamo avere la ferma convinzione che anche l’Assoluto è relativo. Ciascuno porta la sua pietra, il suo granello di sabbia, le cattedrali sono state costruite grazie agli uomini ed ai materiali più vari e le innovazioni che potevano apparire assurde, fuori dalle norme, hanno consentito agli edifici di innalzarsi e di sopravvivere all’usura del tempo.
Se vogliamo continuare a vivere ed a crescere con il progresso, il presente e futuro, se la nostra aspirazione è di fare della Tradizione massonica un “monumentum aere perennius” dobbiamo, come in passato, dedicarci alla ricerca in tutti i campi ed allo studio di tutte le idee perché dovunque potremmo trovare un uomo, una tecnica, dei materiali che continueranno a dare forza non soltanto alla Massoneria ma all’umanità intera.

Pubblicato in: Notizie
Tags: C.l.i.p.s.a.s.

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