di Roberto Rossini
Immanuel Kant, il grande filosofo tedesco, intorno alla fine del 1784, sintetizzava il significato del movimento dei filosofi francesi di quel secolo con le parole:
” L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto”,
quindi:
“Abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! E’ questo il motto dell’Illuminismo”.
Queste parole contengono il senso ultimo della rottura illuminista. La sconfinata fiducia nella liberazione dell’uomo dall’oscurità dell’ignoranza e della superstizione, nel primato della ragione sull’irrazionale, nella possibilità di avanzare, di migliorare la propria condizione, di andare oltre le idee ricevute, gli ordini stabiliti e pretesi immutabili.
La ragione accomuna gli uomini, li rende uguali. Proprio perché dotati di questa proprietà gli uomini sono nati uguali. Foucault sostenne che l’Uomo nacque soltanto in quel secolo, quando Dio smise di essere collocato al centro dell’universo e l’Uomo divenne sia l’oggetto che il soggetto della conoscenza.
Razionalismo ed egualitarismo si stringono in un abbraccio inscindibile: ma non è un abbraccio esclusivo ed escludente, al contrario “abbraccia” tutta l’umanità.
In questo modo la triade del pensiero illuminista – razionalismo, egualitarismo e universalismo, è completa.
Sotto forma mistica l’Illuminismo fonda le sue radici nel XVI secolo con Giovanni Dilliprando e la carmelitana Caterina di Gesù, si sviluppa, nello stesso secolo, prevalentemente in Germania con Giacobbe Boheme e si afferma con finalità sociali ben decise nel XVII secolo, particolarmente ad opera di Adamo Weishaupt quale frutto della lotta iniziata dai pensatori del Rinascimento contro l’assolutismo del pensiero, della coscienza e della vita e fonda la naturale reazione della emancipata intellettualità contro il perdurare delle istituzioni tiranniche.
Nella Massoneria, nel IX grado, confluisce una delle più vaste correnti culturali del settecento e le imprime un deciso carattere di avversione a qualsiasi monarchia dispotica non rispettosa dei diritti dei sudditi, alla prepotenza nobiliare ed alla invadenza oppressiva del clero.
Nel 1776 l’ordine degli illuministi viene organizzato dallo stesso Weishaupt, con carattere politico mirante alla riforma della società attraverso il perfezionamento dell’uomo e la distruzione degli abusi che si erano introdotti nel tessuto sociale ed avente come mira la realizzazione di un governo retto soltanto da una Ragione rigida ed implacabile.
Un anno dopo Weishaupt viene ricevuto massone in Monaco. L’Illuminismo tedesco e la Massoneria si saldano e ne risulta un ordine con numerosi gradi di cui le classi superiori restavano totalmente nascoste agli adepti delle inferiori. In questo Ordine era d’obbligo il più assoluto segreto e particolari e misteriose iniziazioni permettevano di assicurarsi della devozione e delle attitudini dei membri.
Questo Ordine contò tra gli adepti Goethe, Herder, Martens ed una lunga serie di nobili, nel frattempo, a Parigi, venivano iniziati Mirabeau, Robespierre, Cazzotte e Lavoisier ed è proprio da questo Ordine che trae la propria origine il Maestro Eletto del IX grado.
Per renderci conto dell’essenza dell’epoca dovremmo far la spola tra quel secolo ed il nostro. Il Settecento è, come la nostra, un’età della informazione, comunicazione basata allora su pettegolezzi, canzoni, reti di informatori, fittissimi scambi epistolari, manoscritti, salotti, piccoli libri ma che producevano un effetto non dissimile dal nostro internet, che per l’Antico Regime rappresentò la fine di un potere nascosto.
Di questa fitta rete mediatica si seppero servire con abilità i Lumi e la seppero alimentare a favore delle loro idee. Erano uomini di lettere ed anche uomini di mondo, una èlite intellettuale controcorrente capace di influenzare sovrani e potenti.
Natura, ragione, tolleranza, felicità, scetticismo, libertà civile, cosmopolitismo, li troviamo tutti con maggiore profondità nel pensiero del Seicento ma di nuovo troviamo la dedizione ad una causa, la volontà di far uso delle proprie idee in maniera programmatica, di persuadere e cambiare il mondo rendendolo un luogo più piacevole e soprattutto più giusto.
Ma l’affresco creato dai lumi non poteva restare incontaminato, l’illuminismo non poteva imporsi senza trovare resistenze, l’invocazione del particolare contro l’universale, della tradizione contro l’innovazione, della religione contro la ragione, del principio di autorità contro quello di libertà, dell’appartenenza ad una terra contro il cosmopolitismo trovarono i loro netti oppositori, una lunga tradizione che parte dall’inglese Burke e dal tedesco Herder fino ai neoconservatori americani del contemporaneo.
Una netta opposizione quindi ai principi di Liberta, Uguaglianza e Fraternità ma molti, forse troppi, hanno criticato i valori dell’illuminismo, concedendo grandi valori alla razza ed alla classe, critica che è riuscita a creare i totalitarismi e massacri che abbiamo vissuto nel XX secolo.
Gli oppositori sostenevano che coloro che rinnegano il valore identificativo della appartenenza alla propria comunità creano potenziali nemici che possono fiaccare lo spirito della nazione pertanto, tout court, un traditore.
Già fin dal 1799, il grande Francisco Goya, evidenziando la propria opposizione a questi anti-illuministi, creava la famosa opera “Il sonno della Ragione genera mostri” contemporaneamente ai Lumi che sostenevano che il reale obbiettivo è la fratellanza fra gli uomini. Infatti se ci sono uomini che consumano la propria vita in lotte politiche estenuanti, o che restano uccisi nelle guerre civili, o che vengono torturati nelle carceri segrete di qualsiasi nazione al mondo non è certo perché voglio realizzare un loro ipotetico Paradiso, ma perché vogliono costruire un mondo in cui gli esseri umani possano amarsi l’un l’altro invece di ingannarsi a vicenda ed uccidersi, poiché l’egualitarismo, l’avversione al potere illegittimo e l’autonomia degli individui vanno difesi, ora come allora.
Oscurantismo, autorità arbitraria, fanatismo spuntano oggi come allora, da Adorno a Horkheimer ai postmoderni ai tradizionalisti religiosi, tali critiche sono frutto di ignoranza storica e filosofica.
D’altro canto ancora oggi dobbiamo invocare i valori dell’Illuminismo se vogliamo protestare contro l’intolleranza e la tortura, la censura e le discriminazioni, gli abusi e le ingiustizie di ogni potere. Ancora una volta l’opposizione ai principi di eguaglianza, tolleranza e liberazione rischia di far cadere l’uomo e la civiltà nel baratro in cui si è caduti più volte ed in parti diversi della terra nel secolo appena trascorso ed anche nell’attualità.
Le istituzioni moderne dovrebbero accogliere la lezione illuminista di parlare franco mentre le astuzie della simulazione e della dissimulazione possono dominare solamente nelle epoche dell’assolutismo.
Ma sarà opportuno esaminare il caso in cui nazioni libere e democratiche reagiscono con violenza alla violenza subita; incombe allora il pericolo che imitino il nemico che le colpisce e questo potrà provocare un indebolimento delle libertà pubbliche in nome della legislazione contro il terrorismo, le imprese belliche inutili, la pratica della tortura, le intercettazioni illegali e l’isteria iperpatriottica di una maggioranza di cittadini.
Il tentativo di difendere la democrazia può cominciare a demolirla dall’interno.
Insomma citando Nietzsche : “Quando combatti un mostro bada a non diventare un mostro te stesso”.