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Gran Loggia d'Italia degli ALAM

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Massoneria di Rito Scozzese Antico e Accettato

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Il fenomeno religioso nella società Post-secolare

Antonio Binni · 9 Gennaio 2026

Il divieto di parlare di politica e religione in Loggia rappresenta una delle regole più importanti e rigorose della tradizione massonica, posta a tutela dell’armonia e della fratellanza. Tale principio, tuttavia, non esclude la riflessione critica, poiché il divieto riguarda unicamente la contrapposizione partitica e confessionale, non già l’analisi del fenomeno religioso come fatto umano e universale. La religione, infatti, in ogni civiltà e in ogni epoca storica, ha accompagnato l’uomo nelle sue domande più profonde sulla vita, sulla sofferenza e sulla morte. Il suo straordinario potenziale simbolico ed etico la rende, per ciò stesso, degna della massima attenzione da parte della Libera Muratoria, da sempre impegnata nello studio di tutto ciò che appartiene alla mente e allo spirito umano. Su questi temi si concentra il contributo del Gran Maestro Onorario della Gran Loggia d’Italia Antonio Binni, che invita a una lettura non dogmatica ma autenticamente massonica del rapporto tra tolleranza, religione e libertà di pensiero.

Fra le prime regole che si apprendono quando si è cooptati in Massoneria, vi è quella, di certo fra le più importanti e rigorose, secondo la quale, in Loggia, sussiste il divieto di parlare di politica e religione perché il confronto polemico, sia sull’una, che sull’altra, finirebbe inevitabilmente per incidere in termini negativi sulla fratellanza inficiando l’armonia che deve invece sorreggere i lavori di Loggia. La norma per la sua perentorietà tassativa, assume le sembianze dell’assioma, anche se andrebbe ricordato che persino le verità più evidenti non sfuggono alla possibilità d’interpretazione, considerato che lo stesso broccardo in claris non fit interpretatio è pur sempre il risultato di un’attività ermeneutica. È allora di tutta evidenza che la portata del divieto è circoscritta unicamente alla contrapposizione partitica, da un canto e, confessionale, dall’altro, considerato che il principio di tolleranza impone di non parteggiare per questo o quel partito, per questa o quella religione.

Tutto questo appare più che sufficiente per fondare la piena legittimità di un’analisi del fenomeno religioso come fatto autonomo e distinto da tutte le altre manifestazioni dello spirito. Ed è su questo tema che intendiamo riflettere, per almeno due motivi oggettivamente determinanti. Il primo. Il fenomeno religioso è un fatto tipicamente umano, oltreché universale. Umano perché «le bestie non hanno religione» (così L. Feuerbach, all’inizio della Essenza del cristianesimo [1841]). Universale, perché non esiste praticamente tribù, città o Stato senza una qualche forma di religione. Il che già ex se costituisce motivo più che valido per affrontare il tema. Il secondo. Anche l’ateo più agguerrito non può negare che la religione ha sempre saputo articolare con ineguagliata profondità esigenze legate alla finitudine, alla contingenza, alla malattia, alla morte.


Edmund Husserl. CC 1.0 Universale

Questo eccezionale potenziale espressivo e soprattutto etico rende il fenomeno religioso degno della massima attenzione. A ben considerare vi è poi un ulteriore e non meno valido motivo a legittimare la trattazione dell’argomento. Il fenomeno religioso, oltre a essere umano e universale, è infatti un dato persistente, perché la religione è sempre sopravvissuta attraverso i millenni. Nonostante la negativprevisione dell’Illuminismo, che ne aveva profetizzato la morte sia pure poco a poco con il progredire della scienza e della tecnica, oltre che con l’innalzamento del livello culturale ed economico dei popoli. Quando è vero invece – come hanno sottolineato parecchi sociologi – che la religione non solo persiste, ma ha perfino ampio successo sulla maggior parte del mondo, assumendo, talora, perfino il carattere del fondamentalismo. Sicché il secolarismo tipicamente europeo sembra piuttosto una autentica anomalia, se non, addirittura, una singolare eccezione. Il che interroga – e preoccupa – nella società “post-secolare” per definizione plurale perché multietnica e multi-religiosa. Da qui la necessità di fissare alcuni criteri di orientamento dettati da principi autenticamente massonici.

I criteri di orientamento della Libera Muratoria

Fedeli al prevalente valore della libertà, siamo profondamente convinti che l’identità politica dei cittadini delle democrazie avanzate non abbia bisogno di basarsi sull’appartenenza a una nazione definita da lingua, cultura, o tratti etnici, dovendo all’opposto fondarsi sui principi costituzionali dello stato democratico di diritto. Ne consegue, in primis, sul piano personale, che la religione esige rispetto e anche una disposizione all’apprendimento perché la religione può continuare a fornire motivi per agire secondo la morale, oltre che per stabilire rapporti di solidarietà. Nell’ambito della società plurale e democratica – il “mondo della vita”, per dirla con Husserl – tutti debbono poi potere professare il loro credo ben potendo argomentare le proprie posizioni politiche facendo ricorso a questi fini anche alle dottrine religiose e ai loro rispettivi insegnamenti. In società sempre più multiculturali e in un mondo di flussi migratori incessanti, solo così è infatti possibile evitare la discriminazione e la segregazione di gruppi culturali per i quali la religione è molto importante. Il che – in altre parole – vuole dire poi che gli immigrati musulmani saranno integrabili nella società occidentale non a dispetto della loro religione, ma soltanto con essa in piena armonia. Una società civile e democratica non può obbligare l’uomo religioso a scindere le sue convinzioni più profonde. Gli si deve pertanto permettere di partecipare alla formazione dell’opinione politica con suggerimenti, proposte e quant’altro di costruttivo utile allo scopo facendo riferimento anche alle proprie dottrine sacre, oltre che al proprio linguaggio religioso. Su di un piano di assoluta parità. Senza perciò che, da ciascun gruppo sociale, si sia costretti a rinunciare alle sorgenti della propria identità e del significato profondo soprattutto simbolico che riveste ogni religione per il gruppo che la osserva. Con beneficio di tutta la comunità perché questo atteggiamento reciprocamente rispettoso è tale da rafforzare lo stesso principio della libertà religiosa.


Ludwig Feuerbach. CC 1.0 Universale

Il ruolo sociale della religione

In via sinteticamente conclusiva si può dire che la rivendicazione del ruolo sociale della religione è tesi oggettivamente apprezzabile non solo perché costituisce un indubbio strumento di pace necessario alla società civile per garantirsi armonia, ma anche perché presenta il pregio, invero tutt’altro che secondario, di ampliare gli spazi di solidarietà sociale contro il potere tirannico dello Stato e – soprattutto oggi – del mercato. Uno Stato laico, nel quale convivono religioni e mentalità secolari è inoltre modello poi oltre modo raccomandabile perché, e le une, e le altre, possono imparare dal rispettivo scambio di argomenti e, così, reciprocamente arricchirsi nell’armonia e nella pace sociale. Appare dunque auspicabile che questa prospettiva si possa affermare secondo – per altro – una linea di pensiero autenticamente massonica, com’è noto, sempre aperta a ogni valore trascendente tale da rendere ogni uomo, sempre più pienamente umano, perché dotato di una umanità completamente liberata.

Antonio Binni

Pubblicato sul numero 4 di Officinae (Anno XXXVI • Ottobre 2025)

Pubblicato in: Il nostro tempo
Tags: Etica, libertà di pensiero, pluralismo, religione, Tolleranza

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