
La cultura greca dava grande importanza a Mnemosyne, la dea della memoria, figlia delle divinità primordiali Gea -la Terra- e Urano -il Cielo-. Da quella coppia ebbe anche origine la prima generazione divina. Questa dea archetipa, madre delle nove Muse, personifica la memoria attiva, fondamento della conoscenza e delle arti. È lei che ha dato i nomi alle cose, e ha permesso agli uomini di dialogare fra loro. Dedichiamo questo numero alla memoria e a Mnemosyne, la sua dea. Apre la rivista l’articolo del Gran Maestro, che osserva come la nostra stia diventano una società senza memoria e che, contemporaneamente, si sta negando un futuro consapevole: non riconosciamo più i maestri e nel contempo non vogliamo eredi, non solo dal punto di vista culturale, ma anche da quello demografico. Non custodiamo le nostre eredità, e non passiamo alcun testimone alle prossime generazioni. Il metodo massonico, prosegue il Gran Maestro, si nutre di memoria e si evolve con la trasmissione dei saperi. La cultura massonica è radicata nel dialogo nella sua accezione più letterale: dia-logos: la continua trasmissione della Parola. L’esercizio della memoria è un esercizio di conoscenza perché, come insegnava Platone, “Conoscere è ricordare”. Seguono due interviste di Massimiliano Cannata.
La prima è con il prof. Fulvio Conti, storico e membro del Comitato Scientifico della nostra Rivista. Forse la storia non è magistra vitae (se lo fosse, l’umanità avrebbe risolto da tempo molti dei suoi problemi e oggi non ripeterebbe gli errori del passato), ma resta uno strumento prezioso che consente di collocare il presente nella sua giusta prospettiva. Lo studio della storia consente una lettura condivisa e una conoscenza del passato priva di condizionamenti ideologici. Ci permette di guardare con fiducia al futuro, anche se ci appare minaccioso: perché aver paura delle nuove tecnologie quando abbiamo avuto l’esperienza di come la rivoluzione industriale ha cambiato in meglio la nostra società? Infine Conti rivolge una esortazione ai Liberi Muratori: studiare la storia della Massoneria con un approccio scientifico rigoroso, rinnovando e approfondendo costantemente queste conoscenze, perché la ricerca storica è in continuo rinnovamento e, al pari del percorso iniziatico, favorisce la crescita integrale dell’individuo.
La seconda intervista è con il filosofo Paolo Ercolani, che ci ricorda come la Rete ha reso eterno ogni contenuto. Qualsiasi cosa arriva su Internet, resterà per sempre. Ma questa non è memoria, è un eterno presente tecnologico, che non rende possibile distinguere il vero dal falso. La memoria è la facoltà umana di distinguere ciò che deve essere dimenticato da ciò che va trattenuto e sviluppato. Per contro ci troviamo oggi di fronte a fenomeni di amnesia collettiva: dimenticare il 25 aprile e il 2 giugno porta alla inevitabile perdita delle nostre radici. Questi avvenimenti non sono solo delle date, ma degli eventi resi possibili dalla presenza di grandi figure che si sono formate nei valori della cultura, del merito e della responsabilità. I politici di oggi osserva Ercolani, non costituiscono certo un valido esempio di persone che hanno studiato, se non il modo di fare successo senza studiare. La Massoneria è fra le pochissime realtà in cui ancora si conferisce importanza allo studio, al pensiero e alla conoscenza, nell’epoca in cui trionfa prepotentemente la dimensione tecno-finanziaria. Secondo Ercolani, mai come oggi entrare nella Massoneria significa impegnarsi in un grande progetto culturale di difesa e promozione dell’umano basato su tre parole d’ordine: studio, merito e pensiero autonomo e critico.
È un onore per la nostra Rivista ospitare in questo numero un articolo del Gran Maestro della Gran Logia Simbólica Española, Brenno Ambrosini. Il Gran Maestro, insigne pianista e studioso di storia della musica, approfondisce nel suo articolo la figura di Franz Liszt e il suo percorso nella Massoneria. Di particolare interesse è il periodo della vita del grande compositore austriaco successivo alla tonsura e al suo ingresso negli ordini minori nel 1865. Molti hanno interpretato questo passaggio come una rottura con la Massoneria. Ambrosini ci documenta come il suo percorso iniziatico e i suoi rapporti con la Libera Muratoria europea non si interruppero mai. Liszt ci appare in questa ricostruzione storica come una figura paradigmatica di sintesi tra arte, spiritualità e Massoneria per tutta la sua vita.
Chiara Keter ci ricorda la straordinaria figura di Ildegarda di Bingen: mistica, potente badessa consigliera dei papi dell’epoca, visionaria, ma prima ancora scienziata, medico, indagatrice dell’ordine nascosto che lega natura, uomo e cosmo. Una donna che, in pieno Medioevo, ha osato pensare la conoscenza come un tutto organico, in cui l’armonia emerge come il principio capace di unificare gli opposti e di rivelare la struttura profonda della realtà. La Sardegna è una terra in cui ancora potenti sono le tracce del culto della Dea Madre, in cui si custodisce ancora il principio del sacro femminile. Silvana Pintore ci parla di una illustre figlia di questa terra: Eleonora d’Arborea, vissuta nel XIV secolo. Eleonora è stata giudicessa, governatrice e riformatrice illuminata. In pieno Medioevo, emise decreti per il diritto e l’uguaglianza sociale, per la tutela del lavoro e la protezione dell’ambiente e del patrimonio culturale.
