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Libertà Uguaglianza Fratellanza
Forse era una notte come tante altre, resa un pò più nervosa per le scosse che da giorni si ripetevano, ma giustificate dai più qualificati come normale sequenza di eventi in remissione. Si dormiva imbarazzati per non far trapelare alle persone vicine la giusta preoccupazione. Poi, quasi come in un incubo da cui non vuoi svegliarti, il terrore di attimi dilatati che non finivano mai, dove la realtà e la fantasia si univano in un osceno balletto di oggetti senza anima in movimento. E quel silenzio irreale in quell'oscurità che avvolgeva tutto, che ti penetrava dentro, che faceva presagire la tragedia. E il resto della notte passata nel camper davanti alla televisione seguendo le notizie che su Rai news si susseguivano caotiche, scoordinate, tremende allorché si incominciava a parlare di morti. Poi quell’alba particolare, di un freddo non freddo che ti penetrava dentro, che riportava alla realtà una mente stanca, assonnata, melanconica. Nasceva la fastidiosa sensazione che nulla sarebbe stato uguale a prima. L'Aquila era caduta: la città di Federico II, piena di storia, di tradizioni, di cultura, di bellezze architettoniche, di esoterismo, piangeva i suoi morti. Si telefonava ai propri genitori, ai figli, ai parenti tutti per raccogliere notizie e trarre respiri di sollievo all'ascolto della voce conosciuta: “va tutto bene, non preoccuparti”, erano le risposte bramate che rendevano meno dolorose quelle ore che vorrei cancellare dalla mia memoria. Nello stesso tempo incominciava la ricerca del fratello, incominciava la necessità di ritrovare qualche certezza in quella che era stata una scelta di vita: la Massoneria. Incominciava quella catena d'unione verbale che da un lato tranquillizzava la mente e dall'altro riscaldava il cuore. Sapevamo che per un po' sarebbe stato difficile vederci, che avremmo avuto problemi logistici importanti di sopravvivenza e che ci avrebbero tenuto lontani l'uno dall'altro…, ma quanto ci faceva bene sapere di non essere soli. Ancora, nel tam tam dei cellulari, la tristezza delle notizie: la morte della sorella di Giorgio, del padre del fratello Francesco, della figlia e dei nipoti di un fratello in sonno e di tanti amici di passati vissuti. Poi uno sguardo alla casa; è ancora in piedi, ma quante crepe sui muri, segni di una stanchezza per una lotta impari con il destino. Ma è ancora in piedi….. E il tempio? Chissà se quello splendore di casa massonica era ancora intatto; di nuovo quella sensazione che nulla sarebbe stato uguale a prima. Il passare degli anni già aveva segnato quelle storiche mura e quegli affreschi di rara maestria. Si aspettavano notizie che già sapevamo non essere buone. È passato più di un anno da allora ma quei ricordi scorrono nella mente come frames di un film già visto e registrato su un supporto indelebile, non cancellabile. Poi le giornate pesanti, tristi, alla ricerca di una casa dove vivere, dove intraprendere una nuova vita scandita da nuovi percorsi e nuove abitudini. E in questa ricerca esistenziale nasceva prepotente, non rinunciabile, il desiderio di ritrovarsi con i fratelli, la necessità di indossare un grembiule e di ripercorrere insieme quel rituale di apertura dei lavori per cercare in essi la pacatezza dell'essenza massonica. Ed allora continuava la ricerca di due case, una per vivere e l'altra per crescere, entrambe vitali; ed insieme, come sempre, i fratelli dell'Oriente dell'Aquila, supportati dalle notizie del sostanziale aiuto della Massoneria della Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori, hanno raggiunto il loro scopo, quello di rinascere nel proprio lavoro. Ebbene sì, abbiamo imparato che si muore da profani e si rinasce Massoni, abbiamo imparato a morire e rinascere simbolicamente in ogni aumento di luce, abbiamo appreso il mito della fenice che rinasce dalle proprie ceneri più bella e forte di prima nella continuità di quella fiamma interiore sempre presente nelle nostre coscienze. Permettetemi ora di traslare quell'antico evento ai giorni d'oggi, dove al piumaggio colorato e profumato della fenice si sostituiscono delle penne vigorose, potenti, della regina dei cieli e dei monti: l'aquila. Dalla polvere e dai calcinacci, dalla mestizia e dalla tristezza dei locali di via Sassa, l'Aquila Massonica è risorta, forte, ridente, riprendendo a volare nel cielo della volta stellata dei nostri templi. E tutto questo grazie a te, Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro fratello Luigi, e a tutta la Gran Maestranza, unitamente al lavoro di fratelli meravigliosi che hanno trovato, quasi inventato il modo di diventare solidali con tante iniziative tutte volte affinché quei fratelli già provati duramente nella vita ritrovassero la serenità della normalità dei lavori massonici. Come dimenticare l'imponente figura del nostro Giovanni, Gran Tesoriere che annichilito dall'enormità degli eventi, portava