Mario Bogliolo
Gran Maestro ad interim nel 1986-1987, Mario Bogliolo raccolse il testimone dopo la scomparsa di Giovanni Ghinazzi, guidando l’Obbedienza con rigore, sobrietà e senso del dovere. Figura di riferimento nella ricostruzione della Comunione nel Nord Italia, incarnò una Massoneria fondata su etica, coerenza e integrità morale.

Gran Maestro ad interim – 1986-1987
Dopo la scomparsa di Giovanni Ghinazzi nel novembre 1986, Mario Bogliolo assunse con equilibrio e fermezza la guida della Gran Loggia d’Italia per alcuni mesi, in qualità di Gran Maestro ad interim. Uomo di grande dirittura morale e coerenza, fu punto di riferimento nel delicato passaggio di consegne, mantenendo salda l’Istituzione in un momento di transizione.
Già figura centrale per lo sviluppo della Massoneria in Piemonte e stretto collaboratore di Ghinazzi, fu tra i protagonisti della ricostruzione dell’Obbedienza negli anni della sua rinascita. Animato da un profondo senso del dovere e da una concezione etica rigorosa, Bogliolo fu maestro esigente e rispettato, sempre pronto a guidare senza compromessi, con sobrietà e senso di responsabilità.
Rifiutò logiche di compromesso e accordi opachi, incarnando un ideale di leadership basata sull’esempio personale e su una visione morale della vita massonica e profana. La sua azione restò improntata a coerenza e dedizione, tanto da essere ricordato come “il primo grande Maestro”, capace di svelare con pazienza e rigore i segreti dell’arte muratoria e di rappresentare per molti Fratelli un esempio da seguire.