Inauguriamo in questo numero una nuova rubrica: Le Interviste Impossibili, ispirata alla celebre trasmissione radiofonica degli anni ’70 del secolo scorso. Intrecceremo un dialogo immaginario, ma storicamente rigoroso, con grandi personaggi del passato sulla loro vita massonica. In questo numero Giuseppe Garibaldi ci racconterà la sua vita di Libero Muratore durante il Risorgimento, momento centrale e controverso per la storia dell’Italia e della Massoneria. Più che mai attuale, in un numero dedicato alla memoria, è la rubrica di Francesco Mercadante, L’Officina della Parola. La parola di cui vogliamo mantenere la memoria è Fratellanza. Mercadante ne analizza la radice e il significato più profondo, che travalica il valore di parentela, e diventa appartenenza simbolica, nel nostro caso fondata sull’iniziazione. Mercadante ci ricorda che quel suffisso, -anza, indica un valore, una qualità collettiva, istituzionale. Pubblichiamo in questo numero un estratto dell’Orazione che il nostro Gran Maestro Onorario Antonio Binni ha pronunciato in occasione dell’ottantesimo anniversario della fondazione della Loggia VIII agosto all’Oriente di Bologna. Era il dicembre del 1945, freddo e nevoso. La guerra era terminata da poco, ed era cominciata la ricostruzione di un Paese distrutto e lacerato. Ma si stavano rialzando anche le colonne di un Tempio distrutto dalla ferocia della dittatura fascista. “Chi erano i nostri Maestri? Erano uomini buoni. Semplici. Dotati di ardente passione per lo studio, accaniti, puntigliosi nelle loro complesse ricerche, compiute con penosa fatica sotto il sole e soprattutto sotto la luna, dominati dall’assillo di interrogare il mistero dell’umano, del senso della vita […] erano addivenuti in possesso di verità profonde, che hanno condiviso con i propri discepoli con assoluta generosità, con parole semplici e coinvolgenti, ma dotte nello stesso tempo”. È un documento prezioso che mantiene viva la memoria della nostra storia e dei nostri Maestri.
Silvana Bartoli ci mostra come i percorsi della memoria sono trasformazioni alchemiche: le ricchezze di una famiglia di mecenati come i Faraggiana di Novara, donate alla comunità come beni culturali, sono la narrazione del passato che arricchisce la cultura di oggi. La narrazione è lo strumento di questa meravigliosa trasmutazione alchemica che trasforma la storia in memoria. La narrazione è strumento di memoria collettiva, ma anche di coesione sociale. Yuval N. Harari, nel suo libro Nexus analizza come le narrazioni hanno plasmato noi e il nostro mondo, e come sono state costruite. L’insidia oggi è rappresentata dalle “false narrazioni”, come quelle che possono provenire dall’Intelligenza Artificiale, dalla post verità, o dai molti regimi neo dittatoriali che stanno riemergendo dappertutto, anche nel nostro Occidente. In scenari storici complessi, come l’attuale, non dobbiamo perdere la memoria dell’etica, vera e propria bussola capace di orientare l’agire umano. Ce ne parla Francesco Curone. Il fondamento dell’etica massonica è il lavoro su di sé, il continuo processo di trasformazione interiore, un’etica che valorizza la virtù come equilibrio, misura e, seguendo l’insegnamento di Aristotele, armonia. L’etica del Libero Muratore è capacità di non delegare ad altri il proprio giudizio e di mantenere viva la propria coscienza. Essa si realizza pienamente nella relazione con l’altro, nella costruzione di legami fondati sul rispetto, sulla dignità reciproca, sull’impegno verso il bene comune. È un’etica che si configura come un cammino aperto, mai data in modo definitivo. È conquista, esercizio, disciplina interiore, in cui anche il silenzio diventa spazio di riflessione, occasione per un agire consapevole. Maurizio Murano ci ricorda una ritualità quasi scomparsa ma, un tempo, regolarmente praticata durante i Lavori massonici: le fumigazioni. Presenti nelle più antiche tradizioni religiose, rappresentavano l’elevazione verso la divinità ma anche la purificazione interiore. Gli studi di neuroscienza oggi ci dicono che gli odori hanno un impatto straordinario sulla memoria e sulle emozioni grazie alla loro connessione diretta con le strutture cerebrali. Marcel Proust insegna che l’olfatto rievoca ricordi ed emozioni in brevissimo tempo e, in presenza di odori che la nostra memoria a lungo termine percepisce come gradevoli, aiuta a ritrovare equilibrio e benessere.
