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Dal Mito alla Tradizione: considerazioni sul Solstizio d'Inverno 

di V.C. Zarattini

Quando l’evoluzione strappò dalle ombre la mente e la coscienza dell’Homo Sapiens, egli sperimentò consapevolmente la morte dei suoi simili e conobbe lo sgomento ed il terrore del non ritorno, un evento che cambiò le prospettive della sua vita e lo indusse a cercare un’alternativa che gli offrisse una rinnovata speranza di vita.
Profondamente coinvolto dai fenomeni osservati nel suo spazio vitale, egli si identificò con la Natura proiettandola in simboli creati dalla sua acquisita coscienza che rifletteva, memorizzava, integrava le esperienze esterne su di sé.
Trovò così il modo di esorcizzare la morte attraverso i mutamenti che la Natura e l’uomo stesso manifestavano vivendo con consapevolezza il rinnovarsi della vita attraverso la fertilità femminile e i cicli riproduttivi della terra collegati con il ciclo solare.
L’uomo primitivo sentì dunque il bisogno di esaltare le sue speranze di vita attraverso gli archetipi universali, da cui presero corpo i miti celebrati nelle manifestazioni rituali, espressioni di alti valori “mimico-gestuali, visionari e simbolici”.
La ritualità si ricollegava al moto del Sole e della Luna, alle Acque, agli anfratti della Terra, agli elementi della Natura, tutti partecipi dell’esistenza umana e di quella di tutta la vita sulla Terra.
Fin dall’antichità l’uomo conosceva l’alternarsi delle posizioni del Sole che, dopo i raccolti estivi, vedeva scendere sull’equatore celeste, percorrendo un arco sempre meno esteso sull’orizzonte che lasciava sempre più spazio alle tenebre, fino a che il gran disco sembrava misteriosamente fermarsi come volesse lasciare sospesa la sorte del mondo e dell’umanità, cui si poneva l’assillante interrogativo di perire nelle tenebre o vivere nella Luce.
Ma ecco che, dopo un periodo breve ma angoscioso per l’incertezza della sorte, da quel punto oscuro che tutto sembrava ingoiare, il Sole, l’Invincibile, ricominciava a scalare il cielo: l’uomo era salvo, la terra era salva: l’interazione ciclica tra il cielo e la terra riprendeva il suo corso.
La ricerca simbolica del Solstizio d’Inverno si accentra in quel punto misterioso dell’orizzonte celeste dove la discesa verso le tenebre rimane sospesa sopra un buco nero entro cui l’iniziato può seppellire le scorie negative di un anno di vita, per poi riprendere il cammino in salita, o può entrare in una via oscura senza ritorno dove precipita anche la memoria delle buone azioni, dei pensieri, dei sentimenti.
In questo limite dell’orizzonte che rappresenta l’inverno del mondo sensibile, l’uomo deve misurarsi con sé stesso e scoprire la parola cosmica, celata dall’oscurarsi dei
processi dell’Anima, attraverso l’azione salvifica della Luce che si rinnova; solo così potrà salvare la memoria dei suoi pensieri di speranza, di sofferenza, di gioia, di fuga, di riscatto, di vittoria, facendola diventare pietra cubica a testimonianza di una vita che non si è perduta.
Ora il Sole può rinascere con forza e vigore.
Nel periodo del Solstizio invernale si sono sempre svolte fin dall’antichità cerimonie rituali di purificazione nel tentativo di seppellire definitivamente il passato con i suoi mali, i peccati, i drammi personali e di propiziarsi l’anno nuovo con il rinnovamento e la rigenerazione “espressi nel mito dell’eterno ritorno”.
Spesso tutto questo era accompagnato da festeggiamenti, cortei, canti, anche da manifestazioni orgiastiche e carnascialesche, dove, allo scopo di mimare il caos della fine, veniva sovvertito l’ordine abituale e la morale consentita, ad esempio con il cambiamento dei ruoli tra servo e padrone, con l’uccisione simbolica in pubblico del re, con il gioco d’azzardo normalmente proibito. Il senso di questo sovvertimento poteva anche essere inteso nell’annullare le differenze sociali in prospettiva dell’imminente rinascita, come vigeva nella mitica età dell’oro prodiga di frutti senza la necessità della fatica e del sudore.
