Gelli e la P2 tra cronaca e storia

Il libro fonde insieme la biografia di Licio Gelli, i travagli della massoneria in Italia dal dopo-guerra a fine Novecento e l’uso politico del “mito negativo” costruito intorno alla loggia “Propaganda massonica” n.2 o P2 nel quadro della storia generale, non solo italiana.

Un’ampia cronologia è opportunamente collocata in apertura. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, espulso per indisciplina dalle scuole del regno, volontario a sostegno dei nazionalisti nella guerra di Spagna nel 1937, ispettore del PNF a Càttaro nel 1942, ufficiale di collegamento tra Repubblica sociale e Comando germanico a Pistoia nel 1943-44, intento a risalire la china nel dopoguerra, dirigente industriale di successo, Segretario e poi Maestro Venerabile della LoggiaP2, inseguito da mandato di arresto dal maggio 1981, latitante, arrestato in Svizzera, evaso, nuovamente arrestato, tradotto in Italia, a lungo in attesa di processo per il fallimento del Banco Ambrosiano, condannato, contumace in Francia, nuovamente arrestato e assegnato a detenzione domiciliare, il novantenne Gelli è anche autore di una sessantina di libri, da Fuoco!... (1940), alla Canzone per Wanda (1994, tradotta in tutte le lingue europee e anche in cinese) e al Dizionario poetico (2008), che raccoglie 2535 componimenti, dieci dei quali sono ora recitati in un Dvd da Alba Parietti con commento di Gelli stesso, nel 1996 giunto a un passo dal premio Nobel per la letteratura. Accusato dalla “pubblica voce” e indiziato per i reati più gravi (cospirazione militare e politica, stragi, assassini...) Gelli è stato sempre assolto. Nel giugno 2008 è stato prosciolto dall’accusa di coinvolgimento nella morte di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, rinvenuto impiccato a Londra nel giugno 1982. La sua vicenda è paradigmatica di un Paese nel quale furono e vengono inventati “a tavolino” scandali per suscitare emozioni di massa, da tradurre in consensi elettorali. E’ il caso di Gelli e della P2, tenuti sotto tiro da quando alcuni sedicenti “massoni democratici” inondarono redazioni di giornali e scrivanie di magistrati con chili di “rivelazioni” sulle presunte malefatte dei massoni: Gelli, Salvini e Gamberini, dipinto quale agente della CIA. Il rinvenimento e la pubblicazione della cosiddetta lista dei membri della P2 (17 marzo 1981) travolse i partiti del “grande centro”, collusi col “mostro”: Gelli, appunto. Sennonché, sciolta dal Parlamento, oggetto di un’inchiesta parlamentare approdata a sei diverse relazioni (1982-1984), dieci anni dopo la P2 fu assolta da ogni addebito con sentenza definitiva. La taccia però rimase. Chi costruì il “caso”, infatti, non puntò solo a demolire Gelli, la P2 e il Grande Oriente d’Italia (di cui faceva la “Propaganda” era parte secondo norme secolari) ma puntò a demonizzare tutta la massoneria.

Dall’oceano degli Atti della Commissione Parlamentare d’Inchiesta presieduta da Tina Anselmi con molta indulgenza Mola trae alcune esemplificazioni concernenti anche la Gran Loggia d’Italia e altre comunità massoniche finite nel tritacarne di chi inventò il Male Assoluto e poi lo usò come ricatto permanente nei confronti dei partiti e degli uomini politici non omologati alla terza Internazionale del Partito comunista sovietico, agli ambienti integralisti della chiesa cattolica e all’estrema destra che già aveva campato con la denuncia del complotto demo-pluto-giudaico-massonico, di cui bene hanno scritto José A.Ferrer Benimeli e Luigi Pruneti citati. Non per caso - ed è questo un passaggio fondamentale del volume - nel dicembre 1991 i parlamentari del Partito comunista italiano denunciarono il presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, per attentato alla Costituzione imputandogli “un atteggiamento ambiguo” nei confronti della P2 e dei “piduisti”. Negli anni Settanta la massoneria era il terreno di convergenza dei “liberali”: ampio articolato mosaico di persone che, a prescindere da tessere di partito, si adoperarono per tenere l’Italia “a Occidente” mentre il Paese precipitava nel caos e il governo degli Stati Uniti d’America, che per decenni aveva rilasciato “cambiali in bianco” alla democrazia cristiana (più clericale che ‘occidentale’) esigeva un impegno più serio a sostegno dell’Alleanza. Lo “Schema R” e il Piano di Rinascita democratica di Gelli (1975- 80) - ma si possono aggiungere anche i mòniti di Giovanni Ghinazzi e Mario Bogliolo - interpretarono il disagio, denunciarono i mali e indicarono rimedi di ordinario buon senso, anche se non vennero adottati, solo recentemente e appena in piccola parte furono avviati e ancora oggi sono al centro della discussione politico-parlamentare. D’altronde sin dal 1° maggio 1977 Aldo Moro deplorò la gravità del “vuoto” che si era ormai “creato in organismi essenziali per la tenuta dello Stato”.

Parole pesanti, da meditare, come gli altri documenti raccolti nell’Appendice, incluse le dichiarazioni di Gianni Agnelli, presidente della Fiat, su erogazioni a una organizzazione massonica (non la P2) e, si legge nella seconda edizione, l’accorato “congedo” di Gamberini dalla Comunità cui aveva dato quarant’anni di vita, ottenendole il riconoscimento da parte della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, il costruttivo dialogo con la chiesa cattolica e la sordina alle ostilità pregiudiziali con la Gran Loggia d’Italia. Il volume mette a nudo le conseguenze devastanti dell’artificioso “scandalo P2”: tante vite vennero distrutte. Chi le risarcirà mai? Da quel 1981 nulla fu più come prima. Dal democristiano Arnaldo Forlani il governo passò nelle mani di Giovanni Spadolini, intriso da antimassonismo congenito. I periodici e i mezzi radiotelevisivi inaugurarono l’epoca, tuttora in corso, delle “rivelazioni” di inchieste coperte da segreto istruttorio, mescolando impunemente pubblico e privato. I 120 volumi degli Atti della Commissione parlamentare d’inchiesta costituiscono, al riguardo, un capolavoro di perfidia. Però, mentre credevano di marchiare a fuoco la massoneria in tutte le sue forme Tina Anselmi mise a nudo lo squallore di un’Italia di cui facevano parte non solo i partiti poi travolti da Tangentopoli ma anche il beneficiario del loro tracollo, il Partito comunista italiano che, nelle versioni successive, assorbì le macerie della Democrazia cristiana e di partiti minori senza dar vita a una forza moderna, veramente occidentale e liberale. Il volume è percorso da profonda amarezza ma anche da una richiesta perentoria, implicita nella dedica preposta alla seconda edizione (”A tutti i Fratelli sparsi nel mondo, tanto in prosperità che in disgrazia. Indirizziamo i nostri voti al Grande Architetto dell’Universo perchè voglia soccorrere gli infelici e condurre i viaggiatori a buon porto”): verrà o no varata una legge sulle associazioni che liberi i massoni dal pericolo di persecuzioni arbitrarie? E i partiti nuovi nascenti conserveranno o aboliranno il divieto di appartenenza dei loro iscritti alle logge?

All’origine del “mito negativo” di Gelli e della P2 e dell’uso che ne venne fatto vi era proprio la doppiezza di quei partiti che continuavano a vietare ai loro tesserati di far parte della Libera Muratoria: una malattia infantile che condusse a morte la Prima Repubblica e rende così stenta la nascita di una nuova.

A.A.Mola