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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Il lavoro delle Officine “Massoniche ” fondamento del Patto Sociale

Luciano Romoli · 20 Giugno 2025

Nel contributo dal titolo Il lavoro delle “officine” massoniche fondamento del patto sociale, pubblicato in Officinæ n. 3, Luciano Romoli, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M., riflette sul valore profondo del lavoro come elemento fondante della Libera Muratoria e della convivenza democratica. In un contesto segnato da crisi e disuguaglianze, Romoli richiama la centralità della persona, la responsabilità etica e il ruolo delle “officine” come spazio di costruzione collettiva, dove si coniugano giustizia, libertà e partecipazione attiva. Un testo di grande attualità, che invita a recuperare il senso alto del lavoro come diritto e come motore di sviluppo umano e sociale.

Il Gran Maestro Luciano Romoli

Il lavoro è un fenomeno complesso, che si è evoluto costantemente nel lungo cammino della storia. Presenta opportunità, sfide, drammi quotidiani, accelerazioni imprevedibili. Il suo sviluppo va affrontato con consapevolezza, visione del futuro, mettendo al centro i diritti della donna e dell’uomo, il senso di giustizia, il rispetto per la legalità. 

Nelle officine massoniche il lavoro è stato, fin dagli albori, il perno del percorso di crescita spirituale. La “costruzione del tempio” scandisce dalle ere più remote un progresso che si compie nello stare insieme, condividendo delle finalità alte. Il lavoro è organizzazione, armonia, collaborazione, dialogo, è il motore della crescita, quando manca non viene meno solo un diritto inalienabile della persona, ma anche ogni possibilità di sviluppo, di solidarietà, di condivisione. La libera muratoria crede in questa “utopia realizzabile”, che si sostanzia nel lavoro, svolto con onestà, senso del dovere, sensibilità etica, rispetto delle regole. 

In tempi difficili come quelli che viviamo è più che mai importante e necessario celebrare il lavoro come un “termine di valore condiviso”, come è stato giustamente ricordato nella recente commemorazione del 2 giugno dal nostro Presidente della Repubblica. Quella data va ricordata come patrimonio di storia e di cultura che abbiamo il dovere di trasmettere nella ricchezza del suo significato alle giovani generazioni, in un’epoca segnata da crisi ricorrenti, disaffezione per la partecipazione alla vita collettiva, generale diffidenza nei confronti delle istituzioni. In quel giorno la vita politica ha ricominciato a pulsare, scandendo il primo passo verso la conquista di nuovi diritti. 

L’attualità dei principi della fratellanza massonica 

La scelta decisiva per la libertà e la democrazia attuata dai nostri fratelli che hanno dato il loro contributo alla tessitura del dettato costituzionale deve continuare a ispirarci. Qualità del lavoro e libertà democratiche non sempre oggi trovano una sintesi armonica, appaiono infatti soffocate in una vera e propria “strettoia”, che richiede una costante e attenta opera di illuminata manutenzione. Questa immagine coniata dal Nobel per l’economia, Daron Acemoglu, fotografa in maniera efficace una contemporaneità caratterizzata dalla complessa e spesso contraddittoria convergenza di sviluppo tecnologico, equilibri geopolitici e mutamento sociale. Sicurezza fisica e psicologica, rispetto della persona, parità dei diritti e delle opportunità sono valori per la libera muratoria che dovrebbero essere contessuti a qualsiasi attività produttiva, costituendone l’essenza più profonda, purtroppo tutto questo in molti casi spesso non avviene. “La crescente interdipendenza delle economie e dei sistemi sociali – scriveva padre Sorge nelle sue brevi lezioni di dottrina sociale – ha bisogno che le condizioni di lavoro e di vita siano orientate da un ethos e da regole comuni, da una cultura e da un rispetto dell’altro che ispiri una governance equa e solidale dell’economia”. Questi principi e valori, evocati dal teologo e politologo della Compagnia di Gesù, sono i valori della libera muratoria che hanno connotato, grazie all’impegno di tante grandi figure del passato e del presente, le istituzioni giuridiche e politiche repubblicane. Nella dinamica del cambiamento entro cui tutti viviamo immersi rischiamo purtroppo di perdere di vista proprio quella qualità del lavoro che può essere raggiunta quando esiste un equilibrio spirituale e quando ci si muove in un quadro di regole chiare e condivise. 

La potenza tecnologica sta imponendo l’adozione di un nuovo paradigma e di nuovi codici di comportamento, che hanno una ricaduta sugli assetti organizzativi di un capitalismo che appare logorato da una crisi strutturale determinata dal naufragio del principio di solidarietà e dallo strapotere di pochi soggetti finanziari che orientano le scelte sul futuro del Pianeta. Il ruolo della nostra Obbedienza si può rivelare decisivo se vogliamo, almeno tentare, di porre rimedio ai tanti guasti del sistema, facendo sì che la ricerca del profitto, legittimo obiettivo di chi fa impresa, possa coniugarsi con la responsabilità sociale per imprimere un percorso virtuoso all’evoluzione storica e politica del Pianeta. 

La rivoluzione digitale, nella proposizione di una pericolosa e inedita alleanza tra il sovranismo conservatore e le bigh tech sta mettendo a rischio i principi dello stato di diritto evidenziando una sofferenza della democrazia. L’esplosione delle diseguaglianze sono la testimonianza drammaticamente evidente di una grave condizione di malessere, che da Nord a Sud condiziona la vita di milioni di persone. 

L’uomo al centro dei processi produttivi 

Nell’ecosistema della complessità i fattori della produzione dovranno fondarsi sull’ibridazione dei saperi, per evitare che il divide culturale già in atto vada a sovrapporsi con un divide socio-economico i cui effetti appaiono sempre più evidenti. L’ispirazione ai valori alimentata dall’investimento sulle competenze potrà alimentare un’intelligenza collettiva in cui donne e uomini potranno “giocare” alla pari da protagonisti, con piena libertà spirituale e morale le proprie carte. Un’intelligenza in grado di contro-bilanciare una tendenza crescente, quella della cultura strumentale del lavoro, espressa da fenomeni patologici che oggi chiamiamo great resignation, job hopping, quite quitting, segnati da una de-responsabilizzazione, che nulla ha a che fare con la visione e la cultura del la- voro professata dalla libera muratoria. 

Solo tornando al “pensiero essenziale”, come si legge nell’ultimo Rapporto dell’Eurispes, le organizzazioni produttive possono tramutarsi in uno “spazio di possibilità”, in un luogo in cui libertà e uguaglianza possono trovare una sintesi in coerenza con il dettato costituzionale (cfr. Art. 3) che individua un legame indissolubile tra la crescita della persona (“pieno sviluppo della persona umana”) e “l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. 

Costruire insieme il tempio in una piena “età dei diritti” questo è da sempre l’obiettivo della libera muratoria, che non si stanca di mettere l’uomo al centro dei fattori della produzione in questa età mutante in cui ordine naturale e disordine umano sembrano oscillare in un inestricabile capriccioso binomio.

Luciano Romoli

Pubblicato in: In evidenza, Riflessioni Gran Maestro Luciano Romoli
Tags: costruzione del tempio, democrazia, diritti, Lavoro, Partecipazione, patto sociale

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Officinæ n. 4 – Ottobre 2025

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