1° Simposio internazionale di studi Filosofico - Massonici

(Relazione per il 1° Simposio internazionale di studi Filosofico - Massonici 28-29-30 Aprile 1995 Portoferraio Isola d’Elba)

Una vignetta, pubblicata su un numero della “Rivista massonica” del 1976 [1] , illustrava con sottile ironia i più ricorrenti temi dell’antimassoneria. Un giornalista, al suo tavolo, di lavoro medita sui possibili temi antimassonici e nella sua mente si agitano incappucciati, presi dalle più losche occupazioni: rapimenti, cospirazioni, rapine, attentati, spionaggio internazionale e, per rendere colma la misura, non viene dimenticato il fascismo, il nazismo e le pratiche demoniache. Una bella antologia, ma incompleta, dato che gli argomenti addotti dall’antimassoneria sono sicuramente di più. Non si pensi, comunque, che il fronte antimassonico di questo ultimo ventennio sia dotato di grande fantasia; infatti, la maggior parte delle tematiche e delle metodiche della variegata letteratura antimassonica sono vecchie di circa due secoli.

Già alla fine degli anni Settanta il Professor Mola [2] aveva evidenziato come il Barruel, con la sua celebre opera Memoires pour servir a l’histoire dr jacobinisme [3] avesse influenzato tutta l’antimassoneria posteriore, non solo per la teoria del complotto, per la quale rimando al noto studio di Zeffiro Ciuffoletti [4] , ma per taluni aspetti “suasori”, quali l’asserita appartenenza alla Massoneria e l’attenzione prestata nel distinguere l’errore dall’errante, la brava persona, in buona fede che milita nella setta, dal coacervo di errori e di crimini che costituisce, in ultima analisi, l’anima stessa della “res massonica”.

Queste ordinate, individuate dall’abate francese si arricchirono di nuovi elementi, grazie al giornalismo reazionario nato in Italia subito dopo l’unificazione. Fra il 1859 e il 1860, oltre ottanta fogli di tale genere comparvero nella Penisola; fra di essi, ebbero particolare fama “Il Contemporaneo”, diretto dal discusso Sanpol [5] , “Il commercio” [6] , “Firenze”, “Napoli”, “La vespa”. Essi erano accomunati da una violenta acredine nei confronti del nuovo che, a loro avviso, sotto le note divise della libertà e della giustizia vessava il popolo, costretto “per pagare la libertà ... in camicia [e che] seguiterà a farsi scorticare nel santo nome della patria” [7] . Gli alfieri della nuova Italia, non erano altro che dei profittatori, dei corrotti che, mascherati dietro le belle parole, sfruttavano le masse, ridotte in miseria: “Gli alti funzionari poltriscono negli agi di una vita beata e i parassiti, sotto il pretesto di reggere le masse, si impinguano alla greppia dello stato” [8] . Il linguaggio di questi fogli è semplice, immediato, si basa su slogan, invettive, spesso intrise di una grossolana ironia che non rifugge dall’uso di forme dialettali [9] .

Ben presto il giornalismo reazionario si avvicinò a quello clericale, sino a formare un fronte unito. D’altra parte il mondo cattolico più retrivo sfruttava abilmente la sua capillare distribuzione sul territorio, per condurre una spietata campagna antiunitaria [10] . Non vi è fatto o episodio che non venga sfruttato per un’incessante propaganda; anche i terremoti sono presentati come tangibili prove dell’ira divina [11] . Il clericalismo perfeziona poi la sua organizzazione costituendo numerose associazioni [12] e pubblicando giornali e periodici di ogni tipo come “La stella d’Etruria”, “La rivista nazionale”, “La vera buona novella”. Il giornalismo clerical-reazionario, alla condanna politico sociale e alla “denuncia” della corruzione aggiunge il giudizio morale e religioso. Scrive Giovanni Pierini, direttore della “Buona Novella”:

“Una civiltà senza Vangelo, che brami lo stato indipendente dalla Morale e dalla Religione, e che abbia bisogno di mediatori per riamicarsi colla Religione stessa, è una figliola dissennata che abbandonò la madre e si diede alla prostituzione, è un obbrobrio, una maledizione, una cancrena sociale ... il bene d’Italia consiste nella repressione di tutti quei dementi che da mattina a sera non fanno altro che bestemmiare il Pontefice, il Capo supremo della nostra Religione. Consiste nel reprimere, distruggere quel proselitismo protestante che serve ad aumentare fra noi il numero degli atei, degli increduli, de’ bestemmiatori, delle baiadere, de’ ladri, de’ nemici della costumatezza, della moderazione, della libertà, della Patria, di Dio. Consiste insomma nel tagliare al nostro presente ordinamento sociale tutto ciò che si oppone alla Religione” [13] .

Con il proseguire degli anni questa stampa, nata soprattutto con intenti antiunitari, tende ad identificare la nuova Italia con la Massoneria. Il sovvertimento dell’ordine politico, sociale e religioso, non è forse iniziato con la Grande rivoluzione del 1789 e, il Barruel e seguaci [14] , non hanno dimostrato come essa non sia altro che un progetto eversivo massonico? L’epopea risorgimentale, viene vista come la logica conseguenza di questa trama universale, una situazione peninsulare, perfettamente inquadrata in un contesto più generale. Tutto sembra esser chiaro e gli argomenti barruelliani vengono ripresi con vigore e arricchiti dalle esperienze della polemica giornalistica degli anni sessanta. La tematica del complotto, si tinge di un linguaggio meno compassato e più popolare e si affianca a quella dell’intrallazzo, della corruzione spicciola, del favoritismo, del ladrocinio, del decadimento morale. I “numi tutelari” di questa società godono di agi di ogni genere, nel lusso e nel peccato, mentre il popolo derelitto soffre la fame:

“Il popolo vede l’abisso delle sue miserie, mormora e minaccia. Le gravezze che lo angustiano sono al colmo. Egli non può stentare più oltre il pane della sua esistenza per provvedere più lungamente ai suoi liberatori mense, cantine e stalle, veneri, fumo e danze” [15] .

