Cagliostro

Decr. Conte di Cagliostro

Giuseppe Balsamo ebbe forse i primi approcci con la Massoneria a Malta, ma fu iniziato solo il 12 Aprile del 1777, quando, a Londra, vide la Luce nella Loggia n° 289: "L'Esperance". Questa Officina che si riuniva alla Royal Taverne, apparteneva alla "Stretta Osservanza" e non godeva di grande prestigio, dato che accoglieva persone di livello sociale medio-basso. Con Cagliostro ricevettero il crisma anche Serafina Feliciani, Giuseppe Ricciarelli, Pierre Boileau e il Maestro Venerabileconsegnò loro una giarrettiera con inciso il motto "Unione, silenzio, virtù".
Roberto Cervaso, in un'opera di divulgazione alquanto documentata, ricostruisce così il momento culminante della giornata: "Un fratello l'aveva legato [si riferisce a Cagliostro] ad una corda appesa al soffitto, sostenuta da una carrucola. All'altro capo un fratello l'aveva issato nel vuoto, ma sul più bello la corda gli era scivolata di mano e il candidato era caduto a terra sbucciandosi una mano. Rialzandosi gli erano stati bendati gli occhi e consegnata una pistola. Hardivilliers gli aveva quindi ordinato di puntare l'arma alla tempia e di premere il grilletto, ma il conte, per paura, aveva eseguito solo il primo comando. Il Gran Maestro gli aveva allora tolto la benda e fatto pronunciare il giuramento ... gli era stata poi di nuovo messa in mano la pistola e ripetuto l'ordine di premere il grilletto, cosa che questa volta aveva fatto senza esitazione e, soprattutto, senza danno. L'arma infatti era finta. Nella sala s'era udita una detonazione, prodotta da una pistola caricata a salve, e un piccolo "toc" sulla tempia del mago, dovuta forse ad un colpo di bacchetta".

Questa cerimonia, così teatrale, dette inizio alla vita massonica del "Gran Cofto", caratterizzata più da espedienti scenici che da una reale ritualità lotomistica, dove ogni elemento equivale a un colto messaggio simbolico. Vi è chi afferma, però, che il Palermitano, avrebbe visto la luce in un periodo antecedente a quello londinese e che nel '77 fosse già esperto di un non meglio precisato "Rito Simbolico", asserzioni, quest'ultima, tanto perentoria quanto priva di documentazione. E' certo invece che due mesi più tardi, il 2 Giugno, Cagliostro ottenne, dalla sua Loggia, che non era molto fiscale, il Grado di Maestro.

L'anno dopo il massone Cagliostro era già famoso, fu infatti accolto all'Aja con grandi onori dalla Loggia "L'indissolubile", dove tenne un'orazione di tre ore, nel corso della quale parlò diffusamente del Rito Egiziano al quale stava lavorando. I Fratelli olandesi gli chiesero di erigere una Loggia d'adozione, dove si potesse operare secondo il nuovo rito. La richiesta fu subito accolta e Cagliostro rilasciò il diploma di fondazione della Loggia mista di cui fu nominata "Prima Ispettrice" Serafina.Il Rito Egiziano che ormai cominciava ad albeggiare, si andò precisando negli anni successivi, grazie a continui incontri ed esperienze che l'Italiano ebbe in mezza Europa.

Nel 1779 fu iniziato, all'Ordine rosacrociano "dell'Oro" che riprendeva la celebre leggenda del XVII°; poco più tardi entrò in contatto con la setta di Adam Weishaupt, basata sullo spiritismo e sulla teurgia, quindi divenne un seguace del Benedettino Dom Pernety. Il suo rito prevedeva lo stato di trance, tramite il quale l'officiante, veniva illuminato da un angelo custode che gli comunicava la parola sacra. Questo miscuglio di Massoneria e magia evocativa, affascinò Cagliostro che divenne un fedele di Pernety ed ebbe, per ricompensa, la direzione della Loggia.
Tali esperienze, insieme ad un'improbabile lettura del manoscritto di un certo Giorgio Cofton sulla liturgia Sacra Egiziana e agli insegnamenti del misterioso Althotas che lo avrebbe iniziato ai segreti di Iside e Osiride, furono altri elementi del Rito Egiziano che doveva condurlo alla rovina.

