
«L’uomo nelle molteplici dimensioni dell’essere: spirituale, economico, etico, politico appare oggi sotto scacco. Consapevoli di questo dobbiamo mettere in campo il patrimonio valoriale di cui siamo portatori per comunicare e affermare un nuovo umanesimo, prima di tutto, come valore antropologico, che vive in simbiosi con l’evoluzione dei diritti dell’uomo, un umanesimo che sappia guardare al futuro nel continuo esercizio del pensiero critico, dell’antidogmatismo, nel pieno rispetto delle diverse fedi, religioni, credenze. Educare ogni individuo ad abitare la complessità».
Gran Maestro Romoli partirei da questa sua affermazione per chiederle un breve bilancio sull’esperienza della Versiliana. “La ricerca per un nuovo umanesimo” il tema dibattuto. Quale messaggio è emerso?
Abbiamo voluto correre il rischio di affrontare un tema impegnativo, perché credo sia un dovere morale, oltre che un’esigenza imprescindibile dettata dalla complessità della storia, lavorare per capire dove “corre” questa umanità atterrita. Umanesimo vuol dire equilibrato culto della memoria, rispetto della storia in una società schiacciata sul presente, capacità di trarre esempio dagli spiriti magni e la Libera Muratoria ne ha avuti tanti nello scorrere dei secoli. La ricerca, nella nostra prospettiva, vuol dire ispirarsi ai principi valoriali che contengono l’idea di futuro, di aperture, nel rispetto della dialogicità come metodo di avvicinamento alla verità, che mai la possiederemo.
Il metodo massonico è un aspetto su cui Lei ha insistito molto. Perché tanta attenzione?
Pochi conoscono la specificità e l’originalità del metodo massonico, che è la prima chiave di acquisizione della conoscenza. La nostra obbedienza si fonda sulla qualità e la continuità di un lavoro iniziatico, svolto con metodo simbolico in un contesto esoterico da donne e uomini liberi. Il lavoro iniziatico è finalizzato a introiettare principi morali, naturali, universali, il contesto esoterico presuppone la selezione di menti preparate alla sfida della complessità. Sottolineo il triplice legame: lavoro, metodo, contesto perché disvela la forza di una scienza che rispetta il soggetto e l’ambiente di riferimento, aspetto centrale nella concezione di un nuovo umanesimo rispondente alle dinamiche del tempo presente. Scienza ed etica
La responsabilità della scienza. Questione gravissima che si ripropone nella società che Ulrich Beck ha correttamente definito del rischio. Non ci può essere umanesimo se non matura un’etica della responsabilità a livello globale. Qual è la sua idea in proposito?
La questione dell’impegno morale e civile degli scienziati, che lei pone nella domanda, è decisiva e inaggirabile. Come ho più volte ribadito la Libera Muratoria promuove la ricerca del sapere come via per il miglioramento spirituale e morale dell’individuo e quindi del sociale. L’attenzione per le conseguenze della scienza devono, in quest’ottica, mantenersi al livello più alto possibile, tornando realmente al centro delle preoccupazioni dell’opinione pubblica. In questa dinamica assume rilievo decisivo l’ “antropologia filosofica” su cui si fonda la Libera Muratoria, che trova la sua ragion d’essere nella fratellanza vissuta come valore e nell’etica della responsabilità, la “stella polare” che deve guidare gli uomini di scienza nel cammino faticoso e affascinante della ricerca.
Tra le emergenze sul tappeto di questa fase drammatica della storia, il declino dell’Occidente preoccupa particolarmente nell’ottica di equilibri geopolitici che stanno mutando rapidamente. Le risposte delle classi dirigenti latitano, come uscire dall’impasse?