Ma il mito del complotto internazionale rimane dominante e gli antimassoni della seconda metà del secolo individuano, nel comunismo, teorizzato da Marx [16] , l’ultima pensata della setta. Nel saggio Fatti e argomenti intorno alla Massoneria e ad altre società segrete [17] , seguendo il vecchio artificio della prova diretta che avvalora la tesi, si riporta la dichiarazione di un supposto capo massonico che afferma:

“Non dire che il furto e la comunanza delle donne sono cose illecite ... perché predicare che il furto è una risorsa illegale, mentre annunziamo che non vi sarà più ne mio né tuo? perché parlare della promiscuità delle donne se la comunanza sarà un dovere? ... Avete udito? Signori il grande arcifanfane delle logge massoniche ... v’intima la guerra e ve l’intima francamente, senza ambagi, senza mezzi termini, senza esitazioni, ve l’intima non a nome proprio, ma a nome della Massoneria di tutti i paesi, perché lo spirito di lei è spirito comunista [18] .

Anche in un’altra interessante opera Storia dottrina e scopo della Frammassoneria, il fine della setta è la nascita di una repubblica universale, improntata ad un socialismo ateo e priva di una qualsivoglia morale:

“Una repubblica, che abbracci l’universo, e della quale sarebbero capi i frammassoni. Essi non vogliono né re, né Religione, né distinzione, se non per sé medesimi. Essi si nutriranno del sangue e del sudore del popolo, e lo lasceranno nella disperazione, senza speranza di vita migliore” [19] . Questo progetto eversivo, non è un’utopia è, infatti, già in atto da quasi un secolo, con continue rivolte e complotti:

“Bisogna persuadersene: tutte le rivoluzioni di Europa, da settanta anni in qua, sono state preparate, condotte ed attuate dalla Frammassoneria; i capi l’hanno confessato le cento volte; se ne sono anzi gloriati. Il loro scopo è una repubblica universale e sociale, l’abolizione di qualunque culto, ed il regno della ragione: essi lo dicono, lo proclamano in segreto fra loro e qualche volta in pubblico. I loro membri attorniano i troni, occupano la più parte dei ministeri degli Stati, nelle province, nella istruzione, nei Parlamenti di tutti i paesi. I capi della Frammassoneria dispongono di somme ingenti, e lavorano attivamente per rovesciare l’Europa [20] .

In modo non diverso la Massoneria è identificata anche con altre, ma non meno pericolose forme eversive, come l’anarchia, vera e propria negazione del vivere civile che vuol riportare l’uomo senza Dio a uno stato di assoluta bestialità:

“Da fratelli armati di incendii, di esterminio e di morte, che la massoneria dette alla luce, nasce, l’anarchia, la quale non ha altro fine che di trascinare dietro di sé col ferro e col fuoco l’uomo allo stato selvaggio, per vivere più che da bestia errante fra le rovine delle città distrutte e divorate dal fuoco, fra le campagne incolte e deserte, per pascersi di erbe e di frutta che la terra spontaneamente darebbe” [21] .

Il tema della sostanziale identità fra Massoneria e Comunismo, diviene il cavallo di battaglia di tutta la stampa cattolica di quel periodo, che trova il foglio più autorevole in “Civiltà cattolica”, assertore che dietro “I figli della vedova [si nasconde] il feroce mostro del socialismo e del comunismo” [22] . Al giornale dei gesuiti si affiancano tutta una serie di voci minori: organi parrocchiali, opuscoli, manifesti e libretti di ogni genere. Non mancano i richiami ufficiali della gerarchia ecclesiastica che seguendo i documenti papali [23] , si rivolge al proprio gregge ammonendo sulla sostanziale identità fra comunismo e massoneria [24] . E’ questo un periodo di grande sviluppo della letteratura antimassonica, all’articolo, al saggio, si affianca, il manuale per la difesa dalla setta [25] e, addirittura, il romanzo.

Questo genere letterario era stato adoperato per la lotta contro l’Istituzione fin dagli anni Sessanta, è di quel periodo, infatti, la pubblicazione e la fortuna di Lionello o delle società segrete [26] . Il libro narra le avventure e le disgrazie di un nobile ma sventurato giovane, che per dabbenaggine e amore dell’avventura si lascia coinvolgere dalle società segrete; milita un po’ in tutte ed ha mille vicessitudini e, alla fine, domanda l’iniziazione alla più potente e misteriosa di tutte le sette [27] . Viene accettato e sottoposto a prove durissime che culminano con la costrizione a pugnalare il suo migliore amico [28] . Dopo “... quel primo malefizio, Lionello, rotto ogni ritegno, fu micidiale di professione” [29] . Passa così da delitto a delitto fino a quando arriva, nelle Marche, ad uccidere un pio vescovo. A questo punto il rimorso lo attanaglia “conosce chiaramente che l’ira di Dio l’incalza, il rimorso lo divora e la disperazione lo brucia vivo” [30] ed è condotto al suicidio.

