TRECENTO ANNI DELLA MASSONERIA MODERNA

Aldo Mola intervista il Gran Maestro Antonio Binni

                                                

In occasione del Salone del Libro che si è svolto lo scorso maggio al Lingotto di Torino, il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. Antonio Binni è stato intervistato dallo storico Aldo Mola. Una conversazione di straordinario interesse promossa dall’Obbedienza Massonica di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi per celebrare il 300° Anniversario della fondazione della massoneria moderna.  

 

ALDO MOLA: La Libera Muratoria è una realtà planetaria che ha assunto nel tempo caratteri peculiari. La massoneria moderna nasce ufficialmente a Londra nel 1717. Nel 1723 il reverendo James Anderson scrive la Costituzione dei Liberi Muratori. Quale è il significato profondo di questo passaggio?

 

ANTONIO BINNI: La costituzione di Anderson fissa un codice fondamentale di riferimento insieme al bisogno di recuperare una lingua comune per tutti gli uomini, che è l’enunciato della massoneria speculativa. A Buenos Aires, fra qualche giorno, si incontreranno più di cento obbedienze massoniche che rappresentano tutto il mondo, che parlano tutte le lingue del mondo, che rappresentano tutte le religioni del mondo. Ecco che la lingua universale, non solo è stata trovata, ma viene pure comunemente praticata e proprio in funzione di quella data, il 24 giugno del 1717, quando quattro logge si uniscono e creano la Gran Loggia di Londra e, con essa, la figura del Gran Maestro.

Questo accade perché si era compreso che bisognava trovare un terreno d’intesa al di fuori di quelle realtà fattuali che, fino a quel momento, erano state vissute, in particolare le guerre di religione. E qui si innesta una questione di grande fascino: la religione moltiplica le guerre, oppure stabilizza i popoli e le comunità? In quel periodo storico, le religioni furono sicuramente motivo di divisione. Per questo bisognava trovare una soluzione diversa, di più vasta portata, che fosse, però, anche comune. Nasce così, potremmo dire si “inventa”, la religione laica, la religione secondo ragione. Ed è la Loggia che crea i presupposti e genera questo passaggio da una mentalità operativa a una mentalità speculativa, un passaggio che trova il terreno fertile in un illuminismo in germe. Era necessario avere un luogo che fosse un punto d’incontro e non di separazione, mentre la religione separa. Per questo, la religione è ancor oggi motivo di divieto di discussione all’interno delle Logge.

A noi ciò che interessa è il nuovo linguaggio. Il linguaggio dell’uomo come essere umano, come centro dell’universo, come attività di pensiero, come capacità creativa nuova e, quindi, un’immagine completamente diversa, anche politica. La massoneria nasce inconsapevolmente  proprio come un’attività politica perché, dove c’era il censo, è stata praticata l’elezione, dove c’era la disuguaglianza si è professata l’uguaglianza di tutti gli uomini. Lì è stato insegnato il principio di saper parlare contro, che è il germe dell’opposizione in vigore negli stati moderni. Lì si è insegnato che bisogna spendere quello che si ha. Queste virtù, queste grandi qualità che, nella Loggia, diventavano un linguaggio comune, si trasformano e divengono il volano della cultura politica. Nasce così il parlamento, l’opposizione, il dialogo, ma, su basi diverse, che sono quelle del consenso e della razionalità. La massoneria moderna ha dato al mondo un esempio che dura da tre secoli : quello di una unione di uomini liberi, uguali, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni sociali, fra di loro autenticamente Fratelli. Noi siamo l’esempio di una possibile forma di società sul quale si possono modellare tutti gli Stati, specie quelli che si affacciano alla modernità.

 

ALDO MOLA: La Massoneria nata a Londra si diffonde rapidamente negli Stati extra europei ma in Italia arriva tardi e con gruppi numericamente limitati. Questa ristrettezza numerica e geografica condizionò il nostro ‘700 e dunque il seguito della storia d’Italia?

