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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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I pumi e le pigne. Sintesi aurea tra materiale e immaginario

Chiara Keler · 26 Aprile 2025

Un viaggio tra simboli e tradizione, tra capitelli corinzi, pumi pugliesi e pigne siciliane, in un percorso che va oltre il visibile per riscoprire le radici spirituali dell’arte e della natura. Un testo di Chiara Keter, tratto da Officinæ n. 2 – Febbraio 2025, che invita a riconoscere, nei manufatti e nei segni antichi, la tensione dell’umano verso il divino.

Villa Comunale Vittorio Emanuele, Caltagirone, Sicilia.

” Sapere aude “
Orazio (Epistole I, 2, 40)

Pumo pugliese

Prima di essere iniziata alla Libera Muratoria guardavo con superficialità questi manufatti e, pur mirandone la loro intrinseca bellezza, non ne comprendevo il loro significato recondito. A quel tempo non mi occupavo di simboli, miti, riti. Ora vedo ciò che prima non riuscivo a cogliere. “L’attività simbolica – dice il cardinal Ravasi – è l’attività di Dio, Dio è il simbo- lo per eccellenza”. Ricordiamo il significato di simbolo: deriva dal verbo greco συμβάλλω, accostare, mettere insieme. Il contrario di simbolo è διαβάλλω, che nel suo significato più vero è dissociare, dividere. Dialogando con i simboli noi mettiamo insieme le due metà di una realtà: la prima è a noi nota, chiara alla ragione, alla luce del sole. La seconda è ignota, tutta da scoprire, nascosta nel profondo di noi stessi. Il simbolo è una metafora: una metà ci riporta all’altra. È un viaggio che ci por- ta a scoprire la totalità di una cosa, la sua unità profonda. Grazie al simbolo, all’uomo è data l’opportunità di sviluppare uno sguardo complessivo su se’ stesso e sulla realtà che lo circonda, non limitandosi a conoscerne solo una parte.

Vedere oltre…il visibile

I pumi, originari del Salento, e le pigne, siciliane, sono simboli, metafore di un antico immaginario.

Pumo pugliese

Il pumo è uno dei manufatti più antichi e rappresentativi della cultura artigianale pugliese, è stato considerato portafortuna e simbolo di buon augurio, utilizzato per decorare case, balconi e palazzi di Puglia. Spesso si trova in coppie, sui balconi o agli ingressi di ville e giardini. Le sue origini risalgono al periodo greco-romano. Il suo nome latino, pomum, probabilmente deriva dal culto della dea romana Pomona, protettrice di tutti i frutti, legato ai riti di fecondità e fertilità. Ma a Ostuni il bocciolo del fiore si chiama Pumo de fiuri. Infatti il pumo si ispira ad un bocciolo di fiore d’acanto, pronto a schiudersi, con la sua punta rivolta verso l’alto.

L’acanto è una pianta che sta scomparendo, infatti io non la conoscevo, fino a quando non è spuntata nel mio giardino. Nell’antica Grecia e a Roma era presente sui capitelli corinzi. Il capitello corinzio si distingue per la sua elaborata decorazione, composta principalmente da foglie di acanto e volute. L’acanto, oltre all’indiscutibile bellezza che donava alle colonne, era lì a ricordare la rinascita, la resilienza e l’eternità: nella mitologia e nella cultura greca, l’acanto era infatti associato alla vita e alla rinascita, data la sua capacità di crescere rigogliosamente anche in condizioni difficili. Era considerato simbolo di verginità e purezza, nel cristianesimo di resurrezione. Sì perché l’acanto muore in estate e risorge in autunno. Il capitello infatti non ha una reale funzione strutturale, ma armonizza il passaggio tra elementi verticali e orizzontali. Il capitello è un paradosso simbolico: funzionalmente è assolutamente inutile. Simbolicamente è assolutamente indispensabile in quanto trait d’union tra l’umano e il divino.

La connessione tra terra e cielo, respira di infinito

Pumo Pugliese

Il capitello corinzio e il pumo hanno qualcosa in comune: la tensione di entrambi verso l’alto, e l’acanto, con il suo simbolismo trasversale, tra bellezza e forza, sofferenza e risurrezione. Oggi qualcuno torna alle radici della nostra cultura, ne custodisce i simboli. L’acanto fiorisce spontaneo nei giardini dove se ne è capita la bellezza e il valore simbolico. Là, in quei giardini, in cui si dà valore anche a quello che la natura, di sua iniziativa, ci dona, regna la pace tra la natura e l’uomo, mentre tutto intorno infuria la pazzia.

Anche la Sicilia ha nella pigna il suo simbolo. Sicilia, terra di una bellezza sconvolgente. Terra di fuoco, di antiche contraddizioni. Nel suo simbolo è racchiuso l’uovo cosmico, l’unità primigenia da cui tutto ha inizio. Essendo il frutto di un albero sempreverde, la pigna diventa simbolo di immortalità. È ricco di significato e di una storia che affonda le sue radici nella civiltà greca e romana. I Greci associavano la pigna alla rigenerazione e alla vita eterna. Inoltre rappresentava l’accoglienza, la buona sorte e la protezione della casa. In molte altre culture la pigna ha una forte valenza spirituale: la sua forma a spirale è vista come un simbolo di connessione tra la terra e il cielo, un segno di crescita e di apertura della mente al sacro. Anche per questo non è inusuale trovarla nei giardini di antichi monasteri.

Accoglienza, buona sorte, protezione di chi ci è caro, connessione tra terra e cielo, tensione verso il sacro: molte sono le cose che affratellano le pigne e i pumi pugliesi.

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Officina 2025 – Nr 2
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Pubblicato in: Approfondimenti
Tags: acanto, arte sacra, capitello corinzio, linguaggi, pigna, pumo, riti, Scienza e spiritualità, simboli, Simbolismo, Spiritualità, tradizioni mediterranee

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Copertina Officinæ n. 4 – Ottobre 2025
Officinæ n. 4 – Ottobre 2025

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