Si conclude così questo romanzo di successo, caratterizzato da una buona tecnica narrativa, supportata dal ritmo incalzante e da continue avventure che hanno per scenario l’intera Europa. La Massoneria è dipinta come un coacervo di nefandezze e di corruzione: la madre di tutte le società segrete, di tutte le cospirazioni; i suoi caporioni, più celebri, sono raffigurati come dei delinquenti comuni, pronti a vessare il popolo con ruberie e grassazioni di ogni genere [31] . Non manca poi l’accusa di pratiche demoniache e di culti satanici perpretati all’interno delle logge giacché i massoni hanno “... per ultimo sacramento il disdire a Cristo e l’adorare il demonio, e il trasnaturarsi in lui” [32] .

Il più prolifico scrittore di romanzi antimassonici fu, comunque, Giuseppe Franco, autore di La sposa della Sila o la gente ammodernata [33] , La contessa internazionale [34] e di scritti volti contro altri nemici del cattolicesimo quali il protestantesimo [35] o lo spiritismo [36] , tutti editati fra il 1880 e il ‘90 dalla tipografia “Giachetti, figlio e C” di Prato. Il suo romanzo più noto è comunque Massone e Massona [37] , un’opera ponderosa in due volumi per complessive 736 pagine. Vi si narra le traversie di due promessi sposi il giovane medico Armodio Ferrato, buono ed intelligente ma troppo curioso e della sua bella Clarice un po’ ingenua e sprovveduta. Ambedue vengono irretiti dalla setta e diventano un massone e una massona, grazie, però, all’incessante intervento dell’amico comune, l’avvocato Romano Romani, riescono a redimersi e abbandonano l’istituzione.

L’opera vuol essere, oltre a un romanzo, un vero e proprio trattato antimassonico, documentato ed attendibile, con la descrizione dei rituali, dell’organizzazione, delle mire e dell’essenza stessa della Massoneria che si configura in una sorta di satanismo [38] . Questo desiderio di esaustività, pur inquadrato nella cornice del romanzo, rende Massone e Massona, pesante e noioso, con interminabili dialoghi e digressioni a non finire. Non mancano comunque pagine più accattivanti, specie quando si parla della corruzione degli esseri più deboli donne e bambini, condannati dalla setta alla perdizione. E’ questo il caso di Monica, una vecchia massona, rosa dal rimorso, che racconta la storia di un povera giovinetta di nome Pia, rapita dall’amante alla famiglia, condotta in loggia, iniziata e dopo circa un anno “ ... dal suo seduttore stesso venduta e sospinta dall’orgia massonica” [39] . Per la poveretta non vi è più scampo e finisce “in uno spedale lontana dalla patria ... là la raggiunse la madre ... e fu in tempo di raccogliere le ultime lacrime” [40] .

Gli scritti del Franco risultano comunque ampiamente tributari del Taxil, il grande caposcuola della letteratura antimassonica. Non mi soffermo su di lui, troppo nota è la sua opera anche se meriterebbe studi più approfonditi, dato che taluni aspetti della sua incessante attività [41] durata oltre un decennio [42] , appare tutt’ora poco chiara. In questo contesto, mi basta sottolineare come i precedenti luoghi comuni antimassonici siano dall’ex direttore dell’”Anticlericale”, ripresi e perfezionati. Nei suoi numerosi scritti vi si ritrovano tutte le componenti barrueliane, ma queste vengono rinvigorite da continui esempi tratti dalla cronaca. Il complesso disegno eversivo della Libera Muratoria è accompagnato da fatti di cronaca nera, da episodi noti a tutti, ma riletti in chiave settaria [43] . Lo stesso piglio narrativo, originato dalla gavetta giornalistica, rende ancor più accattivanti i suoi libri: poche sono le digressioni, le riflessioni, i riferimenti eruditi, sacrificati per un incalzare di quadri a tinte fosche, di fatti, di personaggi, che ricostruiscono un universo, un grande arazzo di perversione, di delitto, di complotto. Egli soddisfa anche la curiosità più spicciola indicando il nome “del massone della porta accanto”, con la pubblicazione di un libro - lista di circa seimila nomi di massoni francesi, con tanto di professione e indirizzo, seguito, dato il successo del primo, da un secondo con ben novemila nomi [44] . Anche in questo il francese è un perfezionista e un innovatore, varando un nuovo “genere”, la cui fortuna, non accenna a tramontare, viste le iniziativi editoriali italiane del 1993. Inoltre il tono memorialistico, di esperienza diretta, unito alla morbosità con le quale si “svelano” pratiche orgiastiche e sadoerotiche, danno ancor più fascino ai suoi libri. Scrivevo alcuni anni fa:

“Per il buon padre di famiglia, austero e perbenista, ma tormentato dalle frustrazioni del quotidiano, le letture del Taxil sono disgustose ed affascinanti in uno stesso tempo. Violenze, culti satanici e perversioni di ogni genere hanno da sempre sconvolto ma magicamente attirato le società dell’estremo pudore e il Taxil parlando della Massoneria, trovò il sistema di appropriarsi di quel filone gotico che ... aveva già conosciuto un discreto successo” [45] .

Grande fortuna, dunque, ma non solo quella, il Taxil e la sua èquipe, incisero profondamente sull’opinione pubblica, criminalizzarono in modo definitivo la Massoneria, la sua produzione, nonostante la tardiva sconfessione, impressionò in modo indelebile l’inconscio collettivo specie italiano, giuocando un ruolo fondamentale per ogni coscienza anche per quelle culturalmente più dotate. “Ritengo - Afferma Aldo Alessandro Mola - che proprio la storiografia italiana, parlo della storiografia scientificamente attrezzata, continuò e in tanta parte continua ad essere debitrice nei confronti del Taxil” [46] .

