Grande successo per la Lectio Magistralis di Paolo Mieli al Teatro Piccolo Eliseo di Roma

Platea delle grandi occasione al Teatro Piccolo Eliseo di Roma venerdì 24 novembre per la Lectio Magistralis di Paolo Mieli, storico ed editorialista del Corriere della Sera dedicata alla storia della massoneria moderna in occasione del trecentesimo anniversario

La serata è stata aperta da Antonio Binni, Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M, l’obbedienza massonica di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi che ha organizzato l’evento, un omaggio alla città di Roma e alla storia d’Italia.

“E’ un avvenimento di grande rilevanza per noi – ha detto il Gran Maestro salutando il pubblico presente in sala e quello che ha seguito la serata dalla sede della Gran Loggia d’Italia di Roma - perché quest’anno celebriamo i 300 anni della massoneria moderna. Un traguardo importante, un punto d’arrivo significativo: 300 anni di libero pensiero, di fraternità, di libertà, di solidarietà, il sogno continuo di dare al mondo un contributo per renderlo più umano più giusto, più solidale. Al centro di questo evento c’è la storia della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. – ha aggiunto Antonio Binni - una storia fatta di cultura, di uomini, di martiri. E se stasera abbiamo rotto la nostra abituale riservatezza, è perché vogliamo che il contributo della massoneria nella storia d’Italia sia conosciuto, perché non è un contributo utopico, ma un programma di lavoro e un progetto di vita che noi viviamo ogni giorno”.

Dopo i saluti del Gran Maestro è iniziata la Lectio Magistralis di Paolo Mieli, un viaggio nella storia contemporanea italiana passando per l’Unità d’Italia e la nascita del Risorgimento, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, la Resistenza fino ad arrivare ai giorni nostri. “Sulla massoneria c’è stata una demonizzazione che non può non essere osservata dagli storici. Uno dei motivi per i quali una corretta storia della massoneria non è stata ancora scritta, è perché finora nella cultura delle persone che non ne fanno parte c’è un senso di colpa per la scarsa sensibilità rispetto alle ingiuste persecuzioni subite in questi 300 anni. Il sacrificio della Massoneria durante il fascismo – ha osservato Mieli - non è stato minore di altre associazioni politiche con l’aggravante che la Massoneria non era una associazione politica.  Anzi - ha aggiunto lo storico - nel 1909 c’è stata una scissione proprio per gli eccessi di compromissione con la politica. Fu una scissione importante, una scelta etica, come se chi volle questa divisione capisse, con un anticipo di 100 anni, cose che sarebbero potute avvenire dopo”.

 

Nel corso della Lectio Paolo Mieli ha ricordato il Gran Maestro Giovanni Ghinazzi e la sua scelta lungimirante di consentire dal 1958 l’ingresso in massoneria alle donne. Così come l’estraneità della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. nella vicenda della P2: “Il fatto che non si sia operata una distinzione nei vostri confronti – ha sottolineato - è una brutta pagina della storia”.

Parlando dei rapporti tra Chiesa e Massoneria, lo storico ha ricordato il ruolo di Paolo VI: “Sotto di lui diverse conferenze episcopali, a partire da quella tedesca, cominciarono a distingue tra massoneria e chi agiva contro la chiesa o cospirava contro di essa”, una distinzione che è stata importante, ha aggiunto Paolo Mieli che ha anche ricordato la lettera aperta ai Fratelli Massoni del Cardinale Gianfranco Ravasi per il dialogo e i valori comuni, “non ci sono parole – ha quindi commentato - che giustificano scomuniche o pena di morte”.

Infine, facendo riferimento all’attualità e alle vicende legate alla Commissione Parlamentare Antimafia Mieli ha osservato: “La storia della massoneria è una storia articolata e complessa dove ci sono molti soggetti. Trattarla come una organizzazione criminale nel suo insieme contiene una riproposizione dei giudizi più arcaici, più reazionari della storia di questi 300 anni. L’idea – ha concluso lo storico - che un’intera organizzazione che ha questa complessità venga trattata con il modo di fare di ogni erba un fascio è un modo che non va bene nella cultura moderna”.