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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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INQUIETE LE COSCIENZE, DUBBIOSI GLI INTELETTI, PIU’ PESANTI I CUORI

Franco Franchi · 4 Dicembre 1997

Da “OFFICINAE” Anno IX n°4 Dicembre 1997

Quali tempi stiamo vivendo è di fatto sotto gli occhi di tutti: nessun limite è più frapposto tra l’uomo e la sua più pericolosa e funesta inframmettenza in ogni campo. Ogni limite è abbattuto mentre le coscienze si vanno facendo sempre più inquiete, gli intelletti sempre più dubbiosi e i cuori sempre più pesanti.
Ricostruire una nuova coscienza di limite e rendere possibile una progettualità del domani costituiscono il principale compito di ciascuno. Per noi questa sfida passa attraverso una interlocuzione adeguata con il mondo profano, al quale dobbiamo offrire un volto che deve sapersi costituire nel cuore stesso di un equilibrio tra senso del Sacro e obbligo di laicità. Equilibrio difficilissimo, contro il quale molte Obbedienze hanno rischiato di infrangersi, se pure non vi si siano già sfracellate e che deve costituirsi fuori dalla temporalità per potersi adeguare a quanto vi è di più temporale, cioè all’evoluzione dei problemi e dei sentimenti dell’uomo. Molti Fratelli hanno creduto alla coincidenza di laicità e desacralizzazione, molti altri hanno ceduto al fascino di una eccessiva operatività da cui i maggiori Maestri dell’esoterismo hanno sempre messo in guardia.
Gli uni e gli altri hanno nuociuto alla Massoneria, l’hanno spogliata e fatta più povera quando avrebbe dovuto sapersi fare più ricca. Altri Fratelli hanno dimenticato lo scopo per cui la Massoneria era sorta, hanno sacrificato l’esoterismo all’exoterismo e hanno trasformato – o tentato di trasformare – la Massoneria in fatto meramente storico-culturale, in un club più o meno elitario ma profondamente diverso da quello che era stato o avrebbe dovuto continuare ad essere.
E allora quali sono i compiti e quali mezzi dell’oggi?
Tra i compiti, certo molti potrebbero essere indicati: il principale è quello di tenere acceso il fuoco del Tempio, per ricordare a uomini e dei la reciproca esistenza.
Sono stati scritti libri e libri, da Nietsche in poi, per celebrare la morte di Dio. Come ogni uomo impegnato, ne ho letti molti e mi sono spesso domandato se il Dio morto non fosse il truce Yadalbaot della Gnosi e se non fosse legittima la sua identificazione con il Dio di Israele. Se, come il presente stato dell’umanità inclinerebbe a far presupporre, tale identificazione potesse essere ammessa, allora – il cupo Eone gnostico e il Dio della tradizione della cultura Occidentale fossero tutt’uno – occorrerebbe considerare con profonda attenzione quale sia il morbo che ha fatto di lui un vero morto o almeno un “deus otiosus” totalmente estraneo alle umane vicende.
Occorrerebbe valutare quanto peso abbia avuto nella sua fine la sua nascita da una Sofia minore quale la “Prunikos”, una Conoscenza che si rifiuta di sottomettersi alla volontà di Dio e, sola, genera dei gonfi di orgoglio e di tracotanza.
Se tutto ciò fosse, ancora una volta si dovrebbe valutare il ruolo della conoscenza quale via alla salvezza, quale ritorno all’amata dimora celeste: di nuovo la sfida della Gnosi sarebbe lanciata proprio a ciò che dalla sua tradizione è erede, la Massoneria.
Se invece la morte di Dio fosse letta, come piacerebbe a molti, nella chiave di uno dei volti del nichilismo – e rincuorerebbe certo questa interpretazione, tanto storica, di un fenomeno sotto i nostri occhi in tutti i suoi effetti – il coronamento di questo, che Heidegger lucidamente indica come il movimento fondamentale della storia dell’Occidente, ci sospingerebbe a indagare i motivi che intrecciano e sostengono la graduale svalutazione di tutti i valori indicati nel corso della nostra Storia.

“Se Dio, ha abbandonato il suo posto nel mondo ultrasensibile il posto c’è ancora, anche se vacante. Questa regione vuota del mondo sovrasensibile e del mondo ideale può essere mantenuta”.

Su questa frase di Heidegger si delinea un nuovo compito della Massoneria, uno dei tanti che ci aspettano nell’entrante Millennio. Nonostante esso possa apparire in antitesi con quello indicato agli inizi, quello – per così dire – rammemorativo, non di altro si tratta che di due diversi modi di porre un uguale imperativo.
Abbandonare Dio per la divinità: così Meister Eckhart avrebbe espresso questo concetto. Dove troveremo noi la divinità? Là, dove una vergine di stirpe reale è andata a cercarla per congiungersi ad essa in una maternità trascendente che fa di lei davvero la Sofia di Dio, là dove la non identità è compiuta e la divinità dimora davvero, nel profondo “temenos” che giace in ciascuno di noi.
Su questa sfida si misura davvero la realtà della Massoneria e la sua funzione nella società profana, fisiologicamente nichilista e da questa stessa sfida si individuano i mezzi attraverso i quali operare: interiorizzazione, conoscenza e studio costante sono il “deuteros plous”, l’ardua navigazione a remi cui fare ricorso quando cade il vento, il pneuma della vis a tergo impressa dal Sacro alla navigazione che di lui va in cerca.
“In interiore homine habitat veritas”: ma come giungeremmo noi all’interiore verità che è nostro compito distribuire in una ideale eucarestia quale “corpo del Verbo” che è in ciascuno di noi, se non attraverso il duro lavoro sulla pietra grezza intesa come tutto quanto si pone esternamente, ed esteriormente a questo nucleo profondo che ci piace, ancora una volta con le parole di Eckhart, chiamare il fondo dell’anima?
Così, su questa linea in cui scopi e mezzi sono uno tra loro ma sono soprattutto uno con l’Uno, ci piace convergere con le nostre povere forze e far confluire tutte le forze, profonde e vitali, di questa nostra Istituzione, affinché, ciascuno dei suoi conosca per se stesso e per ogni Fratello la realtà dell’Iniziazione e l’impegno che da tale realtà deriva. Possa tale consapevolezza, ben diversa e ben più profonda di quella additata da gruppi esoterici e gruppuscoli di potere quali essi siano, illuminare davvero il nostro interiore Graal.

Pubblicato in: Riflessioni Gran Maestro Franco Franchi

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