• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer
  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • X
Gran Loggia d'Italia degli ALAM

Gran Loggia d'Italia degli ALAM

Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

  • Chi Siamo
    • La Gran Loggia d’Italia
    • La nostra storia
    • Il Rito Scozzese
    • Il Gran Maestro
    • I nostri principi
    • Rapporti Nazionali
    • Rapporti internazionali
  • Dove siamo
  • Rivista Officinae
  • Attualità
    • Notizie
    • Comunicati stampa
    • Notizie dai Territori
    • Dalla Rivista Officinae
  • Eventi
  • Media
    • Rassegna stampa
  • Contatti
  • Chi Siamo
    • La Gran Loggia d’Italia
    • La nostra storia
    • Il Rito Scozzese
    • Il Gran Maestro
    • I nostri principi
    • Rapporti Nazionali
    • Rapporti internazionali
  • Dove siamo
  • Rivista Officinae
  • Attualità
    • Notizie
    • Comunicati stampa
    • Notizie dai Territori
    • Dalla Rivista Officinae
  • Eventi
  • Media
    • Rassegna stampa
  • Contatti

Il rischio della perdita della memoria In una società schiacciata sul presente

Luciano Romoli · 6 Marzo 2026

Nell’editoriale che apre Officinae (Anno XXXVII, n. 5 – Febbraio 2026), il Gran Maestro Luciano Romoli riflette sul destino delle parole – Tradizione, Lavoro, Verità, Metodo – in una società smemorata e schiacciata sul presente. Dal dibattito di Perugia con Marcello Veneziani prende forma un richiamo alla memoria come fondamento dell’identità e al metodo massonico come via di crescita morale e civile, contro superficialità, populismi e distorsioni mediatiche. Un invito a recuperare verticalità, senso del lavoro e tensione verso la verità come orizzonte condiviso.

 «Non più nani sulle spalle dei giganti, siamo scesi e rimasti schiacciati dalla loro possanza». L’immagine ispirata alla celebre frase del pensatore medievale Bernardo di Chartres, fotografa molto bene quella perdita della memoria, che caratterizza una società soffocata dal presente, incapace di volgersi indietro per capire da dove veniamo e soprattutto dove stiamo andando. «La nostra è la prima epoca senza eredi. Non riconosciamo eredità ricevute e non lasceremo eredità da trasmettere. Nessuno continuerà l’opera, nessuno salverà quel che poteva e doveva essere salvato. Non lasceremo tracce. Il tempo non è galantuomo ma smemorato: non renderà giustizia. Siamo divenuti orfani, epilogo coerente di una società senza padri divenuta società senza figli», riprendo alcune considerazioni di Marcello Veneziani, che sono state oggetto di dibattito in occasione dell’incontro che abbiamo tenuto a Perugia su Tradizione: per il libero muratore e per l’uomo contemporaneo. Il tema, certamente impegnativo merita di essere ripreso. Il libero muratore è un uomo del nostro tempo che crede nel valore del lavoro come motore di progresso e nella memoria come percorso che ci conduce all’oggi facendoci riscoprire le radici da cui veniamo. Si è spezzato «quel filo rosso che è la cultura, che è eredità verticale e trasmissione circolare tra autori e lettori, tra maestri e allievi, quel che resta di ciò che passa…» siamo proiettati in un tempo che tende ad appiattire fatti ed esperienze, che premia la superficialità. Il globalismo, che è un fenomeno sociale prima che economico, ha fatto sfumare la sacralità dell’origine. Si sta parlando giustamente molto di tramonto dell’Occidente, ha scritto con grande efficacia un grande intellettuale come Claudio Magris: «Ci stiamo vergognando dei nostri valori più alti, stiamo rialzando i muri in barba a un’idea di humanitas sovranazionale», dove è finito l’Occidente che dovrebbe avere la sua culla nella classicità, i suoi capisaldi teoretici nel pensiero liberale, la cui maturazione ha portato all’edificazione di una civiltà del diritto? Difficile rispondere, di certo abbiamo imboccato una china pericolosa, che ci sta facendo perdere la bussola di orientamento, facendoci perdere la ricchezza del cammino “iniziatico”, un percorso a ritroso che, come sosteneva il grande storico degli Annales, Fernand Braudel, ci fa capite perché «essere stati è la condizione per esserci».

