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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Deismo e teismo, immanenza e trascendenza polarità dialettiche tra iniziazione e filosofia

Anna Checcoli · 17 Gennaio 2026

Nel suo saggio “Deismo e teismo, immanenza e trascendenza. Polarità dialettiche tra iniziazione e filosofia”, tratto da Officinæ nr 4/2025, Anna Checcoli analizza il rapporto tra ragione, sacro e tolleranza religiosa, ripercorrendo il confronto filosofico tra deismo e teismo da Socrate a Rousseau, fino alla sintesi proposta dalla Massoneria, intesa come spazio iniziatico di dialogo, ricerca della Verità e convivenza tra immanenza e trascendenza.

 I termini “Deismo” e “Teismo” hanno spesso generato non poca confusione in chi si approccia allo studio della Filosofia, in quanto, nel tempo, hanno talvolta cambiato di significato e aggiunto sfumature ardue da categorizzare. Il Deismo si concretizza nel XVII secolo, in relazione al nascere di una ragione critica e storica, alla crisi della coscienza religiosa tradizionale, fortemente scossa dalle polemiche tra cattolici e riformati, e alla scoperta di religioni antichissime e diverse dalla cristiana: in nome della ragione il Deismo combatte il dogmatismo delle religioni positive e cerca di definire, al di là delle differenze fra le Chiese, un nucleo primordiale e «naturale» (perché conforme a ragione) della religione. Esso diviene quindi promotore di ideali di tolleranza religiosa e di tutti quegli elementi che sembrano sempre più annullare l’universalità della religione naturale. Il Teismo, al contrario, è un termine filosofico e teologico designante in generale ogni dottrina che asserisce la divinità. Nel suo senso più ampio, il Teismo si contrappone perciò all’Ateismo, che è la negazione della divinità. Più in particolare, il Teismo crede e si rivolge prevalentemente a una divinità unica.

Da Socrate a Rousseau: virtù, sapere critico, etica del liberalismo

Socrate, filosofo caro ai perimetri iniziatici, privilegia un ideale esistenziale basato su una libertà interiore che è fondamento di quella pubblica, cioè sull’idea che la capacità di pensiero sia la base della capacità di autogoverno dei cittadini della polis. La sua filosofia si fonda sul linguaggio e sul ragionamento (logos), che egli non vede come strumento di persuasione, ma il mezzo attraverso cui l’intelligenza umana può arrivare alla verità. Socrate identifica, dunque, la virtù con un sapere radicalmente critico, basato sul dubbio e sulla ricerca di fondamento delle cose ritenute erroneamente vere. Socrate pensava che questo atteggiamento di critica e di domanda sistematica sulla natura delle «cose umane» fosse la base della virtù. Rousseau, uomo del XVIII secolo, riprese in parte un concetto innovativo di Teismo, visto come una religione civile tollerante che per definizione non poteva aspirare a diventare culto pubblico obbligatorio. In effetti Rousseau ha ribadito spesso che «l’unico limite alla tolleranza è l’intolleranza », cioè che lo stato avrebbe dovuto ammettere tutti i culti che fossero tolleranti con altri culti; ognuno di essi poteva essere ammesso purché i loro contenuti non frantumassero l’unità del corpo politico o non obbligassero i cittadini a comportamenti incompatibili con la volontà generale. Rousseau rappresenterebbe, così, un tipico esempio di liberalismo etico, poiché ha postulato un soggetto autonomo equidistante dallo stato e dalla chiesa. La Libera Muratoria si è posta e si pone di fronte a questo bagaglio iniziatico del passato, che ha una valenza storica e filosofica di tutto rispetto. Come si è detto nel XVIII secolo le posizioni non erano chiarissime, e l’approccio trascendentale era sentito come un valore imprescindibile anche per i Liberi Muratori che propugnavano una forte visione illuminista. Tutt’oggi, la Massoneria di discendenza inglese e quella di tradizione francese, che risente delle esperienze rivoluzionarie del Settecento e di una forte propensione alla separazione fra Chiesa e Stato, hanno identità diverse. La linea adottata dalla nostra Comunione si attesta su una posizione di equilibrio e di dialogo, attenta alle istanze esoteriche, che non pongono un diaframma così netto, e a quelle di una laicità aperta al confronto. Una critica costante alla Libera Muratoria è quella di essere relativista e, a giustificazione di ciò, si adduce la continua apertura al confronto, la molteplicità di costumi, culture, lingue, religioni, società, tutte ugualmente riconosciute nella loro ragion d’essere e nella loro essenza. In realtà, in una società iniziatica spiritualmente connotata, il relativismo non dovrebbe trovare spazio. Va in proposito precisato che la ricerca costante della Verità, l’attenzione alla dimensione Morale, il Senso del Sacro, escludono di fatto il dominio di qualsiasi forma di relativismo. La morale, nell’accezione latomistica, non discende dall’extraumano, essa è elaborazione progressiva della pulsione umana al superamento dei propri limiti.

La vocazione universalistica della Libera Muratoria

È prassi tradizionale della Massoneria nel suo insieme rendersi estranea agli ambiti religiosi e politici e dunque non chiudersi dentro un unico credo o ideologia. La vocazione della Massoneria è quella di essere universalistica e ancor prima cosmopolitica e di trovare nell’Uomo, a prescindere dalla sua etnia, credo religioso, condizione sociale e idealità politica le condizioni sostanziali per elevarsi spiritualmente. Ciò implica non di affermare che per un Massone ogni via da percorrere sia giusta, bensì di lasciare aperte le porte a una ricerca la più ampia possibile e che l’afflato all’elevazione nasca dall’uomo e non da un qualcosa a lui estraneo. Il Massone porta avanti un progetto che ipotizza un futuro possibile per l’umanità fondato sul riconoscimento del valore sia trascendentale che immanente insito nell’uomo. Pertanto, la Libera Muratoria si appella tanto alla ragione quanto al senso del sacro, ove l’uno è ragione d’essere dell’altro e l’insieme dei due è teso al perfezionamento, giacché la Massoneria non pensa teologicamente, non concepisce la Verità come qualcosa di superiore. Non viene ricercato, in altri termini, un qualcosa che è fuori dall’uomo, a lui superiore, che è compito teologico, ma si persegue l’universalità dell’uomo, lasciando al mondo profano il solo perfezionamento materiale e riservandosi quello spirituale attraverso un cammino iniziatico.

Anna Checcoli

L’articolo è tratto da Officinæ – Quadrimestrale internazionale di attualità, storia e cultura iniziatica, Anno XXXVI, n. 4, ottobre 2025.

Pubblicato in: Teorein
Tags: Deismo, filosofia, iniziazione, Teismo, Tolleranza religiosa

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