Massoneria operativa

Nel periodo compreso tra 5° e l'11° secolo i documenti scritti in genere sono rarissimi – ivi inclusi quelli sulle confraternite di mestiere, che pure, anche nelle forme vicarie del Compagnonaggio, furono straordinariamente importanti nella vita, nella storia e nell'arte dell'Europa medioevale. Poche sono dunque le fonti dalle quali si è ricostruita la vicenda delle Massonerie operative. Tuttavia, dagli storici sono citati, tra le comunità che sorgono in nord Europa attorno alle culture celtiche, i Culdei, sorta di monaci-muratori, dai quali alcuni storici della Massoneria come C. Jacques fanno derivare elementi di tradizione come il grembiule di pelle o il maglietto.

Secondo E. Bonvicini, che ne accenna diffusamente in uno studio sulla M. antica, importanti nella diffusione della Libera Muratoria furono anche gli ordini cavallereschi o monastici che intrapresero grandi opere – chiese, monasteri, castelli – nel corso della propria storia. Insieme ai Magistri Comacini, la cultura del sesto secolo D.C. vede il sorgere anche della comunità benedettina, in cui il monaco concilia lavoro e preghiera e costruisce edifici sacri accanto ai refettori ed ai laboratori. Ma anche nell'impero d'Oriente, a Bisanzio, le confraternite muratorie sono presenti e sviluppano ricche tradizioni iconografiche.

Va sottolineato che le confraternite, di grande importanza a quel tempo, non sono semplici corporazioni in quanto, oltre a raggruppare coloro che esercitano un'arte, trasmettono anche, agli iniziati, insegnamenti etici e spirituali. L'impulso all'edificazione delle Cattedrali lungo tutto il Medio Evo è nodale per comprendere l'importanza ed il peso che assume – in un tempo senza fonti scritte, scuole, stati – la comunità itinerante, libera da tributi, aperta a diverse genti ed esperienze, della confraternita muratoria. Esercita un'arte tra tutte capitale nella cultura medioevale, trasmette sia cultura generale che del mestiere, tramanda precetti, nozioni pratiche di inestimabile valore, è depositaria di iconografia sacra e profana di molteplice fonte….

E' inoltre un nucleo di forte riconoscimento sociale e culturale, e ha (in un tempo senza leggi scritte) proprie norme e gerarchie… Depositari di “segreti” edificatori noti ai soli adepti (proporzioni di forma, per gli equilibri statici, di orientazione secondo norme astronomiche e non solo delle opere murarie…) i Maestri Muratori vanno da un luogo all'altro senza troppi impedimenti, creando una cultura transnazionale e sincretica, tracce della quale sono visibili nelle chiese romaniche attorno alle Alpi e fino ai Pirenei, nelle costruzioni sacre e profane dell'Italia centro-meridionale, fino alle cattedrali gotiche. Da questa insolita – per il tempo – libertà di movimento, questi artigiani prendono progressivamente la denominazione di “Liberi muratori”, poiché senza vincoli sono disposti a trasferirsi dove si aveva bisogno di loro. Si dice che la prima comunità muratoria a darsi statuti fosse quella tedesca di Magdeburgo nel IX° secolo, ma non ne restano documenti.

Nel 10 ° secolo prende comunque l'avvio la costruzione di molte grandi cattedrali, tra cui quella di Cluny. Monumenti non solo alla fede, ma anche alla sintesi di conoscenze iniziatiche, queste sono spesso traduzione in pietra del messaggio dell'antica Arte Reale. Ambita, onorata, rispettata, tanto che il figlio di un re inglese, Edwin figlio di Athelstan, ammesso dietro sua richiesta in una confraternita di muratori, istituisce secondo la tradizione una Gran Loggia a York, e sceglie tre simboli per distinguerla: una cazzuola, un compasso ed una squadra. Simboli analoghi sono facilmente rinvenibili in numerose opere e in tombe di architetti e maestri d'arte. Quella massonica era una aristocrazia dell'arte di edificare che non contava membri numerosi: in ogni cantiere di cattedrale c'erano dai 20 ai 40 Maestri muratori, mentre le altre maestranze erano perloppiù locali. Ma erano ammesse anche le vedove dei maestri, in quanto eredi dei loro diritti. I Compagni ed i Maestri avevano a disposizione spazi coperti, a fianco del cantiere principale, detti “logge” (erano spesso portici o tettoie) e nei quali era inibito l'accesso ai non massoni.

Documenti francesi della metà del '200 ricordano che i Muratori sono detentori di un segreto, che prestano giuramento per essere ammessi e che per tradizione celebrano con un banchetto presso il Gran Maestro dell'ordine il loro ingresso nella confraternita. Una delle più note confraternite muratorie operanti in Italia è quella dei Magistri Comacini- il nome deriverebbe da “cum machinis” o da “comacinaues” (compagno di officina) Presenza documentata dall'7° al 14° sec., la fratellanza edifica chiese famose ancora oggi, e trasmette sul territorio tradizioni antiche, risalenti forse a quelle dei “collegia” romani. Due editti di età longobarda ne regolano l'attività, e stabiliscono un prezzo per il loro lavoro. La cosiddetta “Carta di Bologna”, documento del 1248 che elenca i principi della corporazione muratoria della città, precisa che in essa erano accettati soltanto maestri d'arte, i quali avevano potestà di accogliere apprendisti e di istruirli per quattro anni, e potevano ricevere l'ammissione (o iniziazione) una sola volta.

