Libertà, Uguaglianza, Fratellanza
Libertà
Il Maestro Venerabile dice, spiegando all'iniziando che cosa sia la Libertà: "Per noi, profano, la libertà è il dovere di compiere e di non compiere atti secondo la determinazione della propria volontà. E' il diritto di fare tutto ciò che non è contrario alla legge, alla morale ed alla libertà altrui. E' il diritto di approfittare dei vantaggi garantiti dalla legge a tutti i cittadini, di partecipare col proprio voto alla promulgazione della legge, che deve essere rispettata ed obbedita da tutti".
Nella consapevolezza che gli si chiede di acquisire, l' ”uomo libero e di buoni costumi” che ha chiesto di farsi Libero Muratore include dunque anche quella di cittadino che ha il suo limite naturale nelle leggi dello Stato cui appartiene.
Libertà perciò non è intesa come discrezionalità, non è “senza limiti", "libertà di fare ciò che si vuole"...ne' può esserlo.
Definire l'azione libera "un dovere di fare ciò che è stato determinato dalla volontà" implica coscienza ed un controllo, un momento di valutazione che, una volta razionalizzato, porta ad agire o all'inazione – a seconda dell'esito dell'analisi compiuta.
La libertà, secondo la concezione del Libero Muratore, ha dunque un'origine interiore, ed ha un senso anche come libertà del sé nei confronti della propria volontà; inclusa la capacità di prendere le distanze da abitudini, convenienze e conformismi.
Così come è limitata dal rispetto della propria coscienza, la libertà deve anche rispettare quella altrui –negli stessi termini, sia di pensiero che di azione: ha perciò il suo naturale limite nella tolleranza.
Uguaglianza
L'uso del termine è attestato già nel XIV secolo col significato di “stato, condizione o qualità di uguale”. Nel tempo, si è andato consolidando nel senso di parità di considerazione davanti alla legge, senza privilegi e distinzioni.
Si è affermato dal XVIII° sec. all'interno delle Logge, in un tempo ed in una società fortemente connotate da differenze di nascita, condizione e censo, dando a ciascuno la possibilità di esprimersi col voto e di ricoprire cariche.
Occorre ricordare che, nella visione massonica, l'uguaglianza tuttavia non è assoluta, ma graduata per gradi di saggezza, (simbolizzata dalla "paga del lavoro muratorio", intesa come incentivazione basata su valori di alta idealità, che da il senso dinamico della vita massonica).
E' anche – ma non solo - nella considerazione della evoluzione moderna del principio di uguaglianza che la GLDI ha scelto di accogliere ed iniziare anche Sorelle.
Secondo un modello di equilibrio reciproco fra i tre principi, la loro applicazione è affidata essenzialmente a regole di comportamento (etica individuale e di gruppo) che mirano essenzialmente alla creazione di valore – e di valori – per l'esistenza.
Alla competizione si contrappone decisamente la solidarietà; il progresso è concepito come risultato della ricerca dell'uomo a migliorare sé stesso, "usando la mente come un cuneo per allargare, meglio che si può , gli interstizi del muro che lo stringe da ogni parte ".
Perciò la reciprocità che è alla base di ogni uguaglianza nasce essenzialmente dalla applicazione delle regole dell'armonia e della ricerca del “giusto e perfetto” all'interno della Loggia.
Fratellanza
Intesa come azione volontaria positiva oltre il limite della salvaguardia reciproca, racchiude in sé tutti i significati più profondi del comportamento e del cammino massonico ed è la prima ad essere definita: ciò testimonia l'importanza che ha per la Massoneria.
I Liberi Muratori si designano reciprocamente come Fratelli e Sorelle.
Questo legame di elezione può essere letto anche come legame d'Amore: amore inteso nella sua accezione di agape; amore verso l'altro, spontaneo, che non attende risposta; atto di riconoscimento di sé stessi nell'altro, o meglio, negli altri come partecipi della stessa natura.
La Fratellanza, che è una cosa diversa dall'amicizia, discende direttamente dalla Legge Naturale, per cui non è definibile come "comportamento" o "atteggiamento" virtuoso dettato da un comandamento esterno.
E' invece un "principio" primario, connaturato alla specie, origine di comportamenti e stimoli necessari per la sua perpetuazione, (a partire dalla cooperazione per la sopravvivenza, l'acquisizione del cibo e la difesa del gruppo). E' su questo primo principio di solidarietà che nasce la società e quindi è nel suo rispetto che viene enunciato il primo precetto morale: "Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te " .
Per rendere attivo questo principio, la Libera Muratoria lo traduce in: "Fai agli altri tutto il bene che vorresti gli altri facessero a te".
Una idea di giustizia non espressa da proibizioni ma affidata alla volontà e capacità di essere positivi nell'agire.
A partire dagli altri due principi, l'applicazione comporta la capacità di conoscere sé stessi e la
propria vera natura, valutandola in piena libertà. Presa coscienza del valore della propria persona, ci si può confrontare agli altri, consapevoli di quanto non sono un vincolo ma una forza – poiché nessun agire può limitarsi alla dimensione individuale.
E' appena il caso di ricordare che l'agire positivo, quello che ricerca il bene comune, che propone un comportamento costruttivo per sollecitarne la reciprocità, è anche un naturale principio di ricerca della relazione evoluta tra gli uomini.
Infine, il Libero Muratore può assumere il ruolo responsabile di testimone (o Maestro) di questo processo affinché continui a rinnovarsi nelle generazioni che verranno. Questo metodo di formazione individuale – della costruzione di una morale fondata sulla solidarietà - è possibile soltanto a due condizioni: che sia un processo senza discriminazioni per nessuno (Fratellanza universale), e che tenda a creare una reciprocità. Sono queste scelte etiche ben precise che ogni Libero Muratore fa al momento della sua Iniziazione: infatti sarebbe vano perseguire il proprio perfezionamento senza preoccuparsi contemporaneamente del miglioramento degli altri.