Gli anni immediatamente posteriori al taxilismo [47] furono, infatti, caratterizzati da una pioggia di scritti antimassonici. Abbandonato per il momento il filone demoniaco-orgiastico, troppo compromesso dalle dichiarazioni del francese, ecco battere sul tasto della corruzione, dell’intrallazzo, della ruberia. Enigma pubblica i suoi fortunati libretti [48] , sorgono giornali specializzati in quest’opera diffamatoria come “Il mulo”, “Il martello”, “Il bastone”; il neonato partito nazionalista nel presentarsi come “dichiaratamente reazionario e egoista”, dichiara guerra alla setta e il suo giornale “Idea Nazionale”, si fa promotore della famigerata Inchiesta sulla Massoneria [49] , mentre scoppia il caso del generale Gustavo Fara [50] , che eroe nazionale prima, diventa sospetto di intrallazzi massonici, appena si scopre la sua appartenenza alla Loggia Darwin di Napoli. Subito ci si affanna a progettare leggi che sanciscano una volta per tutte l’incompatibilità fra l’iscrizione alla Massoneria e la funzione di magistrato e di ufficiale [51] , iniziative che non ebbero alcun seguito solo perché il Giolitti chiuse la XXXIII legislatura “senza che il parlamento giungesse a discutere le interpellanze sul proselitismo della massoneria nell’esercito [52] ”.

Quando, dodici anni più tardi, Mussolini fa approvare la nota legge antimassonica [53] , del tutto simile anche se forse meno categorica di un recente disegno [54] , è un gaudemus igitur generale. Vecchi testi sono rispolverati [55] , il buon Luzio dà alle stampe la sua “Massoneria e il Risorgimento italiano” [56] , sublime esempio di distorsione delle fonti e di faziosità [57] , mentre, tutti gli argomenti taxil-barrueliani conoscono nuova fortuna. Riemerge il vecchio tema demoniaco [58] , vien pubblicata l’accorata autodenuncia di un Massone di alto grado [59] e anche chi, come Gramsci, si oppone alla legge liberticida dimostra di avere una visione storica distorta della Libera Muratoria, derivata pari pari da vecchie polemiche ideologiche [60] .

La Chiesa, che a detta di Carlo Arturo Jemolo [61] , vide nel fascismo una sospirata rivincita sulle forze borghesi, anticlericali e giacobine che avevano imperato fin dal XVIII secolo, plaude senza riserve al nuovo corso e la stampa cattolica, accanto alla denuncia sempre ricorrente dei crimini e dei complotti latomistici, mira ad accomunare regime e cattolicesimo in un’unica crociata contro le forze oscure del male [62] .

Comunque, in questa bagarre giornalistica e pubblicistica, non vi sono novità rispetto a quelle ormai codificate fin dalla fine del secolo precedente. L’unico contributo alla creatività antimassonica, viene offerto nel XX secolo dalla pubblicazione dei Protocolli dei Savi anziani di Sion, che ultimamente sembrano essere di nuovo tornati di moda [63] .

Apparsi nel lontano 1903 [64] , furono pubblicati per la prima volta in Italia nel 1920 e poi di nuovo nel 1937. Ma l’edizione più interessante fu indubbiamente la terza, dell’anno successivo, con prefazione di Julius Evola [65] e ricca appendice curata da Giovanni Preziosi. In essa vi si trova un elenco di 9800 cognomi ebraici [66] , in rigoroso ordine alfabetico. La lezione del Taxil non è dunque dimenticata nemmeno in questo caso e, alla maniera de La France Maçonique, si offre al lettore lo strumento per individuare questa volta l’ebreo della porta accanto. Del riconoscimento dei massoni non ve ne era più bisogno, dato che a ciò aveva già ottemperato il giornale “Roma Fascista”, con la pubblicazione di infinite liste di Liberi Muratori italiani.

L’influenza avuta da questo libello nel suo considerare la Massoneria un apparato operativo del sionismo internazionale [67] fu enorme. Ne sono tributari i farneticanti pamphlet di Louis Ferdinand Celine [68] e il Preziosi [69] , forsennato sacerdote della purezza della razza italica [70] , il rumeno “Bulletinul antijudeo - masonic” [71] e Jean Marques-Rivière che insieme al Fay e al de Russel rappresenta il fior fiore del collaborazionismo nella Francia occupata.

Con la fine del Fascismo e del Nazismo ha termine anche la denuncia del complotto giudaico massonico, ma non cessa l’antimassonismo, rientrato nell’alveo delle classiche tesi taxil-barrueliane. Campagne giornalistiche contro la Massoneria vengono montate fin dall’indomani del varo della Carta costituzionale [72] , quando diversi organi di stampa profetizzano che:

“non appena sarà insediata la Corte Costituzionale basterà interpellarla sulla corretta applicazione dell’articolo 18 e la massoneria sarà costretta a sciogliersi o a rivelare tutto di sé” [73] . Vi sono settimanali che “si specializzarono” in inchieste sulla Massoneria come il cattolico “Mondo domani” che nel 1968, dedica articoli su articoli allo scottante argomento. I temi affrontati sono sempre gli stessi: la penetrazione della Setta negli apparati dello Stato [74] , i suoi riti ridicoli e disgustosi [75] , il segreto massonico “considerato immorale dalla Chiesa e illegittimo dagli ordinamenti civili” [76] , la sua storia inquietante [77] , l’identificarsi dell’Istituzione con associazioni malavitose, dato che essa è “un patronato, è una mafia ... è una realtà di truffe, di ricatti, di pressioni e di minacce” [78] e, poi, dulcis in fundo, pubblicazioni di gran liste di nomi. Si comincia con 563 fratelli fiorentini [79] , ma dato che vi è il rischio che gli astuti settari, facciano incetta del giornale [80] , ostacolando l’opera di trasparenza, si cambia tattica, riportando il nome di massoni di varie città italiane, si inaugura cioè, un’importante variante sullo schema taxiliano: quella dei “Massoni a puntate” [81] . Questo nuovo corso viene varato con il numero di Novembre del 1968, con una lista di una sessantina di nomi, aperta da un tal “Agnelli avvocato Giovanni” di anni quarantasette [82] .