Il 25 Febbraio 1779 Cagliostro arrivò nella piccola città di Mitaunella Curlandia, ove era diffusa la cosiddetta Massoneria cerimoniale che si occupava "di speculazioni astratte e di formule empiriche". All'interno delle Officine si praticava la "purificazione" che avrebbe dovuto portare a una vera e propria rigenerazione fisica e spirituale, a un ringiovanimento, in parole povere, del corpo e dell'anima. Inutile dire che Cagliostro si mise subito in evidenza evocando spiriti, scoprendo tesori nascosti, facendo previsioni incredibili.

Da Mitau Cagliostro si trasferì a San Pietroburgo, dove dimorò dal 5 Giugno 1779 al Marzo 1780. Il viaggio in Russia aveva anche uno scopo diplomatico: intercedere presso Caterina II per garantire l'indipendenza della Curlandia, minacciata dall'espansionismo zarista. Cagliostro si proponeva di ottenere ciò, fondando una loggia internazionale, che fosse sotto l'alto patronato della Imperatrice. Presentatosi come il colonello spagnolo Phenix, iniziò a fare il taumaturgo, ma subito si sparse la voce delle sue relazioni col Saint Germain e sulla tresca fra Serafina e il Principe Potemkim, favorito di Caterina. Quando l'ambasciatore di Spagna lo smascherò non gli rimase che abbandonare il paese, nonostante la protezione dello stesso Potionkin. L'Imperatrice scrisse poi tre commedie satiriche: "L'ingannatore", "Il cieco", "L'incantatore siberiano" con le quali metteva alla berlina l'Italiano e le sue vittime.

Nella sua pur breve permanenza in terra di Russia Cagliostro frequentò le Logge fondate da Petr Ivanovic Melissino. L'Ordine comprendeva 4 Gradi: "La Volta oscura", "Il Cavaliere Scozzese", "Il Filosofo", "Il Grande Sacerdote del Tempio". I primi due erano gradi di tipo hiramitico mentre il terzo aveva contenuti religioso-ermetici, tutti e tre costituivano una sorta di noviziato che consentiva di accedere al Grado sacerdotale. Quest'ultimo prevedeva conclavi di sapore templare con cerimonie religiose, benedizioni, preghiere comuni.

Lo scopo del Rito era la conoscenza di Dio e della "filosofia della natura" ossia dell'influenza esercitata sulla materia dagli astri e dalle potenze spirituali, perciò i "Gran sacerdoti" o "chierici" si dedicavano allo studio dell'alchimia, della cabala, dell'astrologia, della magia. Sembra che in queste Logge Cagliostro operasse esperimenti di chiaroveggenza con "la colomba" è indubbio, comunque, che una tale esperienza abbia portato un notevole contribuito al perfezionamento del Rito Egiziano.

Intanto egli si era trasferito in Polonia, dove a Varsavia operava il principe Adamo Poninski, fondatore di una Loggia templare; nel suo castello di Vola aveva creato un laboratorio alchemicodove Cagliostro eseguì alcuni esperimenti. Abbandonò poi anche la Polonia per recarsi a Strasburgo dove giunse il 19 o il 27 Settembre e vi si trattenne per tre anni, operando miracolose guarigioni, tanto da essere chiamato "l'amico degli uomini" e "Mio Dio".
In questa prima fase il suo Rito si limitava ad inserire nelle cerimonie tradizionali il canto propiziatorio "Veni Creator Spiritus" e il "Te Deum". Venivano poi compiuti esperimenti occultistici e magici con i qualli si ottenevano visioni di avvenimenti lontani, preveggenza, trasmutazioni, ingrandimenti di diamanti. Il tutto terminava con la distribuzione di elixir che ridonavano la giovinezza. L'esperimento più comune consisteva nel prendere una giovinetta, chiamata "colomba" e un ragazzino, il "pupillo" e con una particolare cerimonia porli davanti ad una caraffa d'acqua, nella quale scorgevano profeti, angeli o spiriti di defunti e avevano visione di avvenimenti futuri. Tale pratica magica nella quale convergevano l'idromanzia e la cristallomanzia, fu via via perfezionata e raggiunse solo a Strasburgo una forma definitiva. E' difficile capire se questi "miracoli" fossero imbrogli, suggestioni o il frutto di effettivi poteri estrasensoriali, rimane il fatto che mentre alcuni furono entusiasti testimoni delle virtù taumaturgiche di Cagliostro altri lo bandirono come imbroglione e lestofante. Intanto la sua padronanza e conoscenza dei riti massonici cresceva e con essa la megalomania che lo portò a spacciarsi per un "Superiore incognito".