 

ANTONIO BINNI: Certamente sì. L’Italia viveva un momento fortemente negativo. Eravamo una provincia, gli uomini, che “volavano alto”, se ne andavano dal Paese. D’altra parte è abbastanza comprensibile che si sia avuto un periodo così avverso nella nostra storia. Era la mancanza di libertà a generare questa deminutio capitis. Quando non c’è libertà, non c’è, infatti, capacità creativa, mentre, in un clima libero, i cervelli “si strofinano” tra di loro e producono. In Italia, in quel momento, ciò non era possibile, non c’erano le condizioni politiche e, in soprannumero, c’era la Chiesa a gravare su questa situazione con il suo irrigidimento pensante e incisivo verso gli uomini liberi. Inoltre, c’è anche un’altra questione che non viene mai ricordata, ma che invece, a mio parere, ha una notevole importanza. In Italia non è mai penetrata a fondo la riforma protestante che ha creato una morale laica diversa da quella religiosa. Il che ha costituito una grande proposta intellettuale prima ancora che religiosa. Ebbene noi italiani l’abbiamo solo subita come una forma di religiosità spicciola. I protestanti, per noi, erano soltanto quelli che andavano contro le regole e la vendita delle indulgenze, mentre, invece, parlavano del centro della vita moderna che si chiama coscienza, la grande scoperta di Lutero.

 

ALDO MOLA: L’epoca rivoluzionaria è caratterizzata dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, che proclama il diritto alla felicità, dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e dall’avvio dei Codici Napoleonici. La massoneria ebbe influenza su queste Carte e sulla organizzazione normativa nuova della società?  

 

ANTONIO BINNI: Senza dubbio sì, e, per la nostra riflessione, dobbiamo prendere spunto da ciò che accade tra la Francia e gli Stati Uniti quando La Fayette va in America e insegna l’illuminismo. E’ in quella matrice che, nella legislazione americana, nasce la consacrazione dei diritti dell’uomo. E’ il portato principale dell’illuminismo che crea la figura dell’homo sapiens capace di darsi un destino, una norma, una regola: da qui si genera anche quel diritto alla felicità tanto caro agli illuministi. Anche se va poi detto che, da un punto di vista giuridico, il diritto alla felicità è difficilmente realizzabile, a meno che non si pensi che creare situazioni di equilibrio all’interno della società abbia come effetto, collaterale o riflesso, quello della felicità, un concetto comunque estremante sfumato e sfuggente. Che gli illuministi, per tornare in Europa, abbiano avuto un certo tipo di influenza sulla legislazione, tanto americana, quanto francese, è fuori di dubbio. Basti pensare che hanno creato quello che noi chiamiamo lo Stato Costituzionale, frutto di una lungimiranza che ha dimostrato come l’uomo sia un animale politico. Ma, se è un animale politico, è necessariamente figlio delle regole. Sono infatti le regole a determinare la buona società.  

 

ALDO MOLA: Durante la rivoluzione francese si intersecano tre diverse rivoluzioni: quella dei diritti individuali, delle nazioni e dei diritti sociali, una sorta di programma per il secolo che seguirà.  I diritti delle nazioni portano alla nascita dello stato nazionale. Ma lo stato nazionale di primo ‘800 che è ispirato da massoni contiene in sé il germe dello stato etico, lo stato che istruisce, che pensa anche di educare, ma che, come sappiamo, è un incubo.  Cosa ne pensa? 