Identità e smarrimento

Smarrita ogni consapevolezza culturale e storica, annaspiamo disorientati, offrendo il fianco alla crescita di leadership personalistiche, di stampo autoritario, alimentate dal populismo, che soffia sul fuoco della demagogia, esasperando i bisogni dell’uomo senza trovare nessuna concreta risposta. Parlare di eredità e di memoria, mentre siamo schiacciati sul presente, appare fuori luogo, eppure è quello che ci servirebbe come antidoto per cercare di colmare la progressiva perdita di maestri di riferimento. Siamo chiamati a reagire, la ricerca di un neoumanesimo, inteso come impegno di recupero dell’individuo, nella sua integrità razionale e spirituale è una delle strade possibili. Lo abbiamo ribadito in occasione dell’ultimo appuntamento alla Versiliana, ribadendo che è compito della nostra Obbedienza operare per gettare le basi valoriali di un nuovo ordine in cui giustizia, pace, libertà, uguaglianza possano trovare uno spazio di possibilità. Il destino delle parole ci preoccupa, questo numero di «Officinae» si sofferma molto opportunamente sull’importanza del linguaggio, dei riti e dei simboli, perché è da lì che ripartiamo giorno per giorno per raccontare chi siamo di fronte al mondo. Nella ritualità cui è chiamata la vita iniziatica si compie ogni giorno la trasmissione di saperi e pratiche che “allenano” lo spirito e che ci riportano alla verticalità che abbiamo perso, “sdraiati”, come siamo, sul pensiero dominante, che non ci fa alzare la testa.

Il lavoro e il metodo massonico

Nella tessitura di questo vocabolario, “Lavoro” è il termine centrale, inteso prima di tutto quale motore di crescita del soggetto. La costruzione del tempio è scandita dal fare, un fare che ha un preciso orientamento. Organizzazione, armonia, collaborazione, dialogo, sono tutte sfaccettature che danno senso al lavoro oltre che dignità, autonomia, libertà all’individuo. Il principio cardine della solidarietà, che innerva il patto sociale, si costruisce promuovendo, come ci ha insegnato Vittorio Foa, la libertà dentro il lavoro, che vuol dire realizzare il talento di cui ci sentiamo portatori, aprendoci al confronto costruttivo con gli altri. Se l’uomo è zoon politikon, secondo la celebre definizione di Aristotele, il suo contributo deve contribuire costantemente a vivificare il corpo collettivo. In questa prospettiva metodo è l’altra parola chiave, quale strumento essenziale di ampliamento della conoscenza. La nostra Obbedienza si sforza di dare costantemente qualità e continuità al lavoro iniziatico, svolto con metodo simbolico in un contesto esoterico da donne e uomini liberi. Per capire il peso di questi termini bisogna liberarsi da ogni falsa interpretazione. Il lavoro iniziatico è finalizzato a introiettare principi morali, naturali, universali, il contesto esoterico presuppone la selezione di menti preparate alla sfida della complessità. Faccio questo richiamo alle “questioni di metodo” perché ritengo possano essere utili a far capire in maniera più netta il legame tra lavoro, metodo e contesto, un legame che rimarrebbe svuotato del significato più profondo senza un corretto e puntuale richiamo di una memoria condivisa.

Il dialogo con il contesto

Gli eventi che hanno visto la Gran Loggia protagonista negli ultimi mesi, da Firenze dove si è parlato della figura del Granduca, Pietro Leopoldo D’Asburgo Lorena – principe illuminato che ebbe il coraggio di abolire la pena di morte, ad Ancona sull’archetipo femminile nella via iniziatica – a Novara dove si è dibattuto a tutto tondo del ruolo e della dignità della donna nella società di ieri e di oggi, questione rilanciata in occasione partecipazione all’ultimo Salone de Libro, disegnano un percorso armonico di studio volto a far conoscere i valori di cui la Libera Muratoria è portatrice, valori recuperati nella prospettiva storica, come è emerso molto bene nel corso del convegno che si è svolto nella splendida Casa Sanfilippo, immersa nella straordinaria cornice della Valle dei Templi. Soffermarsi sulla Sicilia nel 1860, come è stato fatto dagli studiosi intervenuti, si è rivelata come una chiave di lettura molto interessante, soprattutto efficace per capire la complessità di quei processi socio-politici che, non senza difficoltà e contraddizioni, hanno portato all’Unità d’Italia. Tutti i momenti di studio e le attività che stiamo mettendo in campo devono darci la spinta per continuare nel solco della verità, per sgombrare definitivamente il campo dalle distorsioni mediatiche e da tante superficiali letture che non danno il giusto merito alle attività della nostra Obbedienza.

