Origini

“L'uomo è sempre stato un costruttore, e in nessun luogo ha svelato se stesso in modo più significativo che nelle sue costruzioni […]. Quando ci troviamo dinanzi ad esse – si tratti di una capanna di fango, della casa di un abitante delle scogliere, di una Piramide, del Partenone o del Pantheon – ci sembra di leggere nella sua anima. Il costruttore può essere scomparso, forse in epoche lontane, ma ha lasciato qualcosa di sé: le sue speranze, le sue paure, le sue idee, i suoi sogni […]. Le sue costruzioni hanno sempre un riferimento al sacro. Rivelano un vivido senso dell'invisibile. L'uomo ha sempre cercato di costruire verso il cielo, incarnando il suo sogno nella pietra.” (J. Fort Newton).

E' certo attestata in ogni epoca la sacralizzazione dell'arte muratoria, in ogni contesto culturale tradizionale. Così, le origini della moderna Massoneria speculativa rimandano alle pratiche e ai valori di quella operativa, le cui radici affondano nella notte dei tempi. E di essa ci resta un intero universo di esperienze, di cui il tempo ha conservato tracce ovunque. Anche di recente c'è stato chi ha voluto trovare memoria della Massoneria speculativa in quei tanti ricordi di epoche passate, quando ancora essa non esisteva, ma quando già i mastri muratori edificavano splendidi edifici e monumenti solenni ed imponenti in ogni parte del mondo. Possiamo immaginare quindi un ideale legame fra questi antichi artisti e le strutture megalitiche di Stonehenge, e quindi con la tradizione druidica di cui era presumibilmente un tempio, o, ancor prima, con la piramide di Cheope, in Egitto.

Dall'Egitto e dalla tradizione ebraica ci viene peraltro la leggenda dell'artefice del Tempio di Salomone, Hiram, che tanta importanza simbolica ha nella tradizione massonica. Ma più in generale molto della ritualità libero-muratoria rimanda proprio alla tradizione biblica ed egizia. Se vogliamo però uscire dal mito ed entrare con maggiore sicurezza nella storia, possiamo fare riferimento alle Corporazioni muratorie di età romana (Collegia fabrorum). Sorte in epoca regia, queste corporazioni si caratterizzarono per la capacità di conciliare interessi diversi, attraverso assemblee e cerimonie festive e religiose, grazie alle quali fu possibile spegnere ogni contrasto che opponeva fazione a fazione nella società primitiva. I Collegia fabrorum ebbero alterna fortuna nel corso della secolare storia di Roma, ma ciò che più è notevole è il carattere di sacralità attribuito dai suoi membri alla muratorìa, come è anche attestato dalla simbologia - non a caso massonica ! - testimoniata da alcuni mosaici pompeiani che illustrano un rito di morte e di rinascita.

Tale simbologia non lascia dubbi sulla valenza simbolica attribuita dagli antichi muratori ai loro stessi attrezzi di lavoro, e ci illuminano sullo stretto nesso metaforico fra operatività e speculazione etico-filosofica già in epoca pre-cristiana. La tradizione muratoria non si perde con la caduta dell'impero romano, anche se per molti secoli sembra tacere. Alle soglie del secondo millennio, infatti, riappare con ancor maggior fulgore, di pari passo con il sorgere un po' ovunque - nell'Europa cristiana - di chiese e cattedrali ad opera di liberi muratori che tali erano, pare, in forza di una bolla papale che concedeva loro il privilegio di muoversi liberamente per tutto il continente. Fieri e gelosi di questa libertà così rara e inusitata in quei tempi di servitù e vassallaggio, i maestri muratori dell'XI secolo coltivarono quindi fin da allora il culto e il valore supremo di questo loro privilegio, su cui radicarono la propria identità e la propria particolarità.

Al loro interno le gilde si strutturavano in tre gradi: gli apprendisti, che imparavano l'arte osservando e preparando i materiali; i compagni d'arte, che operavano fattivamente nell'edificazione delle opere; infine i maestri, che progettavano e sovrintendevano ai lavori.

Ad essi si devono le straordinarie cattedrali romaniche e gotiche che sorsero nel corso di almeno tre secoli in ogni angolo del mondo cristiano; ad essi si ricollega il sorgere delle abbazie cistercensi, di cui fu iniziatore quel Bernardo di Chiaravalle che non poco contribuì alla nascita e all'affermazione dell'Ordine monastico militare dei Templari, a cui, ancora una volta, tanta parte della tradizione della Massoneria si richiama.