conforto ai fratelli nelle tende. Come dimenticare l'incoraggiamento e il sorriso del fratello Sergio, Gran Maestro Vicario, di fronte a quella struttura ancora in nuce che oggi è diventata la sede dell'Aquila del Centro Sociologico Italiano e il nostro tempio. E la presenza discreta, quasi per non disturbare, del fratello Marco, Gran Maestro Aggiunto. Come dimenticare le parole del fratello Luigi, Gran Maestro, piene di speranza e di conforto, che costantemente ci aggiornava sulla solidità della vicinanza dell'istituzione; come dimenticare il suo lavoro incessante proteso alla realizzazione di questa meravigliosa giornata. Oggi ha inaugurato il nostro tempio, così come Salomone fece con il suo, dopo sette anni di lavoro, a noi ne è bastato uno: “C’erano tutti gli anziani e principi delle tribù e tutto il popolo, ma soltanto i sacerdoti introdussero l'arca nel Sancta Sanctorum. Allora la maestà del signore discese in una fitta nuvola sopra la sua casa e la riempì completamente. Il signore, esclamò Salomone, ha già un'altra volta voluto abitare in una nuvola; io gli ho costruito una casa che egli abiterà in eterno”. Così speriamo per noi, con un tempio nato dalla generosità dei fratelli e voluto da chi li rappresenta. Sappiamo che la solidarietà è uno dei pilastri della nostra istituzione; la pratichiamo a ogni tornata, con quel gesto rituale che spesso cela nell'abituale automatismo il fine più nobile a esso attribuito. Spesso la Commissione a essa preposta la applica e la riferisce, e la notizia ti rallegra, ma poi si attenua e scompare nell'incessante ritmo del lavoro. Questa volta è diverso. L'abbiamo toccata con mano, siamo stati l'oggetto della sovrumana capacità dei fratelli di tutta l'Italia e di tutti i fratelli sparsi sulla superficie della terra a stringersi in una catena di solidarietà che ci ha permesso, a distanza di un anno, di avere di nuovo un tempio dove celebrare le nostre tornate e una casa massonica dove riunirci e ritrovarci, di recuperare l’identità nascosta dalla polvere di risulta del vecchio tempio. È un tempio, quello nuovo, più piccolo, sicuramente con meno storia, ma nello stesso tempo immenso, grande quanto il cuore e l’amore dei fratelli che hanno permesso la sua costruzione. Vorrei quindi in questo momento ringraziarli tutti, se fosse possibile uno per uno, per stringerli e ricordare loro che quel gesto consueto non è mai fine a se stesso e per dire loro che da oggi, quando ritrarrò il pugno chiuso dal tronco della vedova, il mio pensiero andrà a loro, grato, per avere di nuovo dato a me e a tutti i fratelli dell’Aquila la possibilità di effettuare questo gesto rituale in un tempio massonico sperando con esso di aiutare anch'io qualcuno in difficoltà. Spero che questo sentimento di gratitudine possa essere riportato a tutti fratelli della nostra obbedienza oggi non presenti, chiedendo ancora una volta al Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro di fare da tramite della nostra riconoscenza con i Maestri Venerabili della nostra istituzione. Ora fratelli miei abbiamo il nostro tempio, e quando il nostro pensiero, d'accordo con i nostri giuramenti, ci comanderà di agire, dovremo farlo. Se non crediamo nella nostra opera, è inutile continuare. La massoneria non ci ha chiamato, siamo noi che abbiamo chiesto di essere accolti. Se il nostro cuore è vile, è inutile continuare; non c'è bisogno di numeri, occorrono uomini di salda tempra. L'opera dei massoni e ancora più difficile che in passato. Non consiste tanto nel conservare il segreto sui punti per cui il segreto è necessario, quanto nell'affermare altamente, innanzi al mondo, i principii della massoneria. Non consiste nello sfidare i potenti del mondo profano. Il potere ci appartiene tanto quanto ai nostri avversari. Consiste piuttosto nel ricordarci delle promesse per le quali esso ci venne affidato. Andiamo avanti con la testa alta. Permettimi infine fratello Luigi, di riportare uno scritto massonico da te proposto quasi in poesia e che può essere il giusto viatico per concludere questo mio discorso nei confronti dei fratelli: il “Viaggio verso Oriente. Questa è la chiave di volta di tutto il nostro essere, l'unica strada maestra, l'arcano degli arcani, il bosco sacro, l’athanor che cangia il piombo in oro. La Gran Loggia d'Italia tale concetto lo ha impresso in sé ed ha la volontà di difenderlo con tutte le forze. Perciò, soddisfatti per le messi che la Dea ci ha elargito, mentre il sole declina all'orizzonte tingendo con le sue dita ardenti di porpora e d'oro colli e valli, selve e città, stringiamoci in una tetragona catena d'armonia. E, rinnovando i nostri voti di fedeltà, d'unione e di comune intenti, rendiamo più saldo il nostro eggregore, riprendendo il viaggio verso Oriente nella certezza che il domani sarà ancor più radioso dell'oggi”.Grazie ancora…
Ho detto
E. G. 33:.
All’Oriente dell’Aquila Valle dell’Aterno
Oggi 7° giorno del 3° mese dell’A:.D:.V:.L:. 6010