Altri giornali particolarmente interessati a servizi sulla Massoneria furono “Panorama” e “L’Espresso”. Quest’ultimo si cimenta anche con una timida imitazione di “Mondo domani”, quando pubblica la lista di 452 Maestri Venerabili [83] .

Quello che colpisce di più dall’esame di questa letteratura giornalistica, è la disinformazione storica degli articolisti che spesso sfocia in grossolani errori; non solo sono ignorate le complesse vicende della Massoneria italiana del dopoguerra, ma anche il ben più studiato periodo risorgimentale presta il fianco a svarioni di ogni tipo, fino a considerare Giuseppe Mazzini il primo Gran Maestro nostrano [84] . La cosa, comunque, non deve stupire data la disattenzione per anni ed anni della storiografia peninsulare sull’argomento Massoneria. In pratica fino agli studi del Francovich [85] e del Mola [86] vi è stato, nel Paese, un assoluto silenzio, rotto, in margine, da inserti denigratori, figli, in buona parte anch’essi, della scuola taxiliana [87] .

E’ interessare, a questo punto analizzare il “giudizio storico” che politici e magistrati, dunque di persone che fanno opinione, rilasciano sulla Massoneria.

L’occasione ci è offerta da un convegno organizzato dall’Istituto Gramsci e dalla Federazione Fiorentina del P.C.I. del 1983 su “Aspetti della presenza della Massoneria a Firenze” [88] . Il Parlamentare Alberto Cecchi movendo da posizioni vetero-gramsciane definisce la Massoneria “un’organizzazione a uno stadio economico-corporativo, portatrice della sconfitta storica dei democratici”, ridotta poi “a setta, alla ricerca rancorosa di una rivincita sui moderati della Chiesa” [89] . Lorando Ferracci, capogruppo del PSI al Consiglio Comunale di Firenze, dopo aver fatto sfoggio di tolleranza dichiarando che i Massoni non gli piacciano perché non li capisce, suddivide, come Barruel insegna, i Liberi Muratori buoni, che comunque sono una minoranza, da quelli cattivi e sancisce che la massoneria non ha più ragione di essere, dato che non esistono al giorno d’oggi monarchi e tribunali dell’inquisizione [90] . Più articolata l’analisi del magistrato Marco Ramat che pur concordando con l’assioma del Ferracci, che cioè la Massoneria esaurisce il suo ciclo con la Rivoluzione francese, si sofferma sulle collusioni della setta col trasformismo del De Pretis, sulla scissione del 1908 che vide nascere “la Massoneria nera” con funzioni antioperaie, scopre che i massoni fecero dell’antifascismo attivo, ma non come “fratelli” e conclude domandandosi se vi sia “una possibilità di redenzione democratica per la massoneria” [91] . Chi sembra non aver dubbi è l’avvocato Angelo Gracci che si chiede se la Massoneria non sia stata l’anima di quello “incredibile estesissimo intrigo di trame più o meno segrete ... funzionali ...[all’egemonia] politica militare della borghesia imperialista multinazionale e, in particolare, di quella statunitense” [92] .

Le parole del Gracci richiamano a un tema classico dell’antimassoneria: il complotto. Non vi è stato episodio oscuro, traffico losco o illegale, ove qualcuno non abbia supposto lo zampino della massoneria [93] . La teoria del complotto che, secondo Zeffiro Ciuffoletti [94] , è una componente sostanziale della scena politica dell’Italia del Novecento, domina indiscussa il panorama di questo ultimo periodo. Mario Ajello constata che, negli ultimi dieci anni, in uno dei principali quotidini italiani “La Repubblica” l’argomento è ripetuto ben 3029 volte, compare 80 volte negli occhielli, 139 nei titoli, 88 nei sommari [95] . La spiegazione di ciò è individuata da Angelo Panebianco “Nella mentalità corrente” la quale non accetta “che le cose accadano per un concorso di fattori. La complottomania nasce da una sottovalutazione della complessità della storia. Si deve trovare un capro espiatorio, un responsabile: dai terremoti a tangentopoli” [96] .