 

ANTONIO BINNI: Sicuramente è un passo indietro nella storia politica, ma è stato necessario perché bisognava costruire lo Stato e, dunque, dare una veste di autorità a chi comandava. Certo, in quella maniera, i diritti dei cittadini venivano compressi, e lì, è vero, c’è il germe dello stato etico, il momento generatore di quella che sarà poi la filosofia di Gentile. Lo stato etico è però pericolosissimo perché vuole educare secondo i propri principi, non secondo il principio di verità e libertà. Dunque, sfocia, inevitabilmente nella dittatura. D’altra parte, per ritornare al tema, in quel momento storico, l’autoritarismo era una necessità, bisognava fondare lo Stato moderno e doveva avere “il pugno duro”. Machiavelli dice: il Monarca non può essere clemente perché la clemenza non fonda lo stato moderno, Quanto dire, altrimenti, che questo autoritarismo è un passaggio obbligato che, nel tempo, però, si esaurisce perché i popoli, avendo una loro intrinseca saggezza, sanno auto amministrarsi.  

 

ALDO MOLA: E qui si inserisce la questione della classe dirigente che va formata, nel tempo e attraverso debite scuole, la Francia ne è un esempio ancora oggi. Dalla seconda metà dell’800 la classe dirigente è tutta di massoni. Le Logge di inizio ‘900 quale lezione danno ancora oggi alla classe dirigente italiana ?   

 

ANTONIO BINNI: In uno stato etico la formazione della classe dirigente è molto più facile, perché viene fatta in forma autoritaria. In uno stato democratico questa formazione diventa più difficile poiché bisogna fare emergere capacità e innovazioni. Indubbiamente nella seconda metà dell’800 e ai primi del 900 la massoneria ha dato all’Italia la classe dirigente con personaggi di importanza fondamentale. Penso, ad esempio, a Giuseppe Zanardelli che scrive il codice penale, che abolisce la pena di morte. Sono esempi per quella che dovrebbe essere la attuale classe dirigente italiana, che, oggi, purtroppo, lascia invece molto a desiderare ! Una volta la politica veniva fatta da uomini che, prima di tutto, studiavano e, poi, si dedicavano al governo. Perché la politica non si inventa, si basa sulla faticosa preparazione. Dobbiamo tornare a questi uomini che hanno dato all’Italia la capacità di darsi uno Stato serio, uno Stato capace dove il confronto veniva fatto ai più alti livelli. Per rendersene conto basta leggere gli interventi di uomini come Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Agostino De Petris, solo per citarne alcuni, personaggi - ripeto - ai quali oggi dovremmo tornare ad ispirarci per realizzare una politica “seria” e non improvvisata. E’, in questo sfascio, che dobbiamo intervenire. E’ in questo ambito preoccupante che dobbiamo lavorare come uomini di cultura portatori di idee e capacità realizzative diverse, altre.

 

ALDO MOLA: Quali sono le peculiarità nelle quali la Gran Loggia d’Italia si riconosce nel suo camminino iniziato quasi un secolo fa?

 

ANTONIO BINNI: Le nostre peculiarità sono quelle di sempre.  Noi siamo uomini liberi, curiosi, attenti, aperti al sociale, alle voci flebili di coloro che non hanno più voce. La solidarietà è un altro grande fondamento sul quale si radica la Gran Loggia d’Italia. Per pudore non ne parliamo mai, ma, in questo ambito, siamo, invece, molto presenti, sempre in silenzio. Come pure il nostro fattivo contributo lo diamo alla “via religiosa della pace” che, finalmente, è stata inaugurata anche dalla Chiesa Cattolica. Per questo facciamo affidamento di essere presto invitati al Cortile dei Gentili che rappresenta il terreno più fertile del confronto. Perché se è vero che la religione ha procurato più guerre di quante non ne sarebbero scoppiate in sua assenza, è parimenti vero che oggi la religione ha finalmente trovato la via giusta per una pace costruttiva, che è quella del dialogo e del confronto. E’ la via che sancisce il principio che non si uccide in nome di Dio. 

 

ALDO MOLA: Sappiamo che le liste dei massoni sono state molto spesso nascoste tenute segrete perché dopo l’età franco napoleonica si reintroducono le pene del ‘700: dopo la stagione dell’Italia liberale, torna la grande persecuzione e le massonerie devono sciogliersi, gli elenchi vengono passati nelle mani di fanatici che danno la caccia al massone. Mentre auspichiamo una gestione del potere diversa, perché le liste degli iscritti alla massoneria devono rimanere riservate?

