De Temperantia Animi

Sul Coraggio

Il coraggio è la forza morale che mette in grado di intraprendere grandi imprese e di affrontare difficoltà e pericoli con piena responsabilità.

E’ impulso che viene dal cuore – come insegna l’etimo della parola (dal latino coraticum, aggettivo che deriva da cor , cordis = cuore) – con una forza tale da far retrocedere la paura.

E’ il contrario della rassegnazione e della indifferenza.

E’ l’opposto del volgere lo sguardo altrove quando lo Stato diventa tiranno che perseguita e stermina per motivi politici, razziali, religiosi. E’ forza per opporsi all’orrore.

Chi ignora spavaldamente il pericolo è irresponsabile, non coraggioso.

Coraggioso è chi il pericolo lo riconosce, lo teme e lo rispetta, facendo appello a tutte le forze che possiede, sia fisiche sia morali, per riuscire a controllarlo.

Scelte di coraggio assunte e confermate nella normalità e quotidianità, che mettono a rischio chi le assume, ma non altre persone.

Il coraggio è la virtù di affrontare la paura.

Il coraggio, in ambito massonico, assume il triplice profilo di non rinnegare mai l’appartenenza; di affrontare tutte le prove connesse ai vari gradi; di restare sempre fedeli al giuramento del silenzio sui lavori svolti.

Noi viviamo dentro la lingua madre. Per tutta la vita. La lingua madre è, dunque, la nostra Patria, quanto dire altrimenti, che il nostro Paese non è geografico, ma linguistico.

Da qui, l’obbligo di rispettare la lingua con una cura assoluta.

La nostra lingua, purtroppo, non ha, però, guardiano che la proteggono.

Per questo, tutti si sento quasi in diritto di maltrattarla e sporcarla.

Specie dai politici quando creano espressioni che sottendono equivalenze e usi mistificatori, come, ad esempio, quando parlano di flessibilità al posto di disoccupazione, o di economia sommersa in luogo di lavoro nero, o di guerra preventiva per aggressione.

Abbiamo l’assoluta necessitò che si ritorni ad un lessico esatto e non adulterato per potere, con fiducia, guardare in faccia il presente, così globale, eppure tanto frammentario, così complesso e pure tanto invadente.

Antonio Binni