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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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Un’eredità di luce. Cinquant’anni di Massoneria

Piero Luigi Restelli · 29 Maggio 2026

Nel numero 5 di Officinæ, la testimonianza del Gran Maestro Aggiunto Vicario Pietro Luigi Restelli, nel suo cinquantesimo anno di appartenenza alla Gran Loggia d’Italia, si offre come un invito alla riflessione sul valore del tempo donato e sulla responsabilità di custodire e trasmettere i principi: la Massoneria, ricorda, non è potere ma servizio, ma un cammino interiore fatto di disciplina, silenzio e dedizione.

Quest’anno ho compiuto cinquant’anni di appartenenza alla Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Cinquant’anni di cammino iniziatico vissuto all’interno di un’Obbedienza che ha fatto della libertà di coscienza, della laicità dello Stato, della centralità dell’Uomo e della ricerca incessante della Verità i propri cardini irrinunciabili. Scrivo queste righe con nessuno scopo autocelebrativo, ma per rendere testimonianza a un percorso condiviso. Un percorso che appartiene a molti Fratelli, a coloro che hanno camminato con me, prima di me e dopo di me, sotto le Colonne della Gran Loggia d’Italia. In Massoneria nulla è davvero individuale: ogni passo è intrecciato a quello degli altri, ogni conquista è il frutto di un lavoro corale, libero e consapevole.

La ricchezza del tempo e il valore del servizio

Se c’è un bene che la Massoneria della Gran Loggia d’Italia mi ha insegnato a riconoscere come il più prezioso, questo è il “tempo donato al servizio”. Il tempo sottratto al rumore del mondo profano per essere restituito alla riflessione, allo studio simbolico, all’ascolto fraterno e all’impegno etico. È il tempo che abbiamo dedicato alla nostra Comunione, ad averla resa viva, credibile e feconda. È il tempo che ciascuno di noi ha offerto, che ha permesso di scolpire, con il cesello della morale laica, il nostro essere, la nostra coscienza civile, la nostra responsabilità verso la società. A tutti coloro che hanno saputo donare tempo alla Gran Loggia d’Italia va il mio più profondo ringraziamento. È grazie a questa dedizione silenziosa che si costruiscono legami solidi tra i Fratelli e si affermano, giorno dopo giorno, i principi etici e morali che caratterizzano la nostra Obbedienza. «L’eredità entro cui siamo immersi non è possesso, ma responsabilità». In cinquant’anni ho compreso una verità essenziale: “i valori massonici non ci appartengono”. Noi non li possediamo, li custodiamo. Li abbiamo ricevuti in consegna per trasmetterli, arricchiti dall’esperienza e purificati dall’esempio. Ognuno di noi lascia un segno, piccolo ma indelebile: una traccia nel DNA della Massoneria. Nessuno costruisce l’intero Tempio, ma tutti contribuiamo alla sua edificazione. Le nostre azioni, anche quando imperfette, diventano pietre utili per chi verrà dopo di noi. Tutti operano, agiscono, cercano il bene; talvolta inciampano nel limite e nell’errore. Ma nulla va perduto se vissuto con rettitudine di intenti: tutto può trasformarsi in materia di crescita e di consapevolezza.

La centralità dei giovani

E a voi giovani, Fratelli della Gran Loggia d’Italia, che avete da poco bussato alla porta del Tempio, desidero rivolgermi con particolare intensità. Non abbiate fretta di arrivare. In Massoneria non esistono traguardi definitivi, né carriere da inseguire. Esiste solo il cammino interiore, fatto di disciplina, di studio, di silenzio e di servizio. Coltivate il dubbio, non l’arroganza delle certezze. Imparate ad ascoltare prima di parlare. Ricordate che nella Gran Loggia d’Italia l’unica vera autorità è l’autorità morale di chi serve senza chiedere nulla in cambio. Chi desidera essere riconosciuto, impari prima a essere utile. Chi aspira a guidare, impari prima a camminare accanto agli altri. La Massoneria non ha bisogno di protagonisti, ma di costruttori pazienti e coerenti. Rimanete fedeli ai valori della libertà, della tolleranza, del rispetto dell’altro e della responsabilità civile. Portate fuori dal Tempio ciò che avete appreso al suo interno, affinché la Massoneria non resti un rito vuoto, ma diventi testimonianza viva nella società. Non lo dimenticate mai: siamo tutti Apprendisti, qualunque sia il nostro grado o la nostra anzianità.

“Camminare insieme” nell’unità dei principi

Commemorare cinquant’anni di appartenenza alla Gran Loggia d’Italia è motivo di gioia non solo personale, ma collettiva. È la celebrazione della bellezza e della necessità del camminare insieme, nella diversità delle sensibilità e nell’unità dei principi. In questo momento di bilancio desidero ricordare tutti coloro che, nel corso di questi lunghi anni, hanno condiviso con me questo percorso iniziatico: Fratelli vivi e Fratelli passati all’Oriente Eterno, che hanno contribuito con impegno generoso, discreto e competente a un’opera grande e mai scontata. La responsabilità collegiale di ciascuno di noi va riconosciuta e valorizzata. Il mondo che siamo chiamati ad amare e servire, anche nelle sue contraddizioni, chiede oggi alla Massoneria italiana lucidità, ascolto e capacità di incidere con l’esempio. Una grande Massoneria è una Massoneria dell’ascolto. Ascoltare è più che sentire: è riconoscere che ciascuno ha qualcosa da imparare, prima ancora che da insegnare.

Un “tramonto” che va “oltre”…

Compiere cinquant’anni di Massoneria è come giungere a un tramonto: una luce pacata, matura, priva di clamori, ma ricca dei frutti raccolti lungo il cammino. Eppure, per il Massone della Gran Loggia d’Italia, il tramonto non è mai fine. È promessa. È preludio a un’altra alba. Perché il tramonto del Massone è un’alba che non conoscerà sera. È vero: il tramonto è l’ora della mercede. Ma per chi ha lavorato è anche l’ora della corona, e dunque del ringraziamento. «Ti è vietato terminare l’opera. Il tuo dovere è compiuto. Il tuo palazzo resterà maceria per un nuovo costruttore». Queste parole racchiudono il senso più profondo del nostro impegno massonico. A noi non è chiesto di concludere l’opera, ma di continuare a costruire, sapendo che nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Il nostro vero compito è custodire e trasmettere. Continuare l’opera senza presunzione, costruendo il Tempio interiore con giuste proporzioni, correggendo i nostri difetti con il cesello della morale. Solo così, nel nostro cammino umano e civile, potremo contribuire al miglioramento continuo della società e alla sua perenne trasformazione. A tutti voi, Fratelli della Gran Loggia d’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, dico grazie. Grazie per il tempo che avete dedicato e che continuate a dedicare alla nostra Comunione. Il cemento unisce i mattoni, l’unità d’intenti salda i Massoni. Che il nostro percorso di Luce possa continuare ancora a lungo.

Tutti noi, ieri come oggi, rimaniamo per sempre Apprendisti.

di Piero Luigi Restelli
Gran Maestro Aggiunto Vicario della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M.

Il numero 5 di Officinae è disponibile per la lettura online a questo indirizzo: https://www.granloggia.it/officinae-2025-nr-5/

Pubblicato in: Testimonianze
Tags: Etica, massoneria, percorso iniziatico, servizio, tempo, testimonianza, Tradizione, valori

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