Luigi Danesin

di Anna GIACOMINI

Luigi Danesin

Gran maestro fino a 01 dicembre 2007

Con il suo accento veneziano ispira subito un senso di nobile cordialità. Si dice che i veneziani siano "gran signori" e il caso di Luigi Danesin ne è la prova evidente. Dopo tre anni di intensa collaborazione dovendone dare una descrizione possibilmente sintetica non posso fare a meno di dire "gran signore". 

Durante il primo triennio di Gran Magister

o il suo amore per il decoro si è espresso in molti modi. Per prima cosa avendo intuito le potenzialità architettoniche della sede di Palazzo Vitelleschi, ha profuso ogni cura nel rendere il luogo degno dell'Istituzione che era chiamato a guidare. 

Oggi abbiamo un maestoso scalone, un ingresso marmoreo, sale luminose ed ampie, una biblioteca articolata su due piani, uffici e spazi rituali, che portano la sua impronta e perfettamente consoni all'importanza della Gran Loggia D'Italia. Nel Tempio maggiore ha voluto lasciare un personale regalo: quattro vedute a tutta parete di soggetti che richiamassero simbolicamente i punti cardinali. Gran signore, inizia il suo primo mandato pensando alla solidarietà e con gesto eloquente porge al Gran Tesoriere il suo personale segno. 

Tutti i fratelli presenti alla Grande Assemblea intuiscono che Danesin è venuto tra noi per dare e non per ricevere. 

Così la Massoneria di Piazza del Gesù, Palazzo Vitelleschi ha visto incontri, conferenze stampa, convegni; della sua ricostruita immagine si sono occupati i media, è presente in internet con ben due siti e non vi è regione italiana nella quale non esista una sua sede. Il Gran Maestro ha viaggiato dovunque, instancabile ed attivo. Negli anni del suo mandato ci ha insegnato che la commozione di fronte alla bandiera è un'espressione di valori recuperati in un mondo minimalista che non deve contaminare la nostra comunione di eletti. 

Si sono visti molti fratelli cantare nel tempio l'inno nazionale, trascinati dal genuino slancio con cui il loro Sovrano baciava il lembo del tricolore. Ma abbiamo anche assistito a moti di più intima e familiare generosità, come quando al Vicario, che ammirava la sua cravatta, gliene fece subito dono. 

Un Gran Maestro che ha curato personalmente ogni dettaglio ed ogni rapporto con i fratelli che lo circondano, non dimenticando quelli delle province più remote, ha dato prova di considerare i suoi collaboratori sempre con estremo rispetto e con sincera affabilità. Nelle Tornate a cui ha partecipato non ha mancato mai uscendo di soffermarsi, per osservare attentamente i visi dei presenti, quasi a volerli ricordare tutti, uno per uno. 

Mi accorgo di sorridere mentre scrivo queste righe. Ma a chi sorrido? Alla tastiera del mio computer? O forse alla fiducia ed all'affetto che un Gran Maestro ha saputo sollecitare in chi aveva qualche tristezza da dimenticare e qualche sogno remoto che sembrava ormai trasformarsi in illusione? 

Luigi Danesin ci ha dato momenti di commozione, di fiducia e di orgoglio. A lui auguriamo di proseguire su questa via con la forza del suo contagioso entusiasmo.

Anna Giacomini

 

CURRICULUM 

Consulente del lavoro con numerosi studi professionali a Venezia, Mestre e Padova, Luigi Danesin dal 1952 esercita la sua professione. Lo scorrere degli anni lo ha visto ricoprire cariche di grande responsabilità e prestigio nel tessuto economico del Triveneto, in molte associazioni di categoria, come l'Associazione Nazionale Consulenti del Lavoro, o in istituzioni pubbliche come l'Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Venezia, il cui Consiglio di Amministrazione ha presieduto. E' stato inoltre cofondatore della Banca Popolare di Venezia. La sua multiforme attività ed i molti interessi che costellano la sua vita profana non gli hanno creato ostacolo per un'attività massonica intensa e di partecipazione, caratterizzata da numerosi incarichi e contributi fattivi alla vita dell'Obbedienza. Dalla vita delle logge all'organizzazione degli Orienti nel Triveneto, ai congressi e alle celebrazioni internazionali, la sua operatività è sempre stata dinamica e indefessa. Allo scadere dei venticinque anni di militanza massonica, la GLDI lo ha insignito della medaglia d'argento che segna il suo primo quarto di secolo al servizio dell'ideale libero-muratorio, da quel 1968 che lo vide bussare alla porta del Tempio. E' stato Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro in carica per due mandati, dopo la sua elezione avvenuta nel dicembre del 2001.