Patriota, pastore evangelico, filantropo e protagonista della storia della Massoneria italiana.
Saverio Fera nacque a Petrizzi, in provincia di Catanzaro, il 6 gennaio 1850. Cresciuto in un ambiente familiare ispirato agli ideali di libertà e giustizia, a soli sedici anni si unì ai «Cacciatori delle Alpi» di Garibaldi, partecipando alla Terza Guerra d’Indipendenza. Dopo l’esperienza militare, colpito dalle condizioni di arretratezza culturale e sociale del Meridione, nel 1872 abbracciò il metodismo wesleyano, divenendo pastore evangelico nel 1877.
Attivo tra Napoli, Palermo e Firenze, dedicò gran parte della propria vita all’evangelizzazione, alla solidarietà e all’impegno civile. A Palermo si distinse durante l’epidemia di colera per la sua opera di soccorso, ricevendo la medaglia d’argento di benemerenza alla salute pubblica e la Croce di Cavaliere della Corona d’Italia. Promosse inoltre iniziative educative e assistenziali, tra cui una scuola e la «Croce Bianca». Nella città siciliana fu iniziato alla Libera Muratoria.
Trasferitosi a Firenze nel 1890, proseguì l’attività religiosa e culturale, affermandosi anche nella Massoneria. Appartenne alla Loggia «XX Settembre», della quale fu Maestro Venerabile, e si riconobbe nella corrente degli «spirituali», contraria all’eccessivo coinvolgimento dell’Istituzione nelle vicende politiche.
Divenuto una delle figure di riferimento del Rito Scozzese Antico ed Accettato, nel 1906 assunse la carica di Luogotenente Sovrano Gran Commendatore. Fu protagonista della scissione massonica del 1908 e della successiva ricostruzione della Massoneria scozzese italiana. Il 21 marzo 1910, in occasione dell’equinozio di primavera, fondò la Serenissima Gran Loggia d’Italia, della quale fu il primo Gran Maestro.
Sotto la sua guida, la nuova Obbedienza, che aveva stabilito la propria sede a Roma in via Ulpiano 11 e disponeva del periodico Bollettino Massonico, conobbe una rapida espansione. Nel 1915 contava circa 5.000 Fratelli riuniti in oltre 85 Logge. Particolarmente intensa fu anche l’attività internazionale: nel 1912, alla Conferenza dei Supremi Consigli del Rito Scozzese riunita a Washington, il Supremo Consiglio da lui guidato ottenne un importante riconoscimento, consolidando le proprie relazioni con le istituzioni massoniche estere.
Il suo impegno rimase profondamente ispirato a ideali spirituali, umanitari e filantropici. Anche durante il terremoto di Messina del 1908, una delle prime squadre di soccorso giunte nella città proveniva dalla Loggia «Palermo», appartenente alla Comunione da lui guidata.
Morì a Firenze il 29 dicembre 1915 e fu sepolto nel cimitero evangelico degli Allori. Sulla sua tomba un’epigrafe lo ricorda come «Patriota, pensatore, Sovrano Gran Commendatore della Massoneria Italiana», testimoniando una vita dedicata agli ideali di libertà, alla ricerca spirituale e al servizio del prossimo.