Nel 1783 si recò a Napoli dal cavaliere d'Aquino, quindi ripartì per la Gran Bretagna e l'8 Novembre 1783 giunse a Bordeaux, la città che aveva ospitato il mitico don Martinez Pasqualis.

Ai primi di Ottobre del 1784 si trasferì a Lione, dove alloggiò all'Hotel de la Reine. Il suo scopo principale era quello d'incontrare, uno dei più prestigiosi capi massonici del mondo, fondatore dell'Ordine dei "Cavalieri Benefici", il mercante Jean-Baptiste Willermoz.
Nel corso di quattro lunghi incontri, l'Italiano cercò di convincerlo ad entrare nel suo rito. Willermoz non era certo uno sprovveduto, aveva prima seguito Martinez de Pasqually per poi passare alla Stretta Osservanza Templare; da queste due esperienze iniziatiche era derivato l' Ordine dei Cavalieri benefattori della Città Santa di cui si considerava, giustamente, il demiurgo.Grazie alla sua esperienza massonica e alla astuzia dell'imprenditore, non impiegò molto a rendersi conto dell'ignoranza di Cagliostro il quale si mascherava dietro scuse puerili per non dimostrare le sue doti di occultista. La rottura era dunque inevitabile e giunse quando i due arrivarono a disquisire sulla natura di Cristo che per Cagliostro era solo umana.

Il Francese ebbe così la prova di quanto si diceva intorno alle sue idee ereticali; si mormorava, infatti, che a Strasburgo, dopo aver visto un grande Crocifisso, avesse mormorato: "Ah! Se costui mi avesse dato retta, non sarebbe stato inchiodato lassù". Cagliostro si accomiatò dal Willermoz, con gravi minacce che però il suo avversario non temeva essendo convinto che i riti martinisti lo garantissero da ogni influenza malefica, tanto che più tardi scriveva con un certa ironia a Charles de Hesse: "Il Conte di Cagliostro è qui da otto giorni: ho avuto con lui quattro lunghi incontri privati, e nell'ultimo ci siamo scontrati per un'ennesima diversità di principio e convinzione. A dividerci è lo scopo, chè egli vi crea massoni all'egiziana, io l'ho strapazzato energicamente e non ci rivedremo più".

Fallito questo tentativo, Cagliostro, con dodici Fratelli tratti dalle dalle Logge "Le Perfait Silence" e "La Sagesse", fondò l'Officina Madre di Rito Egiziano "La Sagesse Triomphante". L'idea di creare una Loggia sarebbe stata ispirata direttamente dall'Entità Suprema apparsagli in sogno. In realtà era, secondo alcuni, una mossa astuta volta ad unificare la Massoneria con la creazione di una sorta di Obbedienza superiore depositaria dei più arcani misteri.
I Rituali ci sono pervenuti solo solo in parte e, probabilmente, artefatti. Secondo ciò che è possibile ricostruire, il Rito, pur facendo salvi alcuni principi comuni a tutte le Obbedienze, affermava che i segreti della saggezza sono rinchiusi nelle piramidi, dove i grandi sacerdoti custodivono formule e ricette miracolose. Con la Massoneria Egiziana, la perfezione si realizza attraverso il bene, la virtù e la sapienza. La rigenerazione morale permette di acquisire il potere d'invocare gli spiriti per mezzo della necromanzia greco-egiziana, dei misteri dei Cristiani primitivi e della Cabala ebraica. Essa diventava perciò una sintesi di esperienze esoteriche diverse, spesso conosciute solo di nome, di volgarizzazioni su culti religiosi o magici. Giuseppe Balsamo, tanto per non sbagliare, aveva gettato dentro il calderone della propria Massoneria un po' di tutto: echi gnosici mal compresi, demonologia e angiologia cristiana ed islamica, tradizione rosacrociana, astrologia, magismo e necromanzia da salotto. Fu proprio questa spettacolare e pittoresca complessità che attrasse tanti adepti abbacinati da una improbabile rigenerazione morale e fisica.