In Italia questo capro è stato in buona parte individuato nella Massoneria. Le tesi barruelliane, perfezionate dal Taxil, riprese dal fascismo, sposate e rinverdite dalla cultura cattocomunista del dopoguerra, tendono a radicarsi stabilmente nella mentalità comune, in quell’inconscio collettivo, nel quale “I misteri del Frammassoneria” e le altre opere del giornalista d’oltralpe operarono, innescando un effetto Otello, quel fenomeno della manipolazione delle credenze attraverso copioni che, secondo Piattelli Palmerini fa sì che tesi anche se manifestamente non vere o comunque non provate convincano e plagino [97] . Pertanto la letteratura antimassonica di oggi si identifica con quella di ieri, sono identici i temi, le metodologie e anche gli schemi narrativi. Si obietterà che almeno, nelle polemiche di oggi, manca il richiamo ad una massoneria di ispirazione satanica che si avvalga quali strumenti operativi di forze impensabili, considerate a lei estranee. Non è vero. Mi è capitato recentemente fra le mani un opuscoletto del Centro studi cattolici “Mater Ecclesiae” [98] ove si afferma, citando altri testi [99] che “La religione Universale massonica, quella che, riconoscendole tutte, nega il principio della contraddizione, è proprio la religione satanista, che adora Satana o Baphomet, il “dio” della testa di becco che, nella mostruosità delle sue forme, concilia l’incontrastante e l’inconciliabile” [100] . E inoltre, udite, udite! il P.D.S. sarebbe un’espressione di questa setta scellerata; massonici sarebbero i suoi simboli: la stella a cinque punte, il pentalfa “il principale simbolo della massoneria” [101] , il martello, maglietto massonico e la falce, che ricorda la luna “intesa come emblema della filosofia surrogato assoluto della religione” [102] . Anche la quercia, voluta da Achille Occhetto, altro non è che un richiamo alla Rivoluzione Francese, al primo grande complotto settario [103] .

C’è tutto, dunque, proprio tutto, manca solo, forse, un genere, il romanzo. Ma Umberto Eco con Il pendolo di Foucault, si è avvicinato, almeno un po’, al tema e non ha risparmiato stilettate al degenerato esoterismo massonico [104] . Vi è perciò la consistente speranza che qualche suo epigono, prenda lo spunto, per rinverdire, sulle soglie del terzo millennio, i fasti antichi di Lionello o di Massone e Massona.

LUIGI PRUNETI

 

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[1] “Rivista Massonica”, n. 8, Ottobre 1976, p. 512.

[2] La conferenza del Professor Mola [Conferenza tenuta da A. A. MOLA nell’ambito del ciclo di conferenze dal titolo La Massoneria nella storiografia moderna, promosso dalla Loggia “Libertini” di Lecce], in “Rivista Massonica”, n. 1. Gennaio-Febbraio 1979, pp. 5-33.

[3] In 5 voll., Londra 1797-1798.

[4] Z. CIUFFOLETTI, Il complotto massonico e la Rivoluzione francese, Firenze 1989.

[5] Stefano Sanpol non era nuovo ad esperienze giornalistiche, aveva, infatti, diretto altri giornali ultrareazionari come i torinesi “Lo smascheratore” e “Il giornale degli elettori”. A. SALVESTRINI, Il movimento antiunitario in Toscana, Firenze 1967, p. 122.

[6] Il titolo della testata sottintendeva al libero commercio, teoria che aveva trovato, come è noto, uno dei suoi maggiori sostenitori nel Fossombroni, il giornale ebbe una vita abbastanza lunga, dato che le pubblicazioni, iniziate nel 1854, cessarono solo ventotto anni più tardi. S. SPADOLINI, Firenze capitale, Firenze 1971, p. 143; G. LUMBROSO, Il partito reazionario in Italia nei primi anni dell’Unità, in “Rassegna storica del Risorgimento”, vol. VI, 1934, p. 1460.

[7] In “La Vespa”, 2 Giugno 1864.

[8] In “La vespa”, 2 Giugno 1864.

[9] Si pensi, a tal proposito, ai dialoghi, ospitati su “la vespa” fra il Gocciola, un popolano e il liberale Mignatta. Il primo rinfaccia continuamente al secondo le antiche promesse che si sono mutate in amare delusioni: “Tu ‘un ti rammenti icchè tu mi dicesti? I’ me ne ricordo sai, di cande tu mi dicei che s’avea ‘sta tanto bene, che tutte le Domeniche c’avea ‘entrà ‘la ribotta, ch’è s’avea ‘lavorà poco e guadagnà dimorto. Invece caro mio, l’è andaca tutt’a rovescio. E’ polli diventachi zucche, che prima le si tiraan n’groppone a chi le portà a Firenze”. In “La Vespa”, 17 Giugno 1864.

[10] E. CONTI, Le origini del Socialismo a Firenze, Roma 1950, p. 23.

[11] “La Nazione”, 22 Maggio 1861.

[12] Come “La società toscana per la diffusione dei buoni libri, “La Società patriottica per la propagazione delle buone massime esclusa severamente la politica”, poi trasformata in “Società dei padri di famiglia per la diffusione delle buone massime nel popolo”. A. SALVESTRINI, Il movimento ... cit., p.193.

[13] In “Vera Buona Novella”, n. 1, Gennaio 1862.

[14] [14] Come il Baissie con L’esprit de la Franc-maçonnerie dévoilée, relativement au danger qu’elle referme che però risale al 1790 e il Lanfranc: Le Voile levè pour les curieus, ou les secrets de la Révolution révélés à l’aide de la Franc-Maçonnrie; La conjuration contre la Religion catholique et les souverains. G. C. LORANSCHI, L’antimassoneria, in “Hiram”, n. 5, Maggio 1990, p. 110.

[15] L. PRUNETI, Oh, setta scellerata ed empia, appunti su oltre due secoli di pubblicistica antimassonica, Firenze 1992, p. 29.

[16] Karl Heinrich Marx aveva scritto i Manoscritti economici-filosofici nel 1884, nel 1847 La miseria della filosofia e, nell’anno successivo, insieme a Engels, il Manifesto del Partito comunista, mentre del 1849 è Lavoro salariato e capitale.

[17] L’opera fu pubblicata a Genova nel 1862 e più volte ristampata.

[18] L. PRUNETI, Oh, setta ... cit., p. 32.

[19] Storia dottrina e scopo della Frammassoneria per un Frammassone che non lo è più, Bologna 1862, p. 125.

[20] Storia dottrina ... cit., p. 195.