Stiamo assistendo a un paradosso: a fronte di un’agenda fitta di priorità, le istituzioni, che dovrebbero incarnare e trasmettere un’idea profonda del bene comune per gettare le premesse di una svolta da più parti invocata, non appaiono all’altezza del compito. Siamo messi a dura prova da questa profonda crisi di pensiero, esasperata dalla incapacità di lettura della complessità che ci circonda. Bisogna fare uno sforzo sul piano educativo per colmare questa incapacità. La Gran Loggia pone la precisa volontà di mettersi al servizio della donna e dell’uomo a fondamento dei suoi valori costitutivi. I nodi di tensione e le gravi contraddizioni che la storia presenta non accettano semplificazioni, serve uno sforzo costante e la responsabilità di tutti per dare un contributo di progresso. Il declino dell’Occidente cui lei accennava prima si sta vedendo nell’affanno dell’Europa dilaniata da guerre sanguinose che avevamo creduto facessero parte del passato.
L’emersione del sovranismo schizofrenico che contagia la leadership delle grandi democrazie, il neoimperialismo, l’affermarsi della logica liberticida che guida i governi delle grandi potenze economiche, non crede che siano un aggravante che rende il quadro ancora più incerto?
Siamo soli di fronte allo “spavento del presente”, come ha correttamente scritto Michele Serra. Il vecchio paradigma su cui si reggeva l’equilibrio geopolitico è saltato, tutto sembra precipitato: idealità, progetti, modelli. Tutto questo è una sfida per la Libera Moratoria perché non accade solo a livello macro, investe l’individuo, epicentro di una sofferenza causata dalla quantità e dalla velocità dei cambiamenti in atto, che subisce la progressiva erosione delle libertà faticosamente conquistate in secoli di lotte. Ma il fatto nuovo che più disorienta è l’alleanza tra potere e tecnologia, che hanno costituito un patto di ferro inquietante che sta a noi trovare il modo di regimentare. Sono convinto che serviranno strumenti ancora in larga parte da definire.
La Repubblica universale dei Liberi Muratori
Per ritrovare un equilibrio sostenibile sia sul piano geopolitico che economico, bisogna fondare il pavimento della civile convivenza su basi nuove. Da dove bisognerà ripartire?
Rispondo alla sollecitazione richiamando i contenuti della repubblica universale dei Liberi Muratori, utopia concreta che può guidarci, basata sull’idea di un mondo cosmopolita in cui le fedi possono dialogare senza pregiudizi. Il Grande Architetto dell’Universo che ha messo ordine al caos non ha etichette confessionali, è un Dio a cui tutti possono guardare con le proprie specificità, è un ancoraggio che dà speranza di poter superare i tanti conflitti che attraversano da Nord a Sud il nostro Pianeta. Tradotto sul piano storico dovremmo parlare della definizione di un “costituzionalismo globale”, quale utopia necessaria, impegnandoci a ritrovare uno spirito fraterno, che possa alimentare l’esercizio del pensiero critico e l’antidogmatismo. Le Logge sono sempre state un luogo di apertura e di accoglienza, perché vivono lo spirito di fraternità nel confronto e nella pratica quotidiana.
In assenza di un concreto impegno per la pace e di un allargamento della sfera dei diritti l’umanesimo assume le sembianze di una vuota etichetta. Quanto è concreto questo rischio?
È lì dietro l’angolo, ma non possiamo arrenderci. Proviamo piuttosto a orientare i nostri sforzi, incamminarci verso una “nuova paideia” volta a rigenerare l’amore per il confronto democratico, strumento sempre utile ad arginare il germe, sempre attivo, dei nazionalismi reazionari e dei riduzionismi identitari. Per questo voglio infine ribadire che è proprio la “comunità di destino” che (ce lo insegna il grande sociologo francese Edgar Morin in questa definizione) la condizione in cui viviamo, una condizione che ha bisogno di un nuovo umanesimo che sappia riconoscere a tutti, nessuno escluso, la dignità della piena umanità come potente rimedio contro l’odio che porta alla negazione dell’altro e alla limitazione del proprio progetto di vita.
Massimiliano Cannata


