Dal fascismo ad oggi

Entrambe le Obbedienze massoniche ebbero un atteggiamento sostanzialmente favorevole all'interventismo. Alla vigilia dello scoppio della prima guerra mondiale, secondo lo storico Aldo Mola, “mentre il governo avrebbe atteso alla preparazione militare e a quella diplomatica, la massoneria italiana si faceva carico di provvedere alla preparazione morale” alla guerra. E quindi non può stupire che fra coloro che più si batterono per l'entrata in guerra dell'Italia troviamo D'Annunzio e Cesare Battisti, entrambi massoni. Come massoni erano parecchi dei principali esponenti dello squadrismo fascista che organizzarono la marcia su Roma, da Balbo a Bottai.

Ma ciò non impedì a Mussolini, nel periodo immediatamente susseguente la nascita del suo ventennale governo, di mettere fuori legge entrambe le obbedienze massoniche italiane.

E da allora, fino alla fine della seconda guerra mondiale, i massoni italiani rimasero “in sonno”. Solo con la Liberazione le logge poterono riaprire, e furono proprio gli alleati anglo-americani a riconsegnare ai massoni italiani le chiavi delle loro antiche sedi.