Per essere crismati bisognava credere in Dio e essere già iniziati; inoltre la cerimonia era preceduta da un digiuno che durava in pratica quaranta giorni. In seguito, con preghiere e purificazioni l'adepto avrebbe ricevuto i "sigillli angelici" e ritornato così a quello stato di purezza originale, necessario per entrare nel regno dei cieli. "Riceverà egli per sè il pentagono, o sia quella Carta Vergine, sopra la quale hanno gli Angeli primitivi impresse le loro cifre e sigilli, munito del quale e reso così Maestro e capo di esercizio, senza il concorso di alcun mortale, il suo spirito è riempito di fuoco divino, il suo corpo diviene altrettanto puro tanto quello del fanciullo più innocente, la sua penetrazione è senza limiti, il suo potere immenso, nè ad altro più aspira, che ad un perfetto riposo per arrivare all'immortalità e potere dire di sè: Ego sum qui sum".

Dopo la fondazione di questa Obbedienza Cagliostro si atteggiò a vero e proprio patriarca della Libera Muratoria e da Lione inviò un irnerico proclama urbis et orbis a tutte le Logge: "Camminare costantemente sullo stretto sentiero della virtù e dimostrare - con la regolarità della loro condotta - l'amore e la conoscenza dei precetti e degli scopi dell'Ordine". Inoltre pubblicava gli Statuti e regolamenti della rispettabile Loggia "La Saggezza Trionfante" Loggia Madre dell'Alta Massoneria Egiziana per l'Oriente e l'Occidente, costituita in quanto tale e fondata all'Oriente di Lione dal Gran Cofto fondatore e Gran Maestro dell'Alta Massoneria Egiziana in tutte le parti orientali e occidentali del globo".

A Parigi, intanto, la Loggia "des Amis Rèunis" i cui membri avevano assunto il nome di Filaleti, lavorava per tentare di unificare i numerosi riti, aveva, perciò, raccolto un'imponente documentazione e, Il 10 Febbraio del 1785, sotto la guida di Savalette de Langes, convocarono un Convento che doveva stabilire quali fossero i punti di contatto fra i vari sistemi. Furono invitati gli esponenti più in vista della Massoneria, fra i quali gli italiani Conte Albaretto, il dottor Giraud, il Principe Diego Naselli, anche Cagliostro, nonostante i dubbi di alcuni, fu invitato. Ma, il Gran Cofto, prima si proclamò l'unico depositario dei segreti massonici ed invitò i Filaleti a purificare il Tempio di Salomone bruciando tutti i libri e documenti da loro raccolti e ad affidarsi a lui per ottenere la Luce attraverso il Rito Egiziano; poi, visto che l'invito era caduto nel vuoto invitò tre di loro a recarsi a Lione, per farsi iniziare. Visto che ciò non avvenne, mandò loro un messaggio col quale si disobbligava a partecipare al Convegno. La cosa non fu gradita e da quel momento vi fu una rottura fra la Massoneria ufficiale e il Conte. Inoltre le menti più eccelse dello spiritualismo massonico come Claude de Saint Martine, Willermoz, Savalette de Langes, Court de Gibelin già da tempo avevano preso le distanze dal Gran Cofto, rifiutandosi di considerarlo uno di loro.

