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1908-2008 : Cento anni di vita nel solco della Tradizione Iniziatica 

di Stefano G.
Primo Sorvegliante R.L. "Stamira" - Or. di Ancona
 
I fatti storici che portarono alla scissione del 1908 e di conseguenza alla nascita della nostra Obbedienza sono noti. I motivi del contrasto furono sia politici, le divergenze sul voto relativo all’obbligatorietà dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole e la relativa disposizione per i massoni impegnati nelle pubbliche attività (secondo il Mola all’epoca sedevano in parlamento poco meno di cento fratelli) di seguire le indicazioni dell’Istituzione con la conseguenza che in molti di essi nacque una forte insofferenza verso le direttive impartite dalla gran maestranza in campo politico, sia di impostazione in quanto molti fratelli avrebbero desiderato un indirizzo più dedito allo studio, alla filosofia, all’esoterismo.
Il gruppo di fratelli che seguì l’allora Luogotenente Sovrano Gran Commendatore Saverio Fera desiderava quindi per la Massoneria la continuità dei contenuti dello scozzesismo e della Tradizione massonica, dove per Tradizione massonica deve intendersi quell’insieme sistematico di nozioni, concetti, visioni del mondo, riti e rituali che si sono via via consolidati nel tempo e che sono stati sistemati in forme scritte ed orali. Direi quindi che alla base della scissione vi fu principalmente una diversa visione del fine massonico e del lavoro libero-muratorio, meglio ancora l’incomprensione da parti di alcuni che l’edificio massonico, il Tempio alla Gloria del Grande Architetto dell’Universo, si può edificare e si regge solo con l’opera assidua che si svolge nei lavori rituali rivolti, come è a tutti noto, al perfezionamento degli iniziati massoni e non certo per “unirli” in un progetto di palingenesi sociale, nella migliore delle ipotesi, o peggio ancora per tenerli legati a vincoli relativi ad interessi profani (ragione questa di decadimenti e corruzioni che hanno portato in tempi a noi più vicini ad esempio alla triste vicenda della loggia P2).
Il gruppo che seguì il Fera, senza per questo voler escludere che anche nel Grande Oriente vi fossero e vi siano tuttora tanti fratelli che hanno la stessa visione ideale della Massoneria, si collocò in quella posizione che intendeva riaffermare le radici esoterico-iniziatiche ed i fini “spirituali” della nostra Istituzione di fronte a corruzioni e profanazioni che intendevano sostenere per la Massoneria ruoli culturali, ideologici, semplicemente educativi se non addirittura, come purtroppo è avvenuto, politici. Ruoli questi che non costituiscono in alcun modo il fine della nostra Istituzione e la ragione della sua origine anche se è evidente che possono essere, per così dire, da un lato il risultato dell’opera di singoli massoni e dall’altro la ricaduta nel sociale della presenza storica della Massoneria.
Ecco allora l’importanza di difendere i Fondamenti della tradizione Massonica: fondamenti costituzionali (costituzioni, regole, statuti), fondamenti esoterico-simbolici, fondamenti rituali. Senza di essi, senza una loro salvaguardia o con una loro continua e lenta erosione la mondanità entra nel Tempio, trasforma gli iniziati in profani e conseguentemente porta l’Istituzione ad adeguarsi alle modalità profane. Purtroppo ogni qual volta la Massoneria nel suo complesso, come Istituzione, anche se con serie motivazioni etiche o sociali, ha rivolto la sua attenzione e il suo impegno in modo diretto nel mondo non è stata la Massoneria ad entrare nel mondo, ma è quest’ultimo che è entrato al suo interno generando l’opera tipica dei mercanti che profanano il Tempio con i loro interessi ed i loro metalli. Non senza ragione Cristo cacciò con forza i mercanti dal Tempio.