L'etica massonica
Le parole del Maestro Venerabile così spiegano al profano:
"La morale è […] la legge naturale universale ed eterna che regge tutti gli esseri intelligenti e liberi. E` la coscienza scientificamente spiegata, scienza ammirevole che ci apprende i doveri e l'uso ragionato dei nostri diritti.”
Nella Libera Muratoria la legge morale risulta dal continuo tentativo di equilibrare nella società reale le leggi naturali per approssimarla all'utopia che si realizzerà soltanto quando il singolo uomo (intelligente nel suo divenire) saprà rispettare e vedrà rispettata integralmente la sua vera natura e quella degli altri.
Questo continuo lavoro ha sede nella coscienza – luogo in cui risiedono le valutazioni che provengono dalla ragione e da cui partono tutte le pulsioni dell'agire etico.
La concezione morale massonica può essere definita come il risultato della dialettica tra altruismo e rigore razionale. L'altruismo è il risultato di sentimenti che ci portano a desiderare ed ad agire a vantaggio degli altri, trascendendo noi stessi.
Al contrario la razionalità detta la stretta osservanza dei rapporti giuridici o economici o politici tra gli uomini. Come tale si caratterizza per il suo maggior o minor rigore.
Secondo una corretta interpretazione massonica, deve essere ricercato l'equilibrio delle due componenti.
Da una parte, la componente altruistica è rappresentata dal particolare valore che viene attribuito alla Fratellanza. Con essa scompare qualsiasi atteggiamento di competizione e viene imposto un continuo esame del rapporto con gli altri, misurato sulla base della considerazione che si ha di sé stessi.
Dall'altra, l'aspetto razionale della morale comporta che il rapporto di fratellanza, inizialmente rivolto a Fratelli e Sorelle, gradualmente, con il progredire della maturazione, viene ad essere aperto a tutti.
Questo è reso possibile dal progredire del cammino iniziatico dei singoli Liberi Muratori, man mano che essi sviluppano la consapevolezza del loro compito, compito che si rivela essere soprattutto una ricerca morale, ricerca di un nuovo rapporto in cui collocare ciascuno il proprio sé rinnovato, nell'armonia con il resto dell'Umanità, rappresentata simbolicamente in Loggia, dai suoi Fratelli e Sorelle che con lui lavorano secondo la formula “per edificare Templi alla virtù e scavare profonde ed oscure prigioni al vizio".
Secondo le parole pronunciate dal Maestro Venerabile: "La parola virtù, che secondo la sua etimologia vuole dire forza, è la forza di fare il bene, assoluto compimento del proprio dovere. Essa è virtù pubblica quando è dedicata alla Patria, allo Stato, alla Società; essa è virtù privata quando si esercita senza sforzo, ma con disinteresse, in favore degli individui. Essa à virtù domestica quando è rivolta ai doveri familiari: la virtù in tutta l'estensione del termine non si arretra né davanti ai sacrifici, né davanti alla morte, quando si tratta di compiere un dovere."
Implicata dalla norma attiva della reciprocità, la virtù è intesa come azione costruttiva, come ricerca della creazione del valore comune, attraverso la pratica costante. Non è limitata solo alla considerazione teorica. E' il risultato di un costante processo di riflessione sull'azione (compiuta) e per l'azione (da compiere). In sostanza, solo nella misura in cui la ricerca morale sia una cosa sola con la vita morale stessa, si possono ottenere risposte che non siano soltanto velleitarie. "E' questo il modello di ogni mestiere che abbia una tradizione e che persegua continuamente lo scopo di migliorare progressivamente la qualità del proprio lavoro."
La ricerca morale è quindi come un lavoro, un mestiere, un'arte. Questo lavoro, che è nello stesso tempo la vita morale stessa, è il mestiere simbolico del libero Muratore, esercitato secondo una Tradizione antichissima, la Tradizione dell'Arte reale. Alla fine del completamento della sua Iniziazione la Virtù sarà diventata "rispetto di sé stessi" e ad essa si sarà aggiunta la Carità come "Amore verso il prossimo”.
Quanto al negativo, sempre le parole dette dal Maestro Venerabile all'iniziando sono: "Il vizio è ogni concessione fatta all'interesse ed alla passione a spese del dovere. E' la soddisfazione dei cattivi desideri dell'uomo (…); pericolo contro il quale bisogna armarsi con tutte le forze della ragione, con tutta l'energia del carattere e che si perviene a distruggere con il quadro dei godimenti più puri e così dolci quali sono procurati dall'uomo da una vita di saggezza e virtù. (…) Noi lavoriamo senza tregua al nostro miglioramento, (…)
Il vizio può essere allora identificato nell'azione inutile, dannosa, immotivata, stupida, irriflessiva, che non crea valore e nemmeno vantaggio. Il lavoro della coscienza, quello della costante valutazione ed analisi di pensieri ed emozioni relative all'essere e all'agire, quello del controllo dei rapporti che li legano, è già lotta contro il vizio.
Il Libero Muratore, che contro il Vizio lotta, si fa innanzitutto domande sul proprio agire e sulle motivazioni che lo spingono. E sperimenta un costante bisogno di riscatto - dalla quotidianità del pensiero di sopravvivenza, del fare compulsivo ed irragionevole, privo di scopi e di qualità. Anche se la sua lotta non si esaurisce in questo, il suo lavoro ne è certamente l'inizio.