Nonostante l'isolamento, l'attivismo iniziatico del Conte proseguiva con molte iniziative, fra le quali, la più interessante fu la fondazione della Loggia di adozione "Isis", in casa della Marchesa d'Orvilliers; la direzione fu assunta, naturalmente da "Serafina", col titolo di "Regina di Saba". Ad essa aderirono le dame della più alta nobiltà parigina. Il rito era, come al solito, complicato e scenografico e culminava con l'arrivo del "sublime Cagliostro".

I Rituali erano incentrati su una concezione alkemico-speculativa che aveva come fine di trasmutare il "dionisiaco-lunare" femminile nel "solare-apollineo" maschile creando così l'androgeno. La Maestra Agente che impersonificava la Regina di Saba, aveva per gioiello un medaglione con la sigla E.S.H. "Ego Sum Homo". I Gradi erano tre: Apprendista Egizia, Compagna Egizia, Maestra Egizia. I rituali femminili sono stati pubblicati da Leone Braschi, in una forma che non sappiamo quanto sia fedele agli originali. Sfogliandoli si nota come fossero per taluni versi simili a quelli delle altre logge di adozione. Oltre alle virtù massoniche comunemente esaltate, si predicava la modestia, la pudicizia, la moderazione, si disquisiva sull'ipocrisia e sulla dissimulazione, si praticava la prova del taglio dei capelli. Col Grado di Compagna, il rito diventava grottesco; la recipendiaria veniva condotta in una sorta di giardino dell'Eden, dove, fra rumore di pentole e voci cavernose, veniva posta davanti al serpente tentatore. L'iniziazione al Grado di Maestra non era da meno, qui Hiram era sostituito da Osiride, sepolto in un tronco d'albero, s'ipotizzava l'acacia, l'erica, il cedro; non mancava il suono di sirti e di campanelluzzi nè uno stuolo di Sibille; sembra che ve ne fosse anche una americana. Ma il bello arrivava nella seconda parte della cerimonia, chiamata "cabalistica", forse per la valenza misteriosa della parola, dato che con la mistica ebraica non aveva alcun rapporto. Apparivano, in questa fase, la "colomba", cerchi magici, invocazioni agli angeli dei sette pianeti, si operano fumigazioni ed infine, come nei migliori salotti, la Sorella Colomba leggeva l'oroscopo della neofita. Certamente alle cerimonie della "Isis", partecipava, alcune volte, anche il divino Cogliostro, che, stando ai suoi detrattori, entrava nel tempio in costume adamitico, calando dal soffitto a cavalcioni di una palla dorata, con in capo una fiamma brillante e nella destra un serpente. A tale visione, che non doveva essere celestiale, data la pinguedine del Gran Cofto, l'Officiante avrebbe esclamato: Colui che state per udire è il celebre, l'immortale Cagliostro, uscito dal seno di Abramo senza essere stato concepito, e depositario di tutto ciò che è stato, di tutto ciò che è e di tutto ciò che sarà conosciuto sulla terra ...". Anche se questa pantomima non corrispondesse del tutto a verità, rimane certo che il fondatore della Massoneria Egiziana, poco prima dello scandalo parigino, era stato preso da un vero delirio di onnipotenza che gli aveva fatto perdere di vista anche il più elementare buon gusto.

Indaffaratissimo, egli, che ormai si era stabilito a Parigi, non poteva più guidare i lavori della "La Sagesse Triomphante", che comunque proseguivano autonomamente e con successo: i Fratelli, tramite la Colomba, vedevano il Gran Cofto benedicente e profeti e patriarchi che facevano atto di sottomettersi alla sua volontà. Un Cagliostro al settimo cielo, dunque, che si apprestava ad inaugurare una nuova prestigiosa sede dell'Officina, con la partecipazione di autorità civili e di esponenti di spicco della Massoneria. Ma, proprio in questo momento, scoppiò lo scandalo del "affair du collier" che mise fine alla sua attività di riformatore latomistico. Le riunioni alle quali partecipò dopo questa data furono, infatti, poca cosa anche se a Roma, non mancò di stupire con i soliti esperimenti occultistici; ebbe, invece, inizio la parabola discendente che lo portò ad essere un un perseguitato, guidato da un'invisibile mano nella rete dell'inquisizione. La sua vita, però, era ormai legata all'Istituzione e anche nel pozzo, inebetito dalle sevizie, il povero Giuseppe, pronunciava frasi e disegnava sui muri simboli massonici, mentre gli auguzzini attendevano invano che venissero i suoi confratelli a salvarlo. Alessandro, Conte di Cagliostro fu e rimane, dunque, una vittima, un martire di un'intolleranza d'antica origine che colpiva tutto ciò che poteva mettere in discussione l'assolutismo dogmatico. In questo il prigioniero di San Leo si colloca accanto a Tommaso Crudeli, a Luigi Zaniboni e Giovan Battista De Rolandische, come lui, ebbero a patire il processo, il carcere o la forca.