Presso i Romani le feste erano dedicate alla conclusione sacrale dell’anno vecchio personificato dal dio Conso e alla rinascita solare del nuovo anno personificato da Giano - da cui la denominazione Januarius data al primo mese - un dio dal profilo bifronte a simboleggiare in generale il duplice aspetto delle cose e secondo alcune versioni i due S.Giovanni, rispettivamente custodi delle due Porte Solstiziali; in linguaggio allegorico è sinonimo di iniziazione ed accesso a saperi superiori.
Sempre sul piano simbolico Giano rappresenta la rigenerazione cosmica, un tema presente in quasi tutte le tradizioni che narrano la distruzione periodica dell’umanità e dell’intero universo, sostituiti da una nuova umanità ed un nuovo universo, con cui veniva a sostanziarsi il mito dell’eterno ritorno.
La porta solstiziale d’inverno era considerata Porta degli Dei, superando la quale l’uomo poteva simbolicamente uscire dalla caverna cosmica, il cui accesso avveniva obbligatoriamente attraverso la porta solstiziale d’estate, chiamata Porta degli Uomini.
Lo stretto collegamento tra solstizio e caverne, grotte, anfratti, labirinti è segnalato fin dai tempi più antichi: dentro questi spazi l’uomo arcaico celebrava il mimo-dramma del suo percorso di morte e rinascita, ricorrendo a “simboli, analogie e strumentazioni gestuali”.
Le caverne sono i più antichi santuari dell’umanità; esse rappresentavano il ventre della Terra Madre, la materializzazione del regressus ad uterum come le definisce Mircea Eliade, ed anche l’ingresso agli Inferi ed il ritorno nel mondo, come recita il Rituale Eleusino; i suoi limiti sono invisibili, perchè ivi si sconfina tra terra e cielo.
Nella caverna cosmica l’iniziato vive il processo alchemico del “solve e coagula” che lo porterà, attraverso un percorso di spiritualizzazione della materia e di materializzazione dello spirito al conseguimento dell’armonia interiore. L’equilibrio raggiunto gli permetterà di ricevere la Luce per rischiarare la caverna sacra, attestando che alla sommità di ogni uomo è sospeso il filo a piombo del Grande Architetto dell’Universo ad indicare, oltre alla direzione dell’uscita, la direzione dell’Asse del Mondo.
La mitologia della caverna è ampia, complessa e presente in tutti i popoli antichi come energia ignea della fecondità uterina e della Natura. Vissuta nel presente la Natura è ormai lontana dalla storia del mondo antico; oggi l’uomo non vive più in unione con i cicli della terra, del cosmo, della biosfera che ha invece tentato di manipolare, di forzarne i ritmi, determinando processi di degradazione e sfruttamento oltre il “limite” compatibile con il futuro della sua vita.
Un limite che ci ricorda da vicino il buco nero solstiziale ponendoci molti interrogativi che rimandano a risposte quanto mai complesse, pur concedendoci una osservazione: mentre nei popoli antichi la ritualità dei Culti Eleusini, al pari delle celebrazioni dei Solstizi e degli Equinozi, avevano lo scopo di armonizzare i processi del microcosmo e del macrocosmo, con la scoperta delle Scienze, pur considerando i vari aspetti positivi, l’umanità ha oggettivato la Natura e il Cosmo considerandoli altro da sé, rinunciando in tal modo a quelle contaminazioni feconde con la realtà sensibile e sovrasensibile con cui la comunità umana di un tempo ritrovava il rapporto con se stessa, con la Terra ed il Cielo.
