I Templari e la Massoneria

 
Lo studio di Domenico Lancianese “I Templari e la Massoneria” si propone l’ambizioso obiettivo di rintracciare i rapporti che legano tra loro queste istituzioni, l’una soppressa con la violenza all’inizio del Trecento, l’altra affermatasi più tardi in quanto tale, ma presente “da sempre” e, in un certo senso, inglobata ed uscita dalla stessa esperienza templare. Merito dell’Autore è di non essersi lasciato prendere dalla tentazione di tracciare precisi e “ storici “ riscontri -che non ci sono-, ma di avere svolto le proprie considerazioni alla luce di un buon senso che, sulla base di un’abbondante messe di indizi, permette di rinvenire consonanze più che significative. La strada percorsa è, secondo chi scrive – e non si possono non condividere le sue tesi – quella di rilevare l’ideologia templare di fondo, con una capacità critico-riassuntiva che, senza avere l’arroganza di decretare una genitura “diretta”, induce il ricercatore a condividere l’opinione secondo cui gli obiettivi dell’Ordine del Tempio erano gli stessi che sarebbero stati poi quelli dei Liberi Muratori, così come erano stati, prima, quelli di una sorta di proto-Massoneria presente da sempre nella storia dell’uomo.
Il grande equilibrio con cui la materia viene trattata salva questo studio dai peggiori rischi di consimili disamine, per lo più volte o ad una dimostrazione a tutti i costi o, al contrario, finalizzate alla negazione del fenomeno Massoneria, qualificato come buono, semmai, per i furbi o per i gonzi, ma destituito di ogni valore spirituale o progressista, esattamente come il suo antecedente cavalleresco.
Al contrario, dentro il templarismo si rinvengono quei valori di eguaglianza e di aspirazione alla libertà che permettono – nel confronto con il medio Oriente islamico ed ebraico – di ipotizzare una riconciliazione religiosa – premessa di una pacifica convivenza tra i popoli, mentre nelle pieghe dei saperi occulti e scientifici si annidano i prodromi di una libera ricerca rispettosa dei fondamenti religiosi e metafisici su cui erigere ogni impresa seria e dignitosa. Non importa se, trattandosi di eventi dell’umana ventura, potrebbero anche rinvenirsi germi degenerativi, come l’aspirazione a una sinarchia dai dubbi contorni.
La possibilità e finanche la probabilità che si tratti di un’intuizione molto vicina al delinearsi di uno stato universale, su cui far poggiare le basi di una pace ecumenica, basta da sola ad indurre chi legge a meglio considerare idealità che, per quanto lontane, sono da sempre al fondo delle aspirazioni nutrite dai migliori, ieri condivise e propugnate dai Cavalieri del Tempio, oggi abbracciate da tutti gli uomini di buona volontà, Massoni compresi.