I Templari, Dante e i Fedeli d'Amore

 

DOMENICO LANCIANESE, I Templari, Dante e i Fedeli d'Amore, Cenacolo Pitagorico Adytum, 2012, 224, Libro in brossura, ISBN:9788889326107

 

Sul retro di copertina

Questo libro vuole riproporre, all'attenzione del vasto pubblico, I'annoso problema dei Fedeli d'Amore.

Nonostante sull'argomento si siano cimentati anche nomi illustri della letteratura italiana e internazionale 

questo gruppo di poeti, dei quali Dante parla diffusamente nella Vita Nova, continua a rimanere

sconosciuto ai più e soprattutto ignorato dalla critica.

 

 

Indubbiamente, parlare dei Fedeli d'amore, indagare il loro misterioso comportamento e i motivi che indussero alla nascita di tale sodalizio, significa mettere in crisi tutta una serie di considerazioni, che sembravano acclarate, certificate e ormai assunte per veritiere, sui poeti dello stilnovo e su Dante  Alighieri, che per un certo periodo fu, probabilmente, alla guida della confraternita.

Pertanto non sembra affatto vano rivisitare gli studi di coloro che, in passato, si sono cimentati in questa difficile impresa letteraria cercando di fare il punto, alla luce delle attuali conoscenze, su cosa fosse, effettivamente, questa congrega di poeti e letterati e su quali finalità si proponesse di raggiungere.

Potendo dunque usufruire di studi recenti è stato possibile estendere l'indagine anche al coinvolgimento  dell'Ordine dei Cavalieri Templari nel panorama culturale del medioevo e quindi dei contatti con i Fedeli  d'Amore. In particolare si è tentato di capire se, come alcuni autori affermano, anche Dante Alighieri, oltre ad essere un Fedele d'Amore, militasse nelle fila dei Templari e sotto quale forma.

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Domenico Lancianese, nato ad Ancona, laureato in scienze economiche e commerciali, funzionario di banca, studioso di storia e ricercatore.

Poeta, scrittore e appassionato cultore di storia medievale, da oltre un decennio ha rivolto i suoi studi e le sue ricerche al misterioso Ordine dei Cavalieri Templari e all'importante ruolo politico e culturale dell'imperatore Federico II di Hohenstaufen.

L’Autore collabora con I'Istituto di Storia dell'Università degli Studi di Urbino, con la Deputazione di Storia Patria per le Marche, con la Fondazione Federico II di Jesi e con I'Accademia Georgica di Treia.

Ha pubblicato libri, articoli e saggi e svolto relazioni in diversi convegni di studi; ha tenuto conferenze sia in Italia che all'estero. Dirige la collana editoriale: Templari e Rosacroce per la casa editrice Atanor.

Recensione

Nel risollevare la questione dei Fedeli d’Amore, che ragioni oscure, ma forse non del tutto,  hanno cancellato dal panorama storico e  letterario, l’autore compie un’operazione ad un tempo meritoria e coraggiosa. Addentrarsi nei collegamenti che questi esponenti della cultura medievale ebbero con l’Ordine dei Cavalieri Templari significa, inoltre, indagaresul ruolo politico della Chiesa, in quella lontana epoca, e sulla lotta sotterranea che forze iniziatiche, innovative e progressiste ebbero ad ingaggiare con il suo potere, smisurato e corrotto, che già l’imperatore Federico II aveva tentato di ridimensionare. L’impegno socio politico dei cantori d’amore e dell’Ordine del Tempio stanno alla radice di quel superamento del mondo feudale dal quale ebbe origine il rinascimento italiano e l’idea feconda di una nuova Europa.

Appare dunque evidente la grande portata di studi orientati ad esplorare l’operato di quelle forze occulte e di quei movimenti, altrettanto segreti, dei quali la Massoneria è la più probabile erede, ai quali si deve gran parte del processo di cambiamento dell’Europa cristiana in epoca medievale.

La segretezza con la quale questi processi furono portati avanti rende molto difficile individuarne i protagonisti e indagarne le modalità operative, ma proprio per questo è ammirevole che vi siano studiosi disposti a dedicare tempo e fatica nella ricerca di quelle che furono le vere radici della nostra civiltànonostante l’opposizione e gli ostacoli che, da più parti, si frappongono, ancora oggi, alla ricerca di verità che evidentemente risultano ancora scomode per il potere costituito.

Prof. Mario Bernabò Silorata

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