Il confronto tra i vari riti solari delle civiltà indo-europee, divenuti tradizioni da conservare e tramandare, dimostra una sorprendente continuità nel tempo e nello spazio di temi comuni e poligenetici, cioè sorti in luoghi che non comportano contatti tra loro, e dunque riferibili solo ad archetipi universali comuni legati alla storia antica degli uomini, come attestano le analogie e i collegamenti rilevabili dalle celebrazioni dei Solstizi presso i Galli, i Celti, i Germani, gli Scandinavi, gli Italici, i Greci, i Russi, i Lapponi e così via.
Tra le analogie che accomunano i diversi popoli antichi sono indicati i sistemi per segnalare il Solstizio d’Inverno, tra i quali la misurazione della lunghezza massima dell’ombra gettata da un pilastro a mezzogiorno, una tecnica usata soprattutto da Babilonesi, Greci, Peruviani; l’osservazione, nell’arco di un lungo periodo, dei punti più meridionali della levata e del tramonto del sole, praticata in Europa, in Asia e nelle Americhe - Stonehenge appartiene a questa tecnica e, nonostante i rifacimenti nel corso dei secoli, sembra che la quasi totalità degli allineamenti astrologici risalga all’impianto originario -; la rilevazione dell’effetto luminoso all’interno di grotte o camere sotterranee, cui si accedeva attraverso percorsi spesso lunghi e tortuosi come nel tumulo circolare di Newgrange, in Irlanda, risalente intorno al 3000 a.C.
Molti riti solstiziali, adattati in forma più a meno originaria alle tradizioni accumulatesi nel tempo, figurano nel mondo moderno durante le celebrazioni di detta ricorrenza.
Il Solstizio d’Inverno era associato al Capodanno ed era celebrato con riti propiziatori per il ritorno del sole, per la crescita delle piante e per la fertilità degli animali. In Irlanda e in Inghilterra, dell’antico Capodanno celtico associato al Solstizio d’Inverno, sono sopravissuti usanze e motti ripresi nell’attuale festa di Hallowen, oggi diffusa in gran parte dell’Europa per celebrare il ritorno dei morti, mimato da maschere che rappresentano scheletri e fantasmi.
Nella terra dei Celti il Capodanno veniva festeggiato i primi di novembre quando, seminato il grano nel cuore della terra, la vita agricola veniva sospesa, la fertilità diventava quiescente, il tempo vecchio veniva simbolicamente distrutto con lo spegnimento del fuoco e il nuovo veniva accolto con l’accensione dei falò sacri.
Le celebrazioni potevano raggiungere eccessi sanguinari con l’offerta di sacrifici umani, accompagnati da riti orgiastici in cui, come già riscontrato presso altre popolazioni, avveniva lo scambio dei ruoli. Chi si rifiutava di partecipare a questa ricostruzione rituale del tempo cosmico rischiava l’incolumità personale.
Il ritorno dei morti, evocato dalla popolazione nei cimiteri con libagioni e canti, doveva avvalorare le credenza nella vita ultraterrena scongiurando il pericolo di morte preannunciato dal Solstizio d’Inverno.
La Chiesa ha cristianizzato questo evento con la festa della Commemorazione dei Defunti celebrata ogni anno il 2 novembre.
Molto simili, con cadenza variabile tra novembre e gennaio, erano le celebrazioni di mezzo inverno dei Germani che festeggiavano il ritorno dei morti guidati dal “cacciatore selvaggio”, un mitico cavaliere del mondo degli Inferi che aveva trionfato sulla morte ed era quindi garante del rinnovamento della Natura dopo la notte invernale. Esso arrivava cavalcando con le anime dei defunti, richiamati dal drammatico momento del Solstizio d’Inverno, per rassicurare sulla continuità della vita.
L’intento di rigenerazione celebrava contestualmente la festa delle Dee Madri.
Più tardi quando gli uomini vollero sancire, forse a scopo apotropaico, il ripetersi periodico dei cicli della natura, nacque il concetto di anno; in considerazione di vari fattori, le date del Capodanno potevano variare nei diversi luoghi, non sempre coincidendo con i Solstizi.
Nel Medioevo si scelse per il Capodanno il 25 dicembre; alla fine del Medioevo fu spostato all’Equinozio di Primavera, come nella tradizione degli antichi romani.
