Se davvero qualcuno ritiene che sia un insulto definire massone un’altra persona, credo che questo sia un segnale grave del degrado della società italiana e mi rifiuto che un tale modo di pensare possa essere accettato. La massoneria è un’istituzione legale e nella sua storia vanta meriti che poche associazioni hanno: innanzitutto la resistenza alla diffusione di principi e tesi liberali e laici quando questi erano negati dallo strapotere ecclesiastico. E l’essere stata protagonista della lotta per l’indipendenza e l’unità nazionale.
Non si può confondere la Massoneria in quanto tale con le logge segrete e le deviazioni della stessa. I fenomeni degenerativi sono comuni a tutte le associazioni e vanno combattuti, come del resto fece a suo tempo Giovanni Spadolini, presidente del Consiglio, contro la Loggia P2. Spadolini aveva la stessa stima della massoneria che ne hanno coloro che appartengono alla nostra tradizione storica e culturale e la sua opera di bonifica dello Stato dalla P2 fu possibile anche perché la grande maggioranza delle logge era fedele alla Repubblica.
Il problema è, però, più delicato e più grave di quello che riguarda la semplice, presunta forma d’offesa che proprio in questi giorni si è raffigurata con l’appellativo “massone”. Recentemente si è detto che una persona, per quanto meritevole e autorevole possa essere, se detentrice di relazioni con il mondo della massoneria, non deve e non può concorrere a cariche pubbliche di primo piano.
Questa affermazione è davvero singolare perché non c’è nulla nel nostro ordinamento costituzionale che ponga tale veto; è ripugnante pensare che la massoneria possa venir discriminata e magari criminalizzata, quando è una libera e rispettabile associazione come altre. Per cui non si comprende per quale motivo chi è iscritto dell’Opus Dei, per esempio, può raggiungere cariche pubbliche che un massone non può conseguire. O si stabilisce un principio, con conseguenze difficili da calcolare, per il quale chi appartiene ad associazioni sociali, culturali, religiose, può solo operare nel privato, oppure è meglio essere più seri su questi argomenti. E sorvoliamo sul fatto che poi la questione implicava la sola ipotesi di relazione con la massoneria, sufficiente, a detta di qualcuno, a porre un veto ad un pubblico riconoscimento.
Evidentemente, questo è il punto, c’è chi la pensa così: la massoneria è un ente infamante. Ma chi crede questo è lontano dal senso di civiltà che deve sorreggere una società liberale e democratica come pretende di essere la nostra.
Ecco il testo della lettera inviata all’On. Giorgio La Malfa dal Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia Prof. Franco Franchi:
Illustre Onorevole,
L’ho sempre conosciuta come conoscevo suo padre per l’equilibrio, l’onestà delle idee e degli atti, la tolleranza verso le altrui idee.
La sua risposta su OGGI ci ha riempiti, noi massoni della Gran Loggia d’Italia Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi, di gioia ed anche di una certa commozione perché le Sue parole ci hanno dato quella gratificazione che raramente troviamo.
Nella Sua dichiarazione ho trovato l’eco di quanto da me comunicato alla stampa sulla stessa vicenda. In allegato mi permetto di inviarLe copia della mia dichiarazione ed un invito per una conferenza dibattito che terremo a Roma nella sede del Parlamento Europeo il 27 aprile.
Saremmo fortemente onorati della Sua presenza.
La ringrazio, Illustrissimo Onorevole, anche a nome dell’Obbedienza di cui ho l’onore di essere Gran Maestro e che contiene nel suo giuramento iniziatico l’impegno precipuo a mantenersi sempre onesti e benemeriti cittadini.
Con le più sentite cordialità e rispetto.
Suo Franco Franchi
