Dicono di noi: a spasso per il Web (2)

Cosa si dice della Massoneria su Internet - Fantasie, Miti, Preconcetti (Parte seconda)
 
Nella “puntata precedente” abbiamo posto la nostra attenzione alle “notizie” più curiose che solcano il mare magnum di internet alla voce “massoneria”. Come è facile immaginare, al di là dei siti dal contenuto squisitamente massonico, più o meno ortodossi, quello che emerge è l’enorme quantità di materiale dedicato a complotti e congiure di ogni sorta imputabili ai Liberi Muratori. Ora, pur prescindendo dal merito di ricostruzioni a dir poco fantasiose, se non grottesche o deliranti, c’è comunque da chiedersi quale sia l’humus da cui trae linfa la fertile produzione antimassonica sulla rete. Come al solito il web non fornisce informazioni particolarmente approfondite o di provata solidità culturale e storica. Però, dato il gran numero di fruitori, spesso poco critici, che si abbeverano a tali fonti, un pur piccolo campionamento del materiale accessibile in rete, può rivelarsi utile alla comprensione di quanto possa essere condizionata e distorta la percezione della Massoneria su questo medio sempre più largamente diffuso.
Una prima interpretazione delle radici del fenomeno ci viene dall’articolo: “Il mito del grande complotto” in cui si legge che “[...] Alcuni, sconcertati dall’imprevedibilità della storia, pensano che le cose stiano diversamente e che le carte del gioco storico siano truccate. Vi sarebbero pochi avvenimenti imprevisti, nel senso che molti sembrano imprevisti ai più, ma sono stati attentamente programmati da personaggi che si nascondono dietro le quinte. Proprio perché nascosti, costoro conoscono in anticipo avvenimenti che gli altri non sono in grado di prevedere, quindi riducono al minimo la possibilità di incidenti e imprevisti. In altre parole: organizzano la storia come un complotto. [...]”.
Secondo l’estensore del presente lavoro, per comprendere la crescente popolarità di teorie ispirate alla "retorica del complotto" è bene distinguere fra microcomplotti, complotti metafisici e macrocomplotti. Se i primi “[...] diretti a un fine specifico, talora di grandissima rilevanza, ma comunque limitato nello spazio e nel tempo e privo del carattere dell'universalità - rientrano nell'ambito degli studi degli storici di professione, e possono essere dimostrati tramite prove empiriche, i complotti metafisici sfuggono invece al lavoro empirico dello storico [...] Per le teorie del macrocomplotto, o complottiste, esisterebbe un vero organigramma delle forze del male, che sono all'opera da sempre - o da tempo immemorabile - nella storia e che hanno prodotto, concatenandoli, tutta una serie di avvenimenti: guerre, rivoluzioni, lutti e rovine. [...] È difficile dimostrare sul piano empirico che le teorie del macrocomplotto non sono vere. Spesso sono suggestive, e molti hanno la tentazione di crederci. Tuttavia, l'onere della prova del macrocomplotto incombe su chi sostiene che esista, e il fatto che sia impossibile provare che non esiste non è un argomento a favore dei complottisti. In ultima analisi la loro tesi di fondo è per definizione inattendibile, e tipicamente ideologica, perché semplifica la complessità della storia. Le teorie complottiste sono anche pericolose. Possono designare e offrire alla persecuzione capri espiatori, considerati responsabili di tutti i mali del mondo, che si tratti de "gli americani", "gli ebrei", "i Gesuiti", "i massoni", "le sette" (laddove le virgolette indicano che si semplificano sotto una sola etichetta realtà molto diverse: non tutti gli americani, gli ebrei, i massoni e i membri di "sette" la pensano nello stesso modo - e neppure tutti i Gesuiti) [...]”.
In “Viaggio nell'Italia dei complotti” si sostiene, altresì che “[...] La plot theory, o teoria del complotto si prefigge in genere di nutrire un mito negativo che potrebbe anche sembrare relativamente innocuo, almeno fino a quando non sia sostenuto dall'apparato statale, specialmente quello totalitario, in grado di utilizzare i mezzi a disposizione per alimentare l'odio, sfruttando potenti simboli e miti.