Ma il quesito che ci ponevamo all'inizio è un altro: fatto salvo il valore di martire del Palermitano, quanto e quale valore può avere il suo operare massonico ed ancora, il Rito Egiziano può porsi accanto agli altri sistemi o fu, più che altro, un fenomeno da baraccone? Abbiamo sottolineato, senza pietà, gli aspetti più risibile del Rito: l'uso improprio di espereienze esoteriche, l'inserimento di pratiche necromantiche, magiche, prestigatorie e le carnevalate di ogni genere. Sembrerebbe dunque che vi sia, su questo piano, una condanna incondizionata, ma non è così.

Cagliostro fu, innanzitutto, un figlio del suo secolo, età magica, di passaggio, durante la quale nacquero e si svilupparono tendenze e personaggi opposti: De Sade e Beccaria, l'Illuminsmo e l'Ossianesimo, gli stati caserma e le istanze democratiche, il razionalismo e l'irrazionalità, il privilegio nobiliare e il comunismo premarxista degli Illuminati. Nelle Logge di quel secolo si mischiarono a scenziati e ricercatori sedicenti maghi e invocatori di spiriti, empiristi e Martinisti, chimici ed alkimisti. Tutti comunque animati da un identico desiderio: conoscere. Cagliostro si mosse in questo mondo, cercò di emergere, creando anche lui un sistema mirabile, sintesi di ogni più recondito sapere. Per far questo mischiò agli Antichi Doveri, manzie e medianismi, battendo una strada che già altri avevano percorso fra il rispetto e l'ammirazione generale. Mi chiedo, a ben guardare, che differenza sostanziale vi sia fra il Rito Egizio e quello degli Eletti di Coen. Le diversità sono solo superficiali, è come se avessimo due abiti, uno grigio e l'altro di colori sgargianti; a prima vista ci sembrerebbero diversissimi, ma poi esaminandoli da vicino ci accorgeremmo che ambedue sono stati confezionati con una lana simile. Inoltre, al di là del Rito, Cagliostro, mostrò, e questo par fuori discussione, un notevole amore per il prossimo; elargì elemosine, distribuì gratuitamente farmaci e porzioni ai poveri. Erano medicinali fasulli, si dirà, ma per il Gran Copto, nei suoi deliri di ognipotenza, erano panacee e chissà se, in virtù di un certo effetto placebo non avessero reali virtù terapeutiche. Erano comunque destinati a uno strato sociale che, per la sua indigenza, poteva sperare, se interessato da patologie importanti, solo in un veloce e poco doloroso trapasso. Amore per il prossimo, dunque, profondo senso di fratellanza, desiderio di libertà, furono questi principi ai quali s'ispirò per tutta la vita. Si sentì, amico di tutti, uguale agli altri sotto ogni latitudine. Forse, imbrogliò qualche potente, scroccò "Luigi" d'oro a nobili desiderosi di pietre filosofali o d'improbabili ringiovanimenti, ma questo faceva parte del personaggio, dell'avventurismo del secolo. Il Trinomio eccelso della Massoneria, arse comunque in lui, in ogni istante della sua drammatica vita di girovago, pertanto se lo dovessi incontrare in qualche dimensione parallela, dove presente, passato e futuro, non hanno grande significato, non esiterei un istante ad abbracciarlo dicendogli "Tu sei mio Fratello".

Decr. Conte di Cagliostro