[21] C. A. MONDELLO-NESTLER, La Massoneria, Roma 1887, p. 265.

[22] L. PRUNETI, Oh., setta ... cit., p. 33.

[23] Particolare effetto ebbe l’Enciclica di Leone XIII Humanum genus, per i suoi toni apocalittici, il potente richiamo al De civitate dei e alla lotta eterna fra la luce e le tenebre che sembra ormai giunta alla battaglia finale, ai giorni del Giudizio e dell’Anticristo: “Due città nacquero da due amori: la terrena dall’amore di sé fino al disprezzo di Dio, la celeste dall’amore di Dio fino al disprezzo di sé. - In tutta la lunga serie dei secoli queste due città pugnarono l’una contro l’altra con armi e combattenti varii, benchè non sempre con l’ardore e l’impeto stesso. Ma ai tempi nostri i partigiani della città malvagia, ispirati e aiutati da quella società, che largamente diffusa e fortemente congegnata piglia il nome di società massonica, pare che tutti cospirino insieme, e tentino le ultime prove. Imperocchè, senza più dissimulare i loro disegni, insorgono con estrema audacia contro la sovranità di Dio; lavorando pubblicamente e a viso aperto a rovina della santa Chiesa”. Humanum genus, Enciclica di Leone XIII, 20 Aprile 1884, Ed. U. Bastogi,, Livorno s.d.

[24] Nella Lettera dell’episcopato lombardo contro la Massoneria e il socialismo, Milano 7 Dicembre 1896, si legge: “Ora è facile riconoscere quanta affinità abbiano le idee socialiste con quelle della setta massonica”, p. 18. Questo documento pastorale è estremamente interessante, in quanto, in un breve spazio riassume tutti quei presunti danni alla società italiana, dovuti all’influenza massonica, che erano i principali cavalli di battaglia della letteratura antimassonica: “Da mezzo secolo in qua la Massoneria, lavorando d’astuzia e di forza, tessendo congiure, promovendo sommosse, blandendo principi e governi, giocando la credula semplicità delle masse e carezzandone le passioni, sfruttando gli ideali di libertà, eguaglianza, fratellanza, patriottismo, profittando abilmente delle condizioni politiche e civili dei popoli, è riuscita a svolgere le sue spire, a stendersi largamente e insinuarsi nell’organismo sociale: ha invaso i parlamenti, le amministrazioni, le scuole, tutte le pubbliche istituzioni: si è assoldata la stampa, ed è giunta a tanto di potenza e di prepotenza, che, ormai non è più possibile salire senza passare per le sue logge, vere bolge tenebrose, dove l’intrigo e il protezionismo distribuiscono meriti, fama, cariche, e perfino assicurano l’impunità, nonchè a colpe volgari, a deplorevoli eccessi, che gettano lo sconforto nella nazione, ne turbano il credito, ne scuotano le istituzioni. In tanta floridezza di fortuna la massoneria ebbe agio di spiegare la sua azione e mostrarci più nettamente suoi intenti. Ebbene, che ha essa fatto? Ha tentato colpi sì audaci contro la Chiesa cattolica, che ben sarebbero mortali, se essa non fosse immortale. Ecco infatti predicata ed attuata la separazione dello Stato dalla Chiesa e così portato l’ateismo nell’anima stessa della società; ecco spogliato il Pontefice, stesa la mano sul patrimonio ecclesiastico, sancite leggi odiose contro il clero ... protetti e onorati gli apostati, dissacrato il matrimonio, proposta ... la legge del divorzio, data libertà alla stampa di vituperare, calunniare, bestemmiare, ciò che vi ha di più sacro, tentate tutte le vie per ingenerare odio e disprezzo alla Chiesa e consumare l’opera insensata e malvagia di scristianeggiare la società ... Quali ne furono gli effetti? L’immoralità che dilaga in alto e in basso, calcati o dimenticati i buoni e sollevati i tristi, la gioventù senza ideali, senza carattere, senza pudore, guasta fino alle ossa, ribelle fino dai banchi della scuola, paralizzata l’autorità, scossa la pubblica fiducia, irritate le masse, la società sempre tremante sui pericoli, che la minacciano”. pp. 9-10.

[25] L. PRUNETI, Oh, setta ... cit., p. 33.

[26] Lionello o delle società segrete, Napoli 1863 (4^ Ediz. diligentemente corretta).

[27] “ ... avea file secretissime sparse in Europa e di là dai mari, ed era più potente d’assai che il Carbonarismo e la Giovane Italia, e di leggi meglio ordinate del mondo, per tale che potea dirsi lo stillato del codice segreto di Weishaupt. Ibidem, p. 86.