 

ANTONIO BINNI: Le liste devono restare riservate perché la massoneria è un’associazione che ha diritto alla propria riservatezza. Io mi domando perché si chiedono le liste degli iscritti alla massoneria e non anche, invece, ai partiti o ai sindacati, che sono pur sempre associazioni non riconosciute esattamente come la massoneria. C’è una riservatezza che va rispettata e salvaguardata, oggi sulla base del diritto alla privacy. La storia della pubblicazione degli elenchi è una storia antica. Lo ha fatto anche il Governo fascista di Vichy in Francia nell’ultima guerra mondiale ! Lo scandalo della pubblicazione degli elenchi è sempre stato l’avvio della gogna nei confronti dei massoni, come fossero i responsabili di ogni cosa. Noi siamo fautori della riservatezza perché sappiamo che, quando viene meno la riservatezza, la massoneria diventa il capro espiatorio. La politica si avvale di questo sistema per spostare l’attenzione da certi problemi “al male di tutti i mali”, ma la nostra è un’istituzione laica che ha le mani pulite. E poi ci sono dei diritti da rispettare, sanciti dalla Costituzione, come il diritto all’associazionismo sancito dall’articolo 18 della Costituzione, perché non c’è processo storico positivo che non provenga dall’associazionismo. E, se questa è storia, allora abbiamo il diritto di vivere in serenità, che è la condizione fondamentale della creatività. Per questo sarebbe bene che lo Stato e i politici si rendessero conto che l’associazionismo è sacro, perché ha dato alla storia mondiale quanto più di importante esista. Se si cancella questa pagina di storia, si impoverisce non solo l’Italia, ma l’intero universo umano.

 

ALDO MOLA: Gran Loggia d’Italia e Grande Oriente d’Italia sono le due maggiori comunità storiche della massoneria italiana che, per la prima volta, dopo quasi un secolo, si sono incontrate a Sanremo nel 2016 e poi nel febbraio scorso, un evento storico di straordinaria importanza. Quale messaggio vuole mandare a Stefano Bisi, il Gran Maestro del GOI da questo luogo della cultura che è il Salone del Libro di Torino?

 

ANTONIO BINNI: Con il Fratello Bisi abbiamo costruito, finalmente, un ottimo rapporto. Noi siamo una Obbedienza mista. Questo è stato il motivo predominante che ci ha tenuto separati per lungo tempo. Adesso i rapporti sono invece molto positivi. Volendo essere operativi dobbiamo creare, nel rispetto delle specificità delle due Obbedienze, un’alleanza di difesa contro coloro che hanno in odio la massoneria.  La questione è una sola: non esiste la massoneria come concetto, esistono le obbedienze massoniche e, dunque, noi dobbiamo difenderci, non solo dai miopi politici, ma anche da tutti quei gruppuscoli che mettono in seria difficoltà la massoneria autentica. Quando ci sarà finalmente una legge sull’associazionismo, che in Francia esiste dal 1901, noi potremo finalmente distinguerci anche da questi gruppuscoli e il “problema” massoneria scomparirà per sempre, perché così potrà essere fatta chiarezza in via definitiva. Dobbiamo arrivare a questo. L’ho detto all’Onorevole Rosy Bindi in Commissione parlamentare. Lo ribadisco oggi, qui, con convinzione. Aggiungo che non sono, però, ottimista in merito all’ingresso nel nostro ordinamento giuridico di una simile legislazione perché la stessa riguarderebbe anche i partiti politici e i sindacati, che, notoriamente, sono gelosi custodi delle loro prerogative, del numero dei loro iscritti e dei rispettivi bilanci. Tutti motivi – codesti – che inducono, purtroppo, a essere …..pessimisti !