Con le successive riforme del calendario il Solstizio e il Capodanno si stabilizzarono nelle date attuali.
Il Solstizio d’Inverno costituisce un evento cosmico cui tutte le tradizioni e le religioni del mondo hanno attribuito grande valenza sacra e spirituale. Questo fatto ha ispirato molti popoli a celebrare, oltre alla rinascita del Sole, anche il genetliaco, vero o presunto, delle loro divinità. Per ricordarne alcune, in Egitto Horo e Osiride, in oriente Buddha, in India Krishna, in Grecia Bacco, a Babilonia Tammuz, in Azerbaigian Zaratustra, in Iran Mitra, in Palestina Cristo.
Roma, città sacra per nascita, richiamava a dicembre una serie di celebrazioni.
Oltre il giorno del natale del Sole, festeggiato tra il 21 e il 25 dicembre, durante i Saturnalia, commemorava il giorno natale di Mitra, dio indo-iranico e di Cristo, profeta e per i cattolici-cristiani figlio di Dio.
La data della moderna celebrazione del Natale dei cristiani è riferibile ad antiche feste rituali. Fonti contrastanti non permettono di identificare l’esatta nascita di Cristo, che sembra escludere il 25 dicembre del 743° anno dalla fondazione di Roma.
Si tratta di una data convenzionale tant’è che nel IV secolo il Natale di Cristo veniva festeggiato, a seconda dei luoghi, a marzo, o ad aprile o a maggio.
Successivamente la data del 25 dicembre venne scelta dai Padri della Chiesa per distogliere molti cristiani dal culto del dio Sole, affermatosi in Roma fin dal III secolo ad opera dell’Imperatore Aureliano che lo dichiarò culto ufficiale e del quale il 25 dicembre si festeggiava il dies natalis Solis Invicti. In seguito Giuliano l’Apostata, pur concedendo libertà di religione, reintrodusse il culto del Sole Invitto personificato da una divinità di antichissima origine, Mitra, il più pericoloso rivale di Cristo, che condivideva con lui, oltre alla data e al luogo della nascita in una grotta, la resurrezione dopo tre giorni di sepoltura, l’essere stato partorito da una vergine, il messaggio di salvezza attraverso la vita eterna e così via.
Il Mitraismo è una religione misterica, iniziatica, selettiva, non aperta alle donne e pur manifestando grandi analogie con il cristianesimo, essa rimane prevalentemente confinata nel mito; il Cristianesimo, letto nelle sue valenze gnostiche che evocano una forte tensione mistica, metafisica, esoterica, si afferma nella storia e riassume le attese e le speranze dell’umanità attraverso i temi di morte e rinascita del Solstizio d’Inverno, le forze della Natura, la caverna cosmica, il perdono, la resurrezione, l’amore, la fratellanza. La scelta del 25 dicembre quale data di nascita di Gesù di Nazareth, comportava l’assunzione della simbologia del Solstizio d’Inverno per qualificare colui che avrebbe portato la Luce nel mondo, quale novello Sol Invictus.
All’inizio il cristianesimo attingeva alle fonti gnostiche, secondo le quali Gesù, attraverso il battesimo ricevuto da Giovanni il Battista con l’immersione purificatrice nel Giordano, accolse direttamente, dai mondi spirituali, Cristo: l’interiorità di Gesù, per la Gnosi, diventò Cristo.
Nei secoli successivi e soprattutto in quelli più recenti la ricerca, effettuata attraverso i testi biblici ed altri documenti antichi, fu spostata sulle attestazioni della vita dell’Uomo-Gesù, peraltro attingendone scarse e incomplete notizie, che hanno portato a molte ipotesi riguardanti gli anni non documentati della sua vita.