In Francia come in Inghilterra o nella Pianura Padana, sono per tutti i “franc maçons” o “free masons” coloro che lavorano la pietra “libera” – liberata dalle impurità. Cioè non più grezza; ma squadrata. L'accettazione Il tempo delle Confraternite – lunghissimo, se si pensa che copre nove secoli – è quello in cui dell'Architettura, per come era stata definita e regolata dagli antichi Romani, si è persa notizia e documentazione. Solo dal 15° secolo il ricupero dei testi latini e greci permette di saldare la nuova impostazione estetica che si è andata elaborando in Italia con una idealizzata classicità. Per quei nove secoli, arte ed architettura sono tradizione orale gelosamente custodita, ed insegnamento da maestri ad allievi. Le confraternite ammettevano tuttavia anche membri non strettamente operativi: in auge in confraternite elitarie, cioè riservate ai soli Maestri, questa “accettazione” tendeva, a seconda delle epoche e dei paesi, ad accogliere appartenenti ad Ordini cavallereschi, cadetti di nobili famiglie, artisti, protettori del sapere, letterati. La complessità delle opere che queste confraternite erano chiamate a realizzare, fulcro e sintesi di tutte le arti, della società e della cultura del tempo, quasi imponevano apporti di questo tipo. Ed “accettavano” talvolta – come citato nel caso di re inglesi - persone che apportassero l'autorevolezza di una carica istituzionale. E' inoltre documentato che l'ammissione doveva essere votata dagli appartenenti. Al di là del dato puntuale, comunque, è rilevata a fasi alterne fino al 16° secolo la tradizione dell'appartenenza a confraternite massoniche di chi si dedica allo studio delle scienze o all'arte della costruzione (soprattutto in Inghilterra e Francia). L'architetto Inigo Jones, per citare solo un nome, era ancora al suo tempo appartenente ad una loggia di “freemasons”; molti personaggi di spicco, nell'Inghilterra del '600, registrano in diari e corrispondenza la propria iniziazione a logge. Personaggi di buona levatura morale, sociale ed intellettuale sono ammessi ed iniziati nelle confraternite “come se” fossero muratori.

Quello che cercano è, probabilmente, per converso, un circolo in cui esercitare collettivamente riflessione e confronto etico, o un contatto con la tradizione di un sapere che sta scomparendo dal patrimonio della cultura occidentale. Per ben comprendere ciò occorre tracciare un quadro della cultura di quell'epoca. Il contesto culturale Il quadro di riferimento è magmatico: l'Europa del 16° e 17° secolo è travolta da guerre dinastiche e di religione, dalla lotta tra riforma e controriforma, dagli sconvolgimenti economici e sociali determinati dalle scoperte geografiche e dall'inizio delle colonizzazioni e dell'industrializzazione, dalla crisi del modello sociale e culturale che aveva improntato tutta l'età medioevale. La rilettura e la rivalutazione dei testi greci ricevuti dall'oriente rimettono in circolazione idee e modelli culturali dimenticati dalla cultura occidentale – quali l'ermetismo o il platonismo. Per tutto il 500 e buona parte del '600 il sapiente è colui che concilia conoscenze di cabala, astrologia, magia naturale, matematica pitagorica, alchimia, con le nuove scoperte mediche, astronomiche e scientifiche. Newton si dedica ad esperimenti alchemici così come Paracelso ha intuizioni fondamentali per il progresso della medicina. Nascono e fioriscono accademie di Umanisti che diffondono – spesso subendo persecuzioni – principi di tolleranza scientifica e religiosa che appaiono ancor più straordinari, considerati i tempi. Campanella conosce lunghi anni di carcere, G.B. della Porta viene perseguitato come mago dall'Inquisizione, mentre Comenius invita gli uomini alla pansofia ed alla edificazione del Tempio della Sapienza sulla base dei Principi stabiliti dal Creatore dell'Universo.

In un estremo sforzo sincretico, Giordano Bruno propone modelli cosmogonici che prevedono il concetto di infinito e traduce l'ars memorandi classica insegnata nei conventi in capacità di attingere a conoscenze superiori meditando su simboli…Come molti dotti del suo tempo, potendo insegnare in Latino, migra dalla Francia all'Inghilterra alla Germania all'Italia, dove sarà carcerato e arso vivo dall'Inquisizione. Come ha fatto rilevare, sebbene solo per elementi indiziari, la studiosa inglese Frances Yates, è negli anni immediatamente seguenti quel passaggio che si registrano influenze della cultura bruniana ed ermetica sia in àmbito britannico che francese o boemo. E' di quel tempo la misteriosa comparsa dei manifesti dei Rosa+ Croce, o la pubblicazione di opere, quali quelle di Robert Fludd, che riprendono la tradizione del Teatrum Memoriae di Giulio Camillo come luogo di induzione della conoscenza attraverso la presenza di simboli codificati.