[28] “ ... vede improvviso farsi innanzi una reina che tal pareva all’aspetto, al portamento, agli atti, al lume degli occhi. Costei era in abito di Creola di Cuba ... Lionello rimase stupito a quella vista, inchinossi tutto riverente, e vedutala piacevolmente sedergli a lato, ei cominciava ad entrare in certe squisitezze cortigianesche, dicendo - beato sé di tanto onore! sé di sì felice divina presenza!- Ma la giovane volto il sembiante di sereno e amorevole in truce - Scimunito, gli disse, pensi tu di civettare alle donne? Io non ricevo altro culto che di sangue. - E ‘l dire e ‘l cacciarsi dal seno un pugnale e ‘l porgerglielo fu un attimo. - Con questo, ripigliò, va, scanna un traditore che lì aspetta, riportalo insanguinato, allora soltanto sarai degno di me, e t’ascriveremo fratello. Se tu non hai cuore, dallo a me, ch’io sottentro ai poltroni; e questo sarà l’undicesimo ch’io sgozzo ... Cotesta furia si rizza, afferra Lionello per un braccio, spalanca un uscio, lo spinge dentro, serra e sparisce. Ed ecco un negro gigantesco gli accenna di seguirlo; e condottolo per certe scalette buie, il mette in una stanzuola tappezzata di nero, ove scorge per di dietro un uomo a ginocchi che pregava Iddio colla faccia fra le mani. La luce era languida e poca, il negro senza dir motto gli mostra la vittima, e gli accenna alzando il braccio e serrando il pugno, di dargli dello stocco nella gola. Lionello si avanza in punta di piè, si curva, gli tira un colpo alla carotide e ritira il ferro. Il misero si volge, corre colla mano alla ferita, alza gli occhi e dice - Lionello! tu? ... Dio ti perdoni ... Io ti perd ... cadde rovesciato e spirò. Lionello esterrefatto grida - Alfredo? ... non ti conobbi - Ibidem, pp. 90-92.

[29] Ibidem, pp. 92-93.

[30] Ibidem, p. 191.

[31] “Ma Garibaldi non era uomo da fuggire a mani vuote, e quantunque fieramente incalzato dai volteggiatori d’Aspre, sapea passando per casali e ville arraffare ai villani tapinelli quel po’ di gruzzoletti di pecunia che tenean sotto il camino, o nello strame nascosti, menando via per giunta ronzini e muli, e bottinando galline, papere e cavretti per assolvere al rezzo di qualche valloncello ermo e sequestrato dalle vie de’ buoni cristiani ... “. Ibidem, p. 177.

[32] Ibidem, p. 66.

[33] G. FRANCO, La sposa di Sila e la gente ammodernata, Prato 1880.

[34] G. FRANCO, La contessa internazionale, Prato 1886.

[35] G. FRANCO, Le vie del cuore, Prato 1886.

[36] G. FRANCO, Idea chiara dello spiritismo, Prato 1885.

[37] G. FRANCO, Massone e Massona, descritti dai documenti autentici dei settari, racconto storico, vol. 2, Prato 1889.

[38] “Armodio e Romano ormai di questo convenivano, che il massone progredito non può essere un semplice miscredente, è un amico e adoratore del Principe dei demoni ... No, non è semplice ateismo, l’intitolare i giornali a Lucifero, al diavolo rosa, a Satana; e il convenire in società energumeni e megere che innalzano per vessillo un Satanasso dipinto ... Questi pubblici ruggiti di satanismo sono l’eco delle secrete invocazioni delle logge al dio Eblis; sono reminescenze delle prostrazioni alla stella massonica, e al triangolo rovesciato; sono spiegazioni del mostruoso idolo Bafomet, incensato dai fratelli massoni, come già dai fratelli Templari”. Ibidem, pp. 328-329.

[39] Ibidem, p. 254.

[40] Ibidem, p. 254.

[41] Fra i quali ricordo, oltri a già citati Les Frères Trois-Points; Le Culte du Grande Architecte; Les Soeurs Maçonnes; Le Vatican et les Francs-Maçons; La Franc-maçonnerie dévoilée et expliquée; Les Admirateurs de la Lune; Confessions d’un ex-Libre-Penseur; Les Soeurs de Charité.

[42] la meteora taxiliana ebbe inizio con la conversione del 1885 e terminò solo nel 1896, con la confessione, fatta nel contesto del congresso internazionale di Trento, di aver inventato tutto, al solo scopo di lucro.

[43] L. TAXIL, Storia segreta della Massoneria, Genova 1888; L. TAXIL P. VERDUN, Les assassinats maçonniques, Paris, s.d.

[44] La France Maçonnique. - Liste alphabétique des Francs Maçons français; noms, prénoms, profession et domiciles; seize mille noms dévoilès par Leo Taxil. Supplément à la France-Maçonnique. - Seconde liste des Francs-Maçons français; noms, prénoms, professions et domiciles; neuf mille noms dévoilés par Léo Taxil.

[45] L. PRUNETI, Oh, setta ... cit., p. 39.

[46] “La conferenza del ... cit.”, p. 12.

[47] Il Taxil creò un vero e proprio genere che ebbe immediati imitatori. Opere alla sua maniera furono pubblicate in Francia e in Italia. Ricordiamo, L. MEURIN, La Franc-maçonnerie synagogue di Satan, Pars 1893; Dr. BATTAILLE, Le diable au XIX siecle ou le mystères du spiritisme. La Franc-maçonnerie Luciférienne, Paris 1892-95 e per l’Italia il celebre D. MARGIOTTA, Ricordi di un 33, 1895.

[48] F. M. ENIGMA, La setta verde in Italia, lavoro interno, Roma 1906, al quale seguiranno Lavoro esterno d’assalto, Lavoro esterno di conquista. Si legge nella Prefazione del primo libello: “I Massoni amano le tenebre e sono contentissimi quando i buoni, credendo di combatterli, accrescono coi loro scritti del tutto o in gran parte sbagliati, l’oscurità che li circonda. Sanno bene essi quanto diventerebbero odiosi alla società, qualora si scoprissero le vere tendenze che nutre la loro setta, i fini verso i quali tende e la tattica che tiene nell’operare. E quindi prima che la massoneria italiana, entusiasta com’è di quella francese, ne segua pure le orme e ponga anch’essa il colmo alle sue iniquità, è bene che facciamo vedere quale proprio sia e ne sveliamo tutta la torpitudine. Così gli incauti si guarderanno dall’entrarvi e si farà manifesto come bisogna combatterla”. p. 6.