Il destino della verità

Ed è proprio il termine verità, su cui vorrei infine soffermarmi. Quando diventa uno scudo, un vessillo identitario da brandire per avversare il nemico si tramuta, la storia lo ha ampiamente dimostrato, in un pericoloso strumento di divisione, di conflitto, di violenza. Non è questa la nostra visione. Il metodo massonico, cui facevo prima riferimento, ci insegna che la verità è un “tendere verso” qualcosa che mai possederemo, ma a cui, con spirito di umiltà socratica dobbiamo avvicinarci mettendo in campo le qualità migliori di cui disponiamo. Senza pregiudizi, né schematismi ideologici, dobbiamo acquisire la consapevolezza di quella “comunità di destino” che universalmente segna la nostra condizione di finitezza, che ci spinge a superarci per guadagnare un orizzonte più alto di civiltà.

Luciano Romoli

Il numero 5 di Officinae è disponibile per la lettura online a questo indirizzo: https://www.granloggia.it/officinae-2025-nr-5/

Pubblicato in: Editoriale
Tags: Lavoro, memoria, Metodo massonico, Neoumanesimo, Tradizione, Verità

Sidebar

Copertina Officinæ n. 5 – Ottobre 2026
Officinæ n. 5 – Febbraio 2026

Il nuovo numero di Officinae, rivista culturale della Gran Loggia d’Italia degli ALAM, è dedicato alla Parola: alla sua origine sacra, alla sua forza creativa e al suo legame con silenzio, tradizione e verità.

Dalle riflessioni del Gran Maestro Luciano Romoli sui valori fondanti della Libera Muratoria ai contributi che spaziano tra filosofia, teologia, storia e simbolismo, il numero propone un percorso profondo e plurale, tra Logos e Davar, etimologia e ascolto di sé e dell’altro.

Leggi il numero online

Ultimi articoli dal nostro sito

A ottant’anni dal primo suffragio universale il 2 giugno ci ricorda i valori della Repubblica

29/05/2026

Ottant’anni fa, dalle macerie della guerra, nacque una nuova Italia. Un’Italia fondata sulla dignità della persona, sulla partecipazione democratica e sul coraggio della speranza. Nel giorno della Festa della Repubblica, la Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M., attraverso la riflessione del Gran Maestro Luciano Romoli, richiama il valore …

Un’eredità di luce. Cinquant’anni di Massoneria

29/05/2026

Quest’anno ho compiuto cinquant’anni di appartenenza alla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Cinquant’anni di cammino iniziatico vissuto all’interno di un’Obbedienza che ha fatto della libertà di coscienza, della laicità dello Stato, della centralità dell’Uomo e della ricerca incessante della Verità i propri …

Il dilemma della neutralità

22/05/2026

Nel contesto del dibattito filosofico sull’origine e lo sviluppo del concetto di tolleranza, la Libera Muratoria del XVIII secolo offre un osservatorio privilegiato per comprendere come tale principio sia divenuto uno dei cardini del pensiero moderno. Già nelle Costituzioni di James Anderson, considerate tra i documenti fondativi della …


Gran Loggia d’Italia
degli ALAM

Via San Nicola de’ Cesarini 3
Area Sacra di Torre Argentina
tel. 06 68805831
gldi@granloggia.it

L’ISTITUZIONE

La Gran Loggia d’Italia
Il Gran Maestro
La Storia
Il Rito Scozzese

COMUNICAZIONI

Rivista Officinae
Notizie & Comunicati
Contatti
Domande frequenti

SEGUI LA GLDI SUI SOCIAL

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube
  • X
Privacy Policy Cookie Policy

© Centro Sociologico Italiano Codice Fiscale 80209570581