Parafrasando ancora le parole del Cristo potremmo dire che “la Massoneria non è di questo mondo” se questo mondo lo si intende come quello profano. Questo non significa affatto a mio avviso pensare ad una via “mistica” seguendo la quale i fratelli si allontanano definitivamente dalla realtà e si isolano rispetto al mondo circostante. Il Guenon ci ha ben spiegato le differenze fra la via iniziatica e la via mistica. Significa solamente che il progetto dei massoni, la costruzione del Tempio, non appartiene a questo mondo (e quindi non può avere come fine primario scopi culturali, sociali, politici), ma è qualcosa che riguarda il proprio intimo. Al contempo è però evidente che questo progetto può benissimo riverberarsi sul mondo profano per l’opera dei singoli fratelli, per il loro impegno nella famiglia, nel loro ambiente di lavoro o nelle varie attività che ognuno di noi svolge quotidianamente. In questo modo la Massoneria viene ad essere fuori e dentro il mondo allo stesso tempo. Ma ripeto il vero fine del lavoro iniziatico è la costruzione del Tempio un opera che di per se non può appartenere al mondo profano, ma esclusivamente alla dimensione iniziatica.
E’ quindi evidente se la Massoneria non svolge in via primaria una funzione iniziatica non ha alcun senso di esistere. Se fosse ridotta ad una semplice società di pensiero il suo simbolismo ed i suoi riti non sarebbero altro che artifizi ed accessori teatrali. Le nostre insegne si ridurrebbero ad addobbi senza significato. Nel caso in cui i suoi obbiettivi primari mirassero ad una cosa diversa dalla sacralizzazione e dalla realizzazione iniziatica dei suoi membri, non potrebbe che uscirne profondamente danneggiata. Ogni qual volta la Massoneria si allontana dalle sue radici ed abbandona la via Sacra rischia di trasformarsi in una società profana in cui possono crescere i peggiori aspetti della profanità: l’ambizione interna, l’esercizio del potere per il potere, la continua ricerca di interessi personali, anche economici. Da qui il coinvolgimento dell’Istituzione o di singoli fratelli in diversi tipi di “affari”, la costituzione di lobbies, o la partecipazione ad attività non consone a uomini “nati liberi e di buoni costumi”. C’è il rischio che gli affiliati perdano persino il riconoscimento e la comprensione dei simboli e dei rituali, con la conseguenza del completo dissolvimento della Tradizione. Tutto questo non vuole significare, lo ripeto per non essere frainteso, che la Massoneria debba seguire una via “solitaria”, mistica. Le relazioni con il mondo esterno possono essere varie e diversificate a seconda dei tempi e delle situazioni, ma devono scaturire solo dal lavoro rituale svolto nel tempio. Solo quando si sarà formato il vero iniziato esso potrà portare nel mondo il suo contributo al raggiungimento ed al rispetto degli obbiettivi di libertà, uguaglianza, fratellanza, giustizia, pace ed al progresso dell’umanità.
La saggezza dei nostri rituali esprime molto bene questo concetto, basti pensare all’invocazione che il Maestro Venerabile pronuncia al termine del Rito di iniziazione al Grado di Apprendista:
“E voi, prudente discrezione, modesta gioia, siate l’appannaggio dei membri di questa Officina, affinché rientrati nel mondo profano si riconosca sempre dalla saggezza dei loro discorsi, dalla serietà del loro contegno, dalla prudenza delle loro azioni, ch’essi sono veri Figli della Luce.
Fa Grande Architetto dell’Universo che i loro pensieri, le loro parole, i loro atti, riescano sempre al raggiungimento delle nostre idealità per il bene supremo della Patria e dell’Umanità”.
Per concludere la nostra Obbedienza in questi 100 anni, pur con alti e bassi legati alle varie vicende storiche che si sono succedute, è sempre rimasta fedele alla Tradizione ed allo scozzesismo e ritengo proprio che la presenza di queste fondamenta profonde e solide ne abbia consentito la crescita, il progresso e la possibilità di confrontarsi, senza per questo snaturarsi, con il tumultuoso mondo profano dei nostri tempi.
 
 
 
 
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