LETTERA APERTA

Tenuto conto del contenuto espresso nella LETTERA APERTA del  Gran Maestro Antonio Binni, pubblicata sul numero di settembre 2015 della rivista OFFICINAE e indirizzata ai Fratelli ed alle Sorelle della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, riteniamo utile e propositivo riproporla integralmente sul nostro sito certi che possa rivolgersi a tutti gli uomini di buona volontà che nel mondo si dedicano alla costruzione del bene.

Non perseguite onori troppo veloci!

Con il lavoro nascosto, umile, paziente, silenzioso, gradualmente illuminante, culturalmente fecondo, siate piuttosto volti alla personale conoscenza, mai paghi dei risultati con dura fatica conseguiti, in una corsa perenne verso la Luce, come stella mai sazia di vagare nel cielo.

Quanto più si naviga nel mare della conoscenza, tanto più si scoprono sempre nuovi mari.

Ogni orizzonte svela sempre nuovi orizzonti.

La domanda scavi il pozzo della conoscenza in cui salgono e scendono secchi, ora pieni, ora vuoti di risposte, che si sciolgono e si risolvono in altri e più complessi interrogativi.

Trascinare il carico in salita; fallire per poi ricominciare sempre da capo in una lotta senza fine perché, come ammoniscono anche le Upanishad, “gli dei amano l’enigma e a essi ripugna ciò che è manifesto”.

Da qui la ricerca, che si svolge nell’orizzonte aperto dalla curiosità, nata dalla meraviglia.

Analisi dura, ricca di ferite, compiuta sempre per vie accidentate e difficili, aspre e solitarie, duramente operose.

Pena e travaglio tuttavia inevitabili perché, come ha insegnato Eschilo, solo “quello che è divino è senza sforzo”.

Bisogno, non scelta, imprescindibile necessità, perché questa è la natura, lo statuto dell’Uomo.

Solo il suo interrogare decide l’appartenenza al suo Essere più autentico e profondo, consentendogli di tendere l’orecchio a lontani suoni perduti, dietro i quali si trova la nostra vera ed unica Patria.

Il pensare è sempre un “oltrepassare”, con la certezza che anche a rimuovere molte zolle di terra si trovano però solo poche pepite d’oro.

La verità, interrogata, risponde contemporaneamente a tutti, anche se le domande sono diverse.

Chiara è sempre la risposta. Anche se non tutti capiscono chiaramente.

Né la risposta è sempre quella desiderata.

Non lasciateVi sedurre dalla Persuasione ingannevole.

Non intorpidite né banalizzate la coscienza.

Persistete nell’interrogazione radicale: quella che investe il significato profondo della vita dell’uomo con le sue ineludibili aspirazioni, ma anche con i tanti suoi angoscianti problemi.

Il tempo è il battello della umana navigazione verso l’eterno.

Non fateVi cogliere impreparati alla traversata, come se foste “legno senza vela e senza governo” (Dante, Convivio I, 3).

Siate sempre immersi nella luce splendente della libertà, dopo il velo del buio, senza mutare mai il bianco in nero.

Ricercate la bilancia della Giustizia che “volge ben presto il suo sguardo su chi sta nella luce” (Eschilo, Coefore 60 – 63) perché la Luce “è seminata” solo “per i giusti” (Salmo 97, 11).

Questo è l’insegnamento: l’utile dista dall’uguale come gli astri dalla terra e il fuoco dal mare.

Non soffocate i cuori con il travaglio di mesti pensieri.

Né abbiate orrore, o anche soltanto timore, del futuro.

Rifiutate di trarre segni – sinistri o benevoli – dagli astri declinanti nel cielo.

La Storia – come invece credeva Hegel – non è provvista di una sua “ragione” immanente.

La Storia, pur con tutto il suo fango, è piuttosto il frutto del caso e della concatenazione di fatali coincidenze, talora sorprendenti, spesso persino paradossali, oltre che della Dea bendata.

Se, però, guardiamo a ritroso la Storia, troviamo che molte sono state le epoche, che hanno posto l’uomo di fronte ad un bivio fra un mondo che sta esaurendosi ed un futuro che non si intravede ancora.

La conclusione di un mondo e il preludio di una era nuova costituiscono, però, una felice occasione, se il travagliato momento diventa una opportunità di crescita alimentata dalla Speranza di contribuire alla nascita di un futuro migliore, con al centro, l’uomo, tutto l’uomo.

Seguite allora l’imperiosa esigenza di sentirVi testimoni di una civiltà tramontata, ma, nello stesso tempo, compartecipi costruttori di una epoca nuova, non mortificata da utilitarismo, avulsa dai valori più significativi dell’essere umano.

L’antichità è il modello sempre presente sul quale si innesta la modernità chiamata ad imprimere il suggello del tempo.

Modernitas e antiquitas, lungi dall’opporsi, sono chiamate a saldarsi perché il ritorno al passato deve essere un andare incontro al futuro.

In questo contesto, nello stesso tempo difficile, affascinante e suggestivo, stiamo tutti noi, cioè, la Comunione in tutte le sue componenti, nessuna esclusa.

Sono certo che non sprecheremo la felice evenienza che, ben al di là di tutti gli eventuali meriti di ciascuno di noi, Ci è stata offerta dalla Sorte.

Vi abbraccio ad uno ad uno con sincero affetto fraterno.

ANTONIO BINNI