Ma a prescindere dall’Uomo profeta, la verità spirituale di Cristo ha avuto diverse interpretazioni. Una tra le più suggestive e meno conosciute ci viene presentata da Rudolf Steiner, fondatore dell’Antroposofia, nella conferenza “Cristo e il XX secolo” del 1912, con cui il filosofo consegna alla memoria la sua ipotesi che Cristo, quale Sole spirituale che irradia la sua profonda verità e realtà, avrebbe promosso la prosecuzione dell’evoluzione spirituale acquisita dall’uomo quando l’esperienza interiore si poteva realizzare grazie ai Grandi Misteri - di cui i sacerdoti all’interno dei Templi si facevano portatori - con un altro tipo di evoluzione iniziata dopo il mistero del Golgota. E’ stata questa una svolta spirituale storica che ha permesso di sperimentare il Cristo, quale realtà immateriale superiore di illimitato Amore, dentro la propria interiorità, consentendo all’uomo di accendere la scintilla divina del proprio Io.
Volendo ampliare questo discorso si può ricorrere ad una concezione particolarmente cara a Teilhard de Chardin, per cui l’evoluzione dell’universo, della vita e dello spirito umano trovano il loro compimento in Cristo. In Lui si celebrano il materiale e lo spirituale, l’umano e il divino, il personale e il trascendente.
Idealmente contemporaneo questo messaggio sembra costituire un continuum sincretistico che si adatta a trovare risposte per la realtà del mondo d’oggi.
Il progresso del mondo materiale ci ha fatto perdere molto in termini di realtà spirituali e di antiche tradizioni cui la Libera Muratoria ha espresso da sempre la sua fedeltà, anche nella celebrazione delle quattro grandi feste solari dell’anno, per sancire un rinnovato patto di armonia che riconcili ogni uomo con se stesso, con la Natura, con il Cosmo e l’umanità intera. Con lo stesso spirito, oggi, giorno del Solstizio d’Inverno, il G.M. della nostra Obbedienza ha espresso, con la “speranza che deve illuminare l'umano viaggio su un sentiero di comprensione, di vicinanza, di amore …”(il proprio augurio…..auspicando un anno)… “gioioso per ciascuno di Voi e per chi Vi è caro, un anno capace di donarvi 365 giorni di serenità, di salute e di prosperità, un anno magico che Vi faccia affrontare ogni alba con l'emozione di un fanciullo e la saggezza di un vecchio” (G.M. Luigi Pruneti, La festa della Luce e della Speranza, www.granloggia.it, 23 XII 2008 E.V.) Sia questo l’invito e l’augurio che questa celebrazione ci porti ad accogliere.
Molti retaggi dell’antica paura espressa nel rito solstiziale si ritrovano ancora oggi nel mondo: tra questi il Tempo che si va consumando durante il corso della vita avvicinando i due estremi in gioco nel Solstizio d’Inverno: vita e morte. La via del Tempo cammina dentro di noi e dentro la storia costruendo il futuro dell’umanità. Come sottolinea lo scrittore americano Thomas Murton “Mentre il tempo galoppa la vita sfugge dalle mani. Essa può fuggire in due modi: come sabbia e come semente
Quest’ultima, come preannuncia la rinascita del Solstizio d’Inverno, sarà la scelta obbligata di chi si considera Libero Muratore.

Bibliografia
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M. Minucio Felice, Octavius. Un contradditorio del III secolo su Paganesimo e Cristianesimo,
Ed. Associate, Roma, 2008
Alfredo Cattabiani, Florario. Miti, leggende e simboli di fiori e piante, Oscar Mondatori, Milano, 2004
Alfredo Cattabiani, Lunario. Dodici mesi di miti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia, Oscar Mondatori, Milano, 2006
René Laurentin, I vangeli dell’infanzia di Cristo. La verità del Natale al di là dei miti, Ed. Paoline, Torino, 1989
Rudolf Steiner, Chi è Cristo. Realtà e prospettive del Cristianesimo, Archiati Verlag e K., Monaco di Baviera, 1999
Rudolf Steiner, Il ritorno di Cristo oggi, Archiati Verlag e K., Monaco di Baviera, 2001
Rudolf Steiner, La via dal sensibile al sovrasensibile, Archiati Verlag e K., Monaco di Baviera, 2001
Massimo Diana, Contaminazioni necessarie, Moretti &Vitali, Bergamo, 2008

 
 
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