Valerio Perna affronta un dibattito che si sviluppa ormai da tre secoli sulla natura della Massoneria: solo scuola di pensiero votata al perfezionamento individuale, oppure forza di pressione destinata a incidere sugli eventi storici che interessano le Nazioni? La sua analisi storica si snoda dalla Russia di Caterina II alla Francia di oggi, passando per la Cuba di Fidel Castro, ed approda ad una ipotesi equilibrata: la Massoneria deve mantenersi autonoma dalle vicende politiche, pur accettando i coinvolgimenti occasionali quando debba essere tutelata la libertà di pensiero. Cos’hanno in comune Alice nel Paese delle Meraviglie, Giordano Bruno e i nostri sogni? Paolo Riccio ci dimostra che non sono universi poi così distanti: Il Paese delle Meraviglie è un mondo in cui le cose, il tempo e l’identità si trasformano di continuo e inspiegabilmente come, del resto, accade nei nostri sogni. Giordano Bruno, anticipando le scoperte della scienza moderna, scrisse che l’universo non ha un centro e non ha confini e che, se la potenza del Creatore è infinita, ci devono essere infiniti mondi. Si possono immaginare infiniti mondi, se si accetta l’idea che si possano cambiare regole e meccanismi, come fa Alice, come accade nei sogni, o come teorizza la fisica moderna. La fine di un mondo, anche quello che viviamo, non rappresenta necessariamente un passaggio nel nulla, ma potrebbe essere semplicemente un cambiamento di regole. Augusto Rossi che, nel numero precedente ci aveva parlato della Notte del Massone, qui ci racconta l’Alba del Massone. Anche in questo caso è una testimonianza di vita di un Libero Muratore che, all’alba di un nuovo giorno dopo una Tornata di Loggia, riflette su quanto egli realmente abbia imparato a conoscere sé stesso, se sia davvero riuscito a sviluppare un pensiero critico e adogmatico, che porta al rispetto delle opinioni altrui e al confronto pacato e aperto, anche quando ci si confronta su tematiche controverse e divisive come può essere la figura di Aleister Crowley e la sua dottrina di Thelema.
André-Jean Festugière è stato un grande studioso dell’ermetismo, al quale ha dedicato indagini monumentali, con un approccio rigoroso e filologico. Un Cerimoniere, nel suo articolo, mantiene viva la memoria delle sue ricerche sul Corpus Hermeticum e sui rituali di ascesa dell’anima. Festugière smonta l’idea dell’ermetismo come espressione di una sapienza antica, evidenziando invece come i riti fossero derivati da almeno due fonti: c’è un ermetismo filosofico, ricco di temi neoplatonici e neopitagorici, ed un ermetismo magico- operativo, dominato da rituali spesso ridotti a superstizione e ricette per ottenere favori dal destino. Si può certamente non concordare con l’analisi di Festugière, forse condizionata dal suo essere un uomo di Chiesa di fronte a forme di religiosità alternativa al cattolicesimo, ma non si può non apprezzare il rigore e la profondità dei suoi studi. Anna Checcoli è autrice di un approfondito studio sul ruolo della Libera Muratoria italiana nella costruzione della scuola pubblica in Italia che pubblichiamo in due puntate. In questa prima parte incontriamo figure di Massoni che hanno costruito l’Istruzione nel nostro Paese, come Aurelio Saffi e Michele Coppino, e ricordiamo il ruolo della Loggia Dante Alighieri di Torino nel promuovere l’istruzione elementare. Chi vi scrive si è assunto il compito di parlarvi della sorella gemella di Mnemosyne: Lete, la dea dell’oblio, l’altra faccia della memoria. E non è un caso che queste due figure antitetiche siano presentate da Esiodo come inseparabili e complementari. Anche Platone considerava l’oblio il presupposto indispensabile per ogni rinascita. Oggi le neuroscienze ci hanno dimostrato che, se paradossalmente, non fossimo più capaci di dimenticare, oltre che ricordare, diventeremmo dei completi imbecilli. Una equilibrata alternanza tra i circuiti che presiedono alla memoria e quelli che presiedono al riposo della mente è indispensabile per un sano funzionamento della nostra psiche e per mantenere la creatività. Insomma, come ricordava Harald Weinrich, dobbiamo riservare un “moderato politeismo” che sappia offrire sacrifici sia a Lete che a Mnemosyne. Chiude questo numero, come di consueto, la rubrica Officinae…di lettura. La lettura che Massimiliano Cannata ci propone è Il nodo etico di Luciano Floridi (Raffaello Cortina). La cultura umana ha già subito tre grandi rivoluzioni: la rivoluzione copernicana, che ha tolto l’uomo dal centro dell’universo, la rivoluzione darwiniana, che lo ha tolto dal centro della creazione, e la rivoluzione freudiana, che ha dimostrato che l’uomo non è più padrone neanche a casa propria, nella propria mente, dove deve convivere con l’inconscio. Oggi l’Intelligenza Artificiale, coll’impadronirsi delle regole sull’informazione e la comunicazione, sta generando una quarta rivoluzione, quella dell’infosfera, in cui neanche informazione e comunicazione saranno più un dominio assoluto dell’uomo, e che ci porterà a una nuova alleanza tra naturale e artificiale, ancora tutta da decifrare.
Paolo Maggi