Paradossalmente, l'esistenza di presunte cospirazioni diventa motivo di conforto per i sostenitori di tali teorie, dal momento che si prefiggono a spiegare in maniera lucida gli avvenimenti complessi del passato e del presente. E, visto che la natura inafferrabile dei cospiratori renderebbe inutile ogni contromisura normale, i cultori di tali fenomeni si sentono detentori di una conoscenza segreta, disprezzata dal mondo "profano"; ma al momento giusto verranno interpellati e giustificati nella loro qualità di esperti. [...]”. Nell’articolo, si analizzano, poi, le tappe della cosiddetta “Madre di tutte le congiure”, quella guidaico-massonica. Teoria nata soprattutto in ambito teologico, per poi diffondersi negli ambienti culturali avversi alla rivoluzione francese del 1789 fino a riprendere ciclicamente vigore tra i nostalgici dell'ancien régime incarnato dai Borboni e dagli Asburgo, per riesplodere di nuovo in tutta Europa, dopo prima guerra mondiale, con la diffusione dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”. Fenomeno mai sopito, se ora come allora la teoria del complotto giudaico massonico gode di gran fortuna anche a ben diverse latitudini e in differenti contesti culturali. Così, per ricondurre questa brevissima disanima al tono faceto del precedente articolo, pur mantenendo la linea logica fin qui tenuta, come non citare l’articolo “I Pokémon? Sono un complotto giudaico-massonico", pubblicato su Il Giornale del 17 gennaio 2004 da Massimo Introvigne. Il noto studioso riporta la notizia di una  lunga fatwa dello shaykh Yusuf al-Qaradawi dedicata ai famigerati cartoni animati giapponesi. Secondo Introvigne“[...] I Pokémon sono condannati anzitutto perché – come sa ogni bambino italiano – si evolvono, cioè in determinate condizioni si trasformano in un personaggio con maggiori poteri. Attraverso questo espediente, assicura al-Qaradawi, - si instilla nelle giovani menti la teoria di Darwin -, tanto più che i personaggi lottano - in battaglie dove sopravvive chi si adatta meglio all’ambiente: un altro dei dogmi di Darwin -. Inoltre, il Corano vieta la rappresentazione di animali immaginari. I Pokémon sono anche protagonisti di un gioco di carte, e questi giochi sono vietati dalla legge islamica come - residuati della barbarie preislamica . [...] Nei Pokémon si vedono ogni tanto - simboli il cui significato è ben noto a chi li diffonde, come la stella a sei punte, un emblema che ha a che fare con i sionisti e con i massoni e che è diventato il simbolo del canceroso e usurpatore Stato di Israele. Ci sono anche altri segni, come i triangoli, che fanno chiaro riferimento ai massoni, e simboli dell’ateismo e della religione giapponese -. Nel lungo periodo questi simboli non possono che traviare i bambini musulmani, ed è questo il loro scopo. È perfino possibile che certe frasi giapponesi dette velocemente nei cartoni animati significhino - Sono un ebreo - o - Diventa ebreo -: ma la questione è controversa e al-Qaradawi non lo afferma con sicurezza [...]”.
Teorie suggestive, come quella che abbiamo deciso di riservare alla conclusione del presente articolo giacché, nella sua stravaganza, è emblematica di quell’humus di cui si parlava all’inizio e perfettamente coerente con la forma mentis dei “complottisti” fin qui descritti. Si tratta, in realtà, di un forum dedicato al casting, tenuto nella passata stagione estiva, di “Veline”. Il sito contiene il video di una puntata della nota trasmissione televisiva, in cui le evoluzioni delle concorrenti sono intercalate da inquadrature di simboli esoterici comparati con elementi presenti nella scenografia. Tra i numerosi post dei partecipanti al forum “Simbologia occulta di Veline” è possibile leggere che “I simboli massonici ci stanno, è innegabile: le due colonne, la fiaccola della gnosi, la stella a 5 punte, i sei archetti, i sei scalini e le sei veline (il numero dell'Anticristo). Poi che arrivati alla fine, dopo mesi di programma, per venire incontro alle esigenze del concorso le veline invece di sei sono diventate 7 questo ha davvero poco importanza”, oppure “Si, anch'io ci avevo fatto subito caso. Ricci questa volta è stato abbastanza spudorato, e forse ha voluto far sapere al mondo che anche lui è un massone.”. O tempora o mores...
 
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