Giovanni Ghinazzi

di Luigi DANESIN

Giovanni Ghinazzi

Una nuova era per l'Obbedienza

Nella ricorrenza del terzo lustro dalla sua scomparsa

E' quanto mai difficile delineare la figura di un Uomo che in termini aulici verrebbe definito di "preclaro ingegno", ma ciò non sarebbe sufficiente a spiegare le sue doti.

Giovanni Ghinazzi comparve alla ribalta dell'Obbedienza della Gran Loggia d'Italia in un momento in cui questa era stata colpita da problemi interni che ne minavano la credibilità, ed afflitta da particolari contingenze che portarono il Gran Maestro Tito Ceccherini a presentare le sue dimissioni nel gennaio 1962, nonché il Sovrano Gran Commendatore Riccardo Granata a dare le sue dimissioni nel marzo dello stesso anno a causa di una malattia che si protraeva ed aggravava da tempo.

Questi due eventi portarono all'incarico prima, ed alla rituale plebiscitaria elezione poi di Giovanni Ghinazzi a Gran Maestro ed in seguito a Gran Commendatore verificandosi così l'attribuzione delle due massime cariche in capo ad un solo soggetto.

Iniziò allora un periodo di fulgore dell'Obbedienza, avvinta dal fascino di Ghinazzi e dalla sua forza trascinatrice, dal suo animo sanguigno e dalla fede incrollabile nell'Istituzione, fino a quando alla fine del 1986 passò all'Oriente Eterno.

Il suo spirito battagliero e focoso e la sua rettitudine morale, facevano da pari all'impegno che riusciva a profondere in ogni attività dell'Obbedienza, pieno di dedizione, sempre pronto e vicino ad ogni fratello per infondergli coraggio e vigore operativo.

Iniziò immediatamente ad organizzare il territorio e ad attuare e rendere effettivo l'impegno che l'Obbedienza si era dato di ammettere le donne, superando quel periodo di oscurantismo civile da cui la Gran Loggia d'Italia si era riscattata, e propugnando la causa dell'iniziazione femminile in campo internazionale.

Il primo passo in tal senso fu determinato dalla costituzione di una segreteria per le relazioni estere, riuscendo quindi a curare in particolare i rapporti con tutte le potenze massoniche aderenti a CLIPSAS, organizzazione che l'Obbedienza aveva contribuito a far nascere quale cofondatrice nel 1961, ed entrando a far parte di un altro grande organismo, CATENA, una associazione che vedeva riunite tutte le Famiglie che accettavano al loro interno le donne.

Ghinazzi diede , inoltre, molta importanza alla struttura interna delle Camere Tecnico-Professionali, da lui particolarmente curate in quanto in esse vedeva un motivo di esercizio dialettico politico-sociale di cui l'Obbedienza doveva servirsi per rapportarsi con il mondo esterno e la sua vorticosa evoluzione.

Intorno a lui, alle sue colossali iniziative cresceva il numero degli aderenti: grandi manifestazioni si susseguivano sempre più numerose negli anni, Grandi Assemblee con la partecipazione di migliaia di Fratelli tanto da dover reperire spazi inusuali per contenerli tutti.

Ognuno si sentiva avvinto dalla sua forza interiore e dal suo esempio di Grande Massone, soprattutto di Grande amico di tutti, generoso e pronto, animoso e solerte, Gran condottiero e combattente, avendo Egli trasferito nell'Obbedienza le sue peculiari caratteristiche di condottiero profano, essendo stato Generale dell'Aviazione.

Il suo carisma attrasse in un solido amalgama i Fratelli dell'Obbedienza, e li rese più partecipi, più sicuri, più carichi del sacro fuoco di una viva passione e di una completa affezione alla causa comune, comprendendo a pieno ognuno di loro l'importanza di essere riuniti sotto il segno della Fratellanza e dell'Amore.

Per suo merito l'Obbedienza venne riconosciuta ben presto da più di quaranta Obbedienze estere, proponendosi come una delle più forti e compatte Massonerie d'Europa, e continuando ad operare senza interruzione di sorta anche quando, scoppiato lo scandalo della "P2", e minacciata da vari attacchi da parte della magistratura e dei mass media, la Famiglia Massonica ebbe momenti di tentennamento e di apprensione.

Anche allora l'Uomo Ghinazzi, il Gran Maestro di vita, il raro esempio di dirittura morale e di saldi principi etici, ma anche l'Uomo pratico e rotto a tutte le grandi battaglie si pose alla testa dei suoi Fratelli e con essi combatté e vinse, contro l'ipocrisia, contro le nuove persecuzioni, conferendo maggiore vigore nelle menti e nelle azioni di tutti gli Orienti, uno per uno saldi e fermi nell'affrontare la nefasta ondata delle perquisizioni e dei sequestri.

Uno ad uno abbracciati al loro Gran Maestro, a trarne linfa vitale per resistere e poi progredire, anche quando, dopo la sua scomparsa, rimase la sua magica aura ad indicare la